25.3.12
Harvey Milk, uno studente militante, che non rimane a guardare!
14.1.12
La mitigata laicità delle nostre scuole
14.10.11
La democrazia-wikipedia e l'altra
Ore 10.20, compito in classe. Uno dei temi nasce dall’assemblea dello scorso anno, durante l’occupazione. Argomento dell’incontro, più o meno, Che ce ne facciamo oggi della politica e della democrazia?
28.5.11
Scuole Montessori in rivolta
Tiziana, la mamma di Valerio, va dritta al punto per spiegare perché insieme a tutti gli altri genitori della scuola frequentata da suo figlio (il 101° circolo di Roma) ha deciso di passare tre giorni barricata dentro la scuola. Si tratta di provare a difendere il futuro scolastico del figlio, roba non da poco. Prima di fartelo togliere vale la pena combattere. E così gentiori non proprio avvezzi alle proteste di piazza, con i loro bambini, dopo aver avvertito le maestre - che però in questa faccenda assumono un ruolo di secondo piano - hanno pacificamente invaso la scuola alla fine lezione di ieri, alle 16,30. Alle 20,00 , li troviamo che distribusicono, da bravi genitori organizzatissimi, il pasto ordinato da un catering per la cena dei piccoli. I quali per tutto il giorno hanno scorrazzato in giardino. Intanto, ci si prepara per il concerto organizzato per la sera.Sei meno: Tiziana, intanto, continua a raccontare: "Il mese scorso abbiamo saputo che l'anno prossimo avremo un taglio di ben sei maestre. Quattro di queste verranno tolte dal plesso tradizionale con la conseguenza che ci saranno classi di quarta e quinta, che sono le meno numerose, che varranno accorpate ad altre classi. Una maestra viene 'tagliata' invece dal plesso Montessori, che è una scuola molto piccola con sole dieci maestre. Toglierne una significa compromettere definitivamente un metodo didattico, quello Montessori, che prevede che non ci siano classi chiuse, che tutte le maestre collaborino condividendo il materiale montessoriano: una in meno significa ledere il lavoro di tutte e cinque le classi. infine - conclude Tiziana - verrà 'elimanato' l'insegnamento dell'inglese impartito da un maestro con la specializzazione".
Scuole a pezzi: Il tutto in uno scenario da lacrime e sangue: il 101° circolo si trova in uno spazio molto bello e curato, nella prima periferia sud-est di Roma, vicino Cinecittà. Ma tanta grazia sembra il retaggio di una stagione ormai definitivamente chiusa, quando la scuola pubblica cercava e spesso riusciva ad essere avanguardia didattica educativa. Ovviamente succede ancora, questa scuola ne è un esempio (basta viistare il sito). Ma ormai da anni il "miracolo" delle riforma fatte pensando prima di tutto al risparmio hanno dato i loro frutti: dappertutto insegnanti e genitori fanno i salti mortali per garantire un minimo di decoro alla vita scolastica. Mentre il ministro Gelmini si permette di parlare di "razionalizzazione".
Il programma dell'occupazione: I genitori hanno appeso fuori dalla scuola striscioni e disegni. Ieri poco dopo l'occupazione davanti alla scuola è passata una piccola manifestazione a favore dell'acqua pubblica organizzata dal quartiere. L'empatia è stata immediata. Qui e lì si difendono beni comuni, che qualcuno vorrebbe elargire solo a pagamento. Poi in serata un concerto a cui hanno partecipato più di 300 persone. Oggi in calendario ci sono laboratori per bambini, alle 17 il dibattito pubblico "come resistere alla distruzione della scuola pubblica (via Lemonia 238) e stasera musica e proiezioni. I laboratori per i più piccoli continuano anche domani mattina fino alle 13,30.
Il caso Montessori: Se ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di taglio ben poco razionale - come può essere razionale smembrare un gruppo classe in quinta elementare? - nel caso della protesta delle scuole Montessori ci troviamo anche di fronte a un'evidente violazione di legge: esiste infatti una convenzione tra il ministero della Pubblica istruzione e l'Opera nazionale Montessori in cui si garantisce, tra l'altro, la compresenza di due insegnanti. Ma, almeno a Roma, i genitori e i maestri delle cinque scuole Montessori raccontano che "il prossimo anno per tutti è meno uno". Tant'è che la protesta non finisce con l'occupazione di via Lemonia: il 30 tutte e cinque le scuole Montessori della capitale parteciperanno al presidio convocato in mattinata sotto al ministero della Pubblica Istruzione di viale Trastevere. Per ora nessuna protesta pubblica da parte dell'Opera nazionale Montessori. Sarà perché la maggior parte delle scuole montessoriane sono private?
15.5.11
Alcune riflessioni. A proposito di Università e scuola pubblica.
Credo che tutti noi abbiamo sentito queste parole da genitori, nonni, zii, amici più grandi, educatori. Ma in particolare credo che l’abbiamo sentite in televisione, nei telegiornali, in programmi vari, forse persino in qualche puntata del grande fratello o di qualche show televisivo.
Ebbene si, studiare è importante. E’ formazione, sapere, maturità. E’capacità di leggere la storia, comprendere le dinamiche sociali, politiche, economiche. E’ possibilità di avere coscienza critica su ciò che ci circonda. Credo che questo vada detto, e non è mai superfluo riaffermarlo.
Purtroppo però la situazione è diversa. L’ipocrisia di questa fase storica è troppo forte e in particolare una buona dose di politici utilizzano la Scuola e l’Università come strumento di consenso e di propaganda elettorale.
Una riflessione su temi concreti:
Mi limito a riportare alcuni dati, in particolare economici, con i quali spesso faccio i conti, cercando di darne una lettura sempre oggettiva e con l’intento di strutturarli affinchè possano rispondere nella maniera migliore possibile alle esigenze di tutti noi studenti.
Spero di suscitare una riflessione, e perché no, anche “indignazione”, come dice Stéphane Hessel nel suo opuscolo ormai diventato famosissimo.
Come studente eletto al Senato Accademico dell’Università degli studi di Macerata, dopo un anno circa di esperienza, mi sono reso conto, dall’interno, di quella che è la situazione in cui si sviluppa il diritto allo studio e in generale il mondo della scuola e dell’Università. Tra il 2010 e questo inizio di 2011 ho toccato con mano le problematiche legate ai tagli da parte del Governo statale e l’ipocrisia con cui vengono affrontate.
A proposito di borse di studio:
La borsa di studio è quello strumento, garantito dallo Stato e dalle Regioni agli studenti bisognosi e meritevoli, che comprende il vitto, l’alloggio, servizi, più una parte di liquidità economica. Queste borse danno a molti ragazzi/e la possibilità di studiare in maniera dignitosa, pur se privi di mezzi. Niente di più di ciò che stabilisce la nostra Costituzione all’art. 34, III e IV comma.
Alcuni dati. Il finanziamento statale per il 2010: 246 milioni di Euro, da dividere tra le venti Regioni. In linea di massima si riusciva a coprire in questo modo circa il 90% degli studenti idonei e vincitori della borsa nelle fasce del Nord e Centro italia, e il 60 % degli idonei al sud. La finanziaria 2011 ha imposto un forte taglio prevedendo un finanziamento di soli 125 Milioni di Euro. Un taglio di circa 120 Milioni,pari al 50 % del totale. La previsione di bilancio per i prossimi anni vedrà un ulteriore depuramento delle somme. Nel 2013 avremo un finanziamento di soli 12 Milioni di Euro. Complessivamente il taglio in tre anni sarà di 234 Milioni. Aggiungo anche che i concomitanti tagli ai trasferimenti statali per le Regioni comporteranno un ulteriore problema, in quanto l’ente Regionale è partecipe del finanziamento alle borse. E, da alcuni calcoli, il taglio previsto per le Regioni comporterà un’ulteriore riduzione nel fondo per il solo 2011 di 23 Milioni di Euro, arrivando perciò a 101 Milioni.
Una situazione insopportabile:
Qualcuno potrebbe non crederci, ma così stanno le cose. Già quest’anno abbiamo fatto i conti con la carenza finanziaria. Per rimanere dentro la nostra Regione, è bene ricordare che già nel Settembre scorso circa mille studenti degli atenei di Urbino e Ancona, nonostante idonei e vincitori di borsa, non ne erano beneficiari, in quanto mancavano i soldi per pagarle. A seguito delle manifestazioni nazionali e di quella regionale (17 Novembre 2010 sotto i palazzi della Regione Marche, vedi allegato http://www.facebook.com/note.php?note_id=178672955476598 )
siamo arrivati alla firma di un protocollo d’intesa con la Regione. In sede di approvazione della finanziaria, la stessa ha previsto un finanziamento straordinario 2, 5 Milioni di Euro per le borse di studio degli studenti marchigiani. Una importante boccata d’ossigeno limitatamente a quest’anno.
Ulteriori considerazioni generali:
Quella delle borse è solo una delle tante cose di cui si potrebbe discutere. Analoga riflessione vale per:
-finanziamenti alle Università per dipartimenti e centri di ricerca
- blocco delle assunzioni per ricercatori e docenti
- taglio ai finanziamenti delle “borse erasmus” per studenti e dottorandi. Ci dicono che le esperienze all’estero sono fondamentali. Purtroppo si predica bene e si razzola male.
In questo quadro di tagli drammatici, si inseriscono ulteriori problemi, come la continua delegittimazione dei professori e degli educatori in generale, definiti dallo stesso Presidente del Consiglio “insegnanti di Sinistra che nella Scuola Pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”.
Credo che gli insegnanti si occupino di ben altro, piuttosto che inculcare ideologie Comuniste (parola nobile sotto il profilo etimologico e non solo) e valori contro la famiglia.
Il Futuro e la cultura:
Un futuro da guardare alla luce del passato e del presente. Un futuro a cui dobbiamo guardare necessariamente con speranza. La destrutturazione della Scuola e dell’Università, che ormai da diversi anni si sta cercando di mettere in piedi, deve essere combattuta con la forza della cultura. Cultura che è l’arma principale che noi studenti abbiamo. Non possiamo limitarci a guardare da fuori e da estranei a questa situazione. Dobbiamo farci carico di esternare il nostro malessere, di pensare a ciò che c’è di positivo rendendolo ancora migliore, e di guardare a quello che è negativo, comprendendolo, criticandolo, e proponendone un’alternativa. Cè necessità di una Scuola e un’Università accessibili a tutti, che proponga modelli culturali diversi da quelli dei mass media, che sia attento e sappia leggere le dinamiche attuali: l’iper-liberismo, l’immigrazione, la questione meridionale, gli squilibri economici tra nord e sud del mondo, le guerre neo-colonialiste, i movimenti femministi, il rispetto della laicità dello Stato.
La scuola, l’Università e il sapere sono il nostro futuro e il futuro della Società Italiana. Non possiamo rimanere con gli occhi chiusi e con le mani legate. Adoperiamoci collettivamente..
Marco Monaldi
12.4.11
I diritti di Samuele sono i diritti di tutt*
10.4.11
Studente perseguitato all'Istituto d'Arte.
Sempre sulla questione: http://lgsmacerata.blogspot.com/2011/04/i-diritti-di-samuele-sono-i-diritti-di.html
14.3.11
Il ministro della distruzione

Sono un’insegnante di sostegno, supplente, con contratto a termine.
Ieri la ministra della mia categoria, colei che dovrebbe rappresentarmi, e colei da cui mi dovrei sentire protetta, è intervenuta nel programma “Che tempo che fa” in un’intervista che non merita di essere chiamata tale, a mio modesto avviso, in quanto altro non è stato che una tribuna politica.
Ho cercato e, con fatica, trovato il coraggio di ascoltarla e dopo imprecazioni e mal di stomaco per l’umiliazione e per la rabbia, provo a passare in rassegna i vari concetti e argomenti trattati dalla Gelmini. Vorrei farlo portando la mia testimonianza diretta, parlando di fatti quotidiani del mio lavoro.
Si parla di eccesso di personale: ci sono più insegnanti che carabinieri. Bhè…me ne compiaccio. Uno Stato in cui è lasciato più spazio alla cultura che alla paura è uno stato che mi rappresenta! Ma la ministra non la pensa così, sembrerebbe che le forze dell’ordine le stiano più a cuore! Che abbia sbagliato ministero?
Ma scendiamo nei fatti: nella mia scuola manca, a causa dei tagli, una figura docente (eppure non ci sono stati licenziamenti a sentir parlare lei!). E che sarà mai, una sola!? Una in più una in meno…Le conseguenze? Non esistono più compresenze, momenti in cui la tanto acclamata qualità emergeva, in quanto, ad esempio, si divideva la classe e si sfruttava l’aula di informatica, dove è impossibile andare con l’intero gruppo, perchè i pc sono 6, al massimo 7, quando il settimo decide di funzionare; oppure si organizzavano gruppi di rinforzo, in cui anche i ragazzini che necessitavano di più tempo, potevano raggiungere gli altri negli apprendimenti.
Una seconda conseguenza va a cadere sulle spalle dei bambini con disabilità, le cui preziosissime ore (che purtroppo sono sempre troppo poche) vengono utilizzate dalla scuola (che si trova costretta ad adottare questi rimedi) per coprire l’orario scolastico. Ma tanto, come dice lei, ci sono nella scuola disabilità inventate. Ma non si rende conto del dramma familiare che può esserci dietro all’accreditamento della disabilità? Come si può fregare su una cosa del genere?
Va bè…ma il punto è che si aveva bisogno di piazzare del personale, la scuola in fondo è un ammortizzatore sociale. Con questa affermazione ha praticamente demolito la credibilità della nostra classe, umiliandola e screditandola, accusandoci praticamente di parassitismo. La competenza, la passione nel lavoro, la dedizione sono scomparsi di colpo. Ma lei ha un rimedio anche a questo! Gli insegnanti potranno mostrare la propria preparazione, perche verranno valutati! Ma valutati in base a cosa? In base ai risultati, ovvero in base alle nozioni che riusciremo a trasferire nelle teste degli allievi.
Il ruolo del’insegnante, pieno di sfumature che vanno dalla pedagogia, alla psicologia all’educazione civile, svilito a un wikipedia con braccia e gambe.
Il docente è innanzitutto educatore. Ma questo come faranno a valutarlo???
La scuola quindi ridotta a una corsa ai voti, alla competizione. Senza prendere affatto in esame la generazione dei ragazzini con cui ci troviamo a lavorare: una generazione ricca di contenuto e di sensibilità, che non accetta come forma educativa quella dell’autoritarismo.
Parliamo di questo!Della necessità di cambiare rotta pedagogica!
Ma non può saperlo questo la ministra, non è del mestiere!
lucia
1.3.11
Celestini: riprendiamoci le scuole, compagno Silvio!

