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25.3.12

Harvey Milk, uno studente militante, che non rimane a guardare!

RIPORTIAMO DI SEGUITO LA LETTERA CHE UN COLLETTIVO DI STUDENTI DEL LICEO SCIENTIFICO E LINGUISTICO G.LEOPARDI DI RECANATI HA SCRITTO PER PORTARE ALLA LUCE LA GRAVITA' DI FATTI SUCCESSI NELLA LORO SCUOLA: MINACCE, VIOLENZA VERBALE, NON RISPETTO DEL DIRITTO DI AUTORGANIZZAZIONE E AUTOGESTIONE DEGLI STUDENTI, NON GARANZIA DELLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE.
SOSTENENDO LA CAUSA DI QUEGLI STUDENTI, CONVINTI CHE POSSA APRIRSI IN QUELLA SCUOLA UNA MOBILITAZIONE CHE RESTITUISCA AI LEGITTIMI PROPRIETARI I DIRITTI VIOLATI, INVITIAMO A PUBBLICARE, CONDIVIDERE SUI NETWORKS, SOTTOSCRIVERE QUESTA LETTERA CHE PRENDE LA FORMA DI APPELLO.
POTETE FARLO INVIANDO UNA MAIL ANCHE A NOI: lgsmacerata@gmail.com. RIPORTEREMO LE FIRME DI TUTT@ COLORO CHE SONO PRONTI A METTERCI LA FACCIA PER UNA CAUSA GIUSTA. PER GLI STUDENTI DI QUEL LICEO COME PER TUTT@: DEMOCRAZIA E DIRITTI!!!

"Le assemblee studentesche nella scuola secondaria superiore costituiscono occasione di partecipazione democratica per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti."(Decreto legislativo 297/94)Partecipazione democratica? Formazione? Parole troppe volte sentite ma mai messe in atto, nel liceo Giacomo Leopardi di Recanati.Sono uno studente indignato che, per paura di eventuali ritorsioni, si firmerà con lo pseudonimo di Harvey Milk. Mi chiedo come possano parole come democrazia e diritto d'assemblea sparire dal vocabolario della nostra scuola, il Luogo dove, l'amore per la civiltà e la cultura dovrebbe essere d'obbligo.Sono indignato perchè, nel mio liceo, non possiamo trattare liberamente argomenti a noi affini che ci coinvolgano e che ci permettano di crescere e maturare una nostra cultura critica.

Poco più di un mese fa, riunendo i rappresentanti di classe e quelli d'istituto (ovvero il comitato studentesco), abbiamo decretato, nell'autonomia che dovrebbe esserci permessa attraverso il comitato, che la prossima assemblea d'istituto avrebbe trattato il tema dell'omofobia, e avremmo visto il film "Milk" (la storia di un militante omosessuale statunitense, ucciso nel 1978; ecco perchè ho scelto questo pseudonimo). Ma,la nostra scelta democratica è stata soverchiata da una presa di posizione "nonnista" che ha calpestato completamente, o quasi, i nostri diritti di studenti: la professoressa incaricata di mediare i rapporti tra gli studenti e la preside ( è, questa, una carica legittima che preserva la nostra libertà di assemblea, o la soffoca semplicemente?), hanno deciso che quest'assemblea non si poteva fare. I motivi? Per la preside questa tematica risulterebbe troppo pesante agli studenti più piccoli, potrebbero rimanere scioccati da un film del genere; saremmo caduti nel banale, per loro; avremmo ridicolizzato un argomento tanto forte, per loro; ma noi abbiamo il diritto di scegliere democraticamente e autonomamente, per legge.

Ora, vorrei chiedere alla Signora Preside: siamo davvero sicuri che i motivi siano questi? Perchè, Signora Preside, non si può parlare di omofobia? Meglio censurare che informare, forse, per la nostra dirigente?Crede davvero che parlare di omofobia, ai giorni d'oggi, sia un argomento troppo forte per gli studenti più giovani di questa scuola? Io penso che questa risposta sia vaga, insoddisfacente e irrispettosa nei confronti della nostra intelligenza.

Nei giorni seguenti passa per le classi una circolare relativa all’assemblea: il tema e i giorni, imposti dalla dirigente, non rispecchiano il volere dei rappresentanti. Il comitato, nuovamente, si riunisce decidendo di contestare apertamente e pubblicamente, durante la sudetta assemblea, la decisione presa "dall'alto".Anche il nostro spirito di iniziativa volto ad opporci legittimamente a questa decisione inammissibile, è stato represso dai "piani alti" che, venuti a conoscenza delle nostre idee a riguardo, bloccando sul nascere qualsivoglia protesta,minacciano di prendere fantomatici provvedimenti disciplinari mirati.L'assemblea viene, di fatto, organizzata e gestita dal dirigente, nei giorni fissati, o, per meglio dire, imposti, in un clima di timore a paura che impedisce agli studenti la contestazione. Mi sorge un'altra domanda: chi rappresenta noi studenti? La Signora Preside, o i Rappresentanti d'istituto che abbiamo votato a inizio anno?

La tensione è tanta nella scuola, e, il giorno dopo, i muri sono tappezzati di volantini contro l'omofobia, espressione di un comune pensiero di protesta contro questa dirigenza scolastica che rasenta il totalitarismo più goffo e becero.Non ci spieghiamo cosa ci sia di sbagliato nel sensibilizzare ragazzi, giovani e giovanissimi, su una problematica così vicina a noi.Ma forse la questione prima è un' altra: possiamo, davvero, continuare a sopportare questo clima di intimidazione e repressione senza fiatare? Non dovrebbe il rapporto studenti- insegnanti essere di collaborazione e crescita? Dunque, perchè ci viene negato il diritto più elementare, quello di riunirci e parlare di ciò che a noi è caro, senza dover dover subire intimidazioni, per una semplice e sana contestazione? E' questa la Democrazia, la Libertà? 

Io pretendo di poter discutere, insieme ai miei compagni, di ciò che meglio ritengo opportuno, senza intermediazioni, senza filtri e senza censure, perchè tutto questo è un nostro diritto. Scegliere in autonomia i nostri rappresentanti e scegliere cosa siano e di cosa parlano le nostre assemblee è una questione che semplicemente non dovrebbe riguardare gli organi di dirigenza scolastica.Pretendo una scuola pubblica, dove poter esprimere le mie idee, sentirmi rappresentato da miei coetanei, e trovare spazi per l'autogestione e la crescita. Perchè la Scuola (quella con la s maiuscola) non è fatta solo di banchi e cattedre. Fare opposizione e intervenire come è stato fatto è oltre che una grave mancanza di rispetto e fiducia nei nostri confronti,è anche un negare tutto quello che i libri di storia ci hanno insegnato sul concetto di democrazia.

Vorrei che il lettore, soprattutto se studente, si soffermi sulla riflessione che propongo e denunci episodi analoghi, ove abbiano avuto luogo, perchè solo attraverso la denuncia potremo dar fine a questo scempio.Invito tutti a indignarsi insieme a me, perchè questo fatto non passi inosservato, come tanti altri.

Harvey Milk, uno studente militante, che non rimane a guardare

14.1.12

La mitigata laicità delle nostre scuole

Lettera aperta di un maceratese riportata dal il Manifesto l'11/01/12.

Son da poco finite le vacanze invernali per chi, come me, lavora in una scuola. Ognuno di noi avrà vissuto questi giorni nel modo più opportuno: riposandosi, condividendo il tempo a disposizione con i propri cari, dedicandosi agli altri, giocando a carte o andando alle funzioni religiose, recuperando il sonno perduto o festeggiando la pausa con gli amici.
Tuttavia, mi rimane ancora chiaro in testa quanto accaduto nel mio istituto il 23 dicembre, ultimo giorno prima delle vacanze.

Evento centrale di quella giornata era la “Santa Messa” organizzata dalla scuola, cui gli studenti erano tenuti a partecipare: ragazze e ragazzi di buona volontà componevano l'orchestra fatta di flauti, chitarre e pianole, mentre di altri giovani erano le voci del coro. Il tutto, sotto la direzione degli insegnanti di musica e all'attenzione del resto della scuola.
Alle ore 11.00 era prevista la sospensione delle lezioni, per iniziare la funzione celebrata dall'arcivescovo alle 11.30. Così, effettivamente, è stato. 
In linea di massima ciascun ragazzo aveva libertà di non presenziare alla funzione, ma in realtà questo discorso è stato fatto solo a coloro che durante l'anno non prendono parte all'ora di religione. Questa è stata la percezione anche degli altri ragazzi della scuola, che hanno recepito la messa come un momento rientrante a tutti gli effetti nella normale prassi scolastica. 
Ecco il nudo racconto di quanto accaduto.
O meglio, di una parte.

L'altra parte della faccenda ci fa vedere che quel 23 dicembre il 20% circa degli alunni era assente (contro il 6% del giorno prima, ad esempio), ed in particolare la percentuale si impennava tra i non frequentanti l'ora di religione (i soli che, in sostanza, quel giorno erano esentati dalla messa): 40%.
A ciò va aggiunto che chi è rimasto a scuola si è trovato con una professoressa che ha tentato di improvvisare una lezione per circa 30 ragazzi.
Vi è poi un altro aspetto, che mi sento di far rientrare nel capitolo “dati di fatto” educativi e formativi: la scuola ha costruito un momento collettivo per festeggiare la fine dell'anno all'interno di una chiesa, mettendo a disagio e fortissimo imbarazzo i ragazzi esclusi dalla “festa di fine anno”. E poi, quale messaggio è stato veicolato ai ragazzi che erano alla messa? Non è forse normale che qualcuno di loro dica: “i musulmani, gli arabi e gli albanesi non devono venire alla messa”? Possibile che non ci si renda conto che una scuola aperta e laica, che dovrebbe essere luogo di incontro, condivisione, scambio ed educazione alla convivenza, non può in alcun modo mettere in atto iniziative parziali, dando scientemente adito all'associazione Scuola-Italia-Cattolicesimo? Quali altre, diverse, funzioni religiose vengono autorizzate all'interno delle nostre scuole?

Come molti sanno, quanto successo nel mio istituto non è una novità e nemmeno un'eccezione, dato che accade in moltissime scuole della provincia di Macerata, dove (spesso in buona fede e senza gridare allo scontro di civiltà) si presentano come naturali e normali attività religiose quali messe, confessioni o omelie, generando disparità di trattamento tra gli studenti ed una vera e propria discriminazione/marginalizzazione di una specifica forma di diversità che è quella religiosa. 
Ripeto, la cosa ancor più grave sta nel fatto che nelle scuole (medie in particolare) abbiamo a che fare con persone che prima di essere “uomini di fede consapevole” sono ragazzi e ragazze che crescono, apprendono come le spugne, vivono e leggono le situazioni rapportandosi ad esse come se fossero la norma sociale: e cosa è stato recepito, in questa situazione? Che a scuola la messa si può fare e le altre funzioni religiose no? Che ci sono delle cose che rientrano nella norma, e altre che sono anormali?
Siamo proprio sicuri, noi insegnanti, genitori, cittadini di voler educare a tutto ciò?
É poi vero che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali […] senza distinzione di religione”? È proprio vero che le confessioni religiose sono “egualmente libere davanti alla legge” e che “la scuola è aperta a tutti”?

Qualcuno potrebbe obiettare che la presenza del crocifisso e IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) rappresentino già un'evidente violazione dei suddetti principi costituzionali: è vero, e chi lavora nella scuola pubblica lo può ben vedere.
Ritengo tuttavia che un caso concreto e specifico come questo renda manifesta la violazione dell'eguaglianza degli studenti e delle loro famiglie da parte di un'istituzione che dovrebbe viceversa fondare la convivenza sociale.
Inoltre, quanto successo ha determinato un livello tale d'assenteismo (di una specifica categoria di ragazzi) da poter affermare che non è stato garantito il diritto allo studio di tutti gli studenti.

In ultimo, il fatto che l'intero Consiglio dei Docenti abbia votato questa specifica iniziativa, facendola rientrare a tutti gli effetti tra le attività didattico-formative, non la giustifica minimamente: l'educazione all'eterogeneità, alla democrazia e al pluralismo vanno garantite attraverso norme che impediscono ai docenti di legiferare e intervenire con iniziative come queste.

La scuola del futuro deve preservare ed esaltare le differenze, costruendo un vivere comune attorno alle tante esperienze (anche religiose) di ciascuno.
Non saranno uno Stato e una scuola fintamente laici a impedirmi di sognare ed educare a un futuro in cui le esperienze e gli spazi da condividere o sono per tutti, con i colori di ciascuno, o non sono per nessuno.
LETTERA FIRMATA

14.10.11

La democrazia-wikipedia e l'altra

di Andrea Bagni, tratto da www.democraziakmzero.org


Ore 10.20, compito in classe. Uno dei temi nasce dall’assemblea dello scorso anno, durante l’occupazione. Argomento dell’incontro, più o meno, Che ce ne facciamo oggi della politica e della democrazia?
Il comitato studentesco aveva allora invitato di tutto: uno del pdl-giovani, due di Casa Pound e del Blocco studentesco; uno dei giovani pd e due del movimento “extraparlamentare”. Format televisivo: tutti maschi gli oratori, una ragazza a passare il microfono.
Questo è il mondo in cui crescono. Un recinto da spezzare, dell’immaginario. Quello del pdl parla di meritocrazia e rigore. Una ragazzina del biennio interviene dal pubblico per dire in modo buffo, timido e insieme spavaldo, Ma allora il figlio stra-bocciato di Bossi consigliere regionale, e quelle donne in parlamento che sono state prima a mostrare il culo in tivù…. Uragano di applausi. Ma il giovane berlusconiano non si scompone: io non li avrei votati ma il popolo li ha eletti, in democrazia funziona così. Quando quello di Casa Pound fa un elogio appassionato dello stato etico, che esprime la comunità e la guida, gli obiettano: ma questa è una dittatura, è tornare al tempo di Stalin (dicono proprio Stalin, non Hitler o Mussolini), non è democratico. Risposta disarmante: Beh la democrazia è quella che abbiamo d’intorno, vi sembra tanto bella, c’entra qualcosa con quello di cui abbiamo bisogno? E anche lui – che aveva già detto niente soldi alle scuole private, libri gratis per i giovani, otto per mille solo allo stato – si prende un bel po’ di applausi.
Dunque da una parte il popolo che sceglie le veline e la successione dinastica (o adesso gli imprenditori di successo, Tods o Ferrari), dall’altra la nostalgia dello Stato Padre Teologico, custode e guida forte della famiglia nazionale. Un bel disastro.
Oggi che cosa scriveranno sul foglio protocollo? Non so nemmeno io bene che pensare – dunque correggere sarà interessante.
Penso alla intervista di Cassen a proposito di Democracia real ya pubblicata su Dmk0. Penso alla primavera italiana, di movimenti e referendum e Napoli e Milano. Penso anche a questo strambo referendum sul sistema elettorale che ottiene un mare di firme in piena estate. Dovessi spiegare ai ragazzi che ho davanti la campagna contro il Porcellum in nome del ritorno al Mattarellum ci sarebbe da ridere. Gli adulti parlano una lingua tutta loro e poi si stupiscono se i ragazzi li mandano a quel paese.
Ho l’impressione che la situazione italiana sia rappresentata perfettamente in un vecchio film con Albert Finney (Quinto potere), dove qualcuno si affaccia alla finestra e urla, Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più. Gli risponde immediatamente nella città un coro di incazzati…
C’è un’Italia che non ne può più e le prova tutte. Appena trova un varco nelle istituzioni e nei media ci si tuffa. Ma che fare di questo altro vasto paese, come passare dall’urlo e dal mugugno alla liberazione della parola.
Dalla Spagna real emerge un’ipotesi radicale e affascinante – dunque all’altezza della situazione, che richiede di essere radicali e attraenti. Un modello di democrazia di base un po’ alla wikipedia. Realtà locali che producono pratiche e pensieri all’interno di una rete orizzontale che farà andare avanti quei pensieri e quelle pratiche che funzionano, trovano eco, aggregano. Il comune che si forma dalla ricchezza e dalla creatività sociale, come in un processo stocastico: qualcosa che si allarga, contagia e si consolida a livelli superiori – cioè sempre orizzontali ma più larghi; qualcosa che resta locale e non diventa decisione collettiva.
Sembra un’altra democrazia, più o meno consiliare. Fluida. Dove la rappresentanza, mi pare di capire, sale per istanze territoriali via via più larghe, legata a un mandato preciso e revocabile – non quello della nostra carta costituzionale che prevede invece l’assenza di un vincolo di mandato. Perché lo prevede? Non è scavare una distanza fra elettori e eletti?
È che non si tratta della stessa democrazia. Il modello wiki-consiliare non ha bisogno di suffragio universale e non definisce in senso proprio corpi intermedi, perché tutta la costruzione resta orizzontale. Non c’è un altro, uno stato o un parlamento, con cui costruire una intermediazione. C’è piuttosto una cessione di potere, non un passaggio con andate e ritorni. La democrazia costituzionale – quella fondata su elezioni e suffragio universale – non è integrata o alimentata ma direi sostituita. I rappresentanti, dunque, non hanno da giocare nessun altro gioco in uno spazio diverso, istituzionale, che giustifichi l’assenza di vincolo di mandato. Le istituzioni sono altre, radicate nella società, diffuse. La rappresentanza vicina e controllabile.
Penso che alle mie ragazze e ai miei ragazzi piacerebbe, ma sarebbe anche straordinariamente impegnativo. Loro si accendono ogni tanto collettivamente, ma di restare accesi costantemente direi che in genere non ne vogliono sapere. Guai cercare – almeno nella mia scuola – di rendere permanente, “istituzionalizzare”, la loro partecipazione. Tutt’al più si possono aprire spazi, creare condizioni, dare garanzie, per un’attività collettiva che riempirà quei luoghi quando arriva il momento – a volte per noi inaspettato, malgrado le tradizioni novembrine. Ho l’impressione che non sia del tutto diversa la mobilitazione della società. Da febbraio in poi aspettavamo piazze incazzate 24 ore su 24. Speravamo in una spallata dei movimenti, dei comitati, delle donne. Sono arrivate vittorie bizzarramente istituzionali: elezioni amministrative, ballottaggi, referendum. La nostra Puerta del Sol, il voto.
È che quello spagnolo a me sembra un ottimo modello per esprimere la vitalità democratica di una società, la sua dimensione costituente. Ma non sono sicuro esaurisca la sua vita e la sua struttura costituzionale. Forse mi spaventa anche l’idea di dare per morta e lasciar perdere la rappresentanza che esce dalle elezioni “una testa un voto” – anche se quella testa è oggi un notevole casino, oggetto di attenzioni interessate, target televisivo. E se non si cancella dall’orizzonte ci si deve fare i conti, non si può pensare di vivere e crescere come in una vita parallela, indifferente.
In fondo non è detto che venga fuori un disastro, anzi. Perché in questa primavera italiana c’è stato anche altro da comitati e movimenti. C’è stata un’Italia grande di singole e singoli, orfani di un po’ tutto, figli di una solitudine densamente popolata. Un’Italia civile e democratica che è partita in massa dalla mia scuola il 13 febbraio delle donne. Una cosa mai vista. Gente insospettabile di impegno politico, che usciva per andare a una manifestazione probabilmente per la prima volta nella sua vita. Quella del film di Finney. Anche di ragazze e ragazzi era piena Firenze. Roba da social forum… E poi c’è il mondo Fiom insieme a quello Zagrebelsky Ginsborg Flores d’Arcais; insieme al popolo viola, l’ex noBday, il 16 ottobre. C’è insomma anche una società che in nome della democrazia è capace di non accettare il comando “naturalizzato” della Fiat o della Bce. Allora le questioni istituzionali, anche la cultura liberal-democratica stile Micromega o Libertà e Giustizia, sono qualcosa con cui dialogare.
Oggi, forse, c’è una divaricazione così radicale del capitalismo dalla democrazia che si possono trovare consonanze con mondi che non vengono per niente dall’anticapitalismo. L’esigenza di confrontarsi, trovare mediazioni e terreni comuni non vale solo per la rappresentanza politica “condannata” a compromessi: vale anche per la società civile e politica, e chiede di inventare e praticare linguaggi inclusivi, per creare spazi pubblici di confronto. Una rivoluzione anche per noi stessi, intima come tutte le rivoluzioni significative.
È chiaro che la democrazia costituzionale ha bisogno di nuovi anticorpi e corpi intermedi. E che deve ripensare la dimensione della partecipazione. Non come tecnica amministrativa, strategia di copertura per decisioni prese altrove (vedi la Firenze di Renzi). Come una diffusa agorà in cui ritrovare la dimensione esistenziale della politica. Di sicuro non possono più essere i partiti i luoghi della connessione, né quelli di oggi, comitati elettorali per yesman e business class, né quelli di un tempo, organizzati a somiglianza degli stati e degli eserciti. La sfera delle decisioni va allargata e abbassata, come si è allargata e abbassata la sfera delle competenze. E quel modello wiki-polis dei movimenti deve in qualche modo contagiare i soggetti politici nuovi, che non possono essere gerarchici, piramidali, di professionisti. Ma la società è più larga e complessa della somma degli individui, così come della somma dei comitati. E lo spazio della mediazione e del confronto, la definizione delle regole, resta fondamentale. Io tutto questo lo chiamo ancora democrazia costituzionale, nel senso in cui in un saggio di molti anni fa usava il termine Pietro Scoppola: non la definizione di un risultato da raggiungere di cui la democrazia sarebbe lo strumento – la Rivoluzione o l’Ordine salvifico divino -, ma l’accordo fra diverse/i intorno a un processo da garantire di liberazione permanente. Un processo senza garanzia di prodotto, nel quale conta la qualità dello spazio discorsivo, attraversato da corpi fluidi e “sessuati”, rappresentanza e autorappresentazione.
La liberazione resta un processo permanente, ma tutt’altro che lineare.
Più di una società rivoluzionata è interessante una società rivoluzionaria.
E adesso ricreazione.

28.5.11

Scuole Montessori in rivolta



"Resisteremo un minuto in più di loro. Tutto questo non è un caso, ma un preciso disegno per smantellare tutto ciò che in questo paese può garantire pari opportunità". Tiziana, la mamma di Valerio, va dritta al punto per spiegare perché insieme a tutti gli altri genitori della scuola frequentata da suo figlio (il 101° circolo di Roma) ha deciso di passare tre giorni barricata dentro la scuola. Si tratta di provare a difendere il futuro scolastico del figlio, roba non da poco. Prima di fartelo togliere vale la pena combattere. E così gentiori non proprio avvezzi alle proteste di piazza, con i loro bambini, dopo aver avvertito le maestre - che però in questa faccenda assumono un ruolo di secondo piano - hanno pacificamente invaso la scuola alla fine lezione di ieri, alle 16,30. Alle 20,00 , li troviamo che distribusicono, da bravi genitori organizzatissimi, il pasto ordinato da un catering per la cena dei piccoli. I quali per tutto il giorno hanno scorrazzato in giardino. Intanto, ci si prepara per il concerto organizzato per la sera.


Sei meno: Tiziana, intanto, continua a raccontare: "Il mese scorso abbiamo saputo che l'anno prossimo avremo un taglio di ben sei maestre. Quattro di queste verranno tolte dal plesso tradizionale con la conseguenza che ci saranno classi di quarta e quinta, che sono le meno numerose, che varranno accorpate ad altre classi. Una maestra viene 'tagliata' invece dal plesso Montessori, che è una scuola molto piccola con sole dieci maestre. Toglierne una significa compromettere definitivamente un metodo didattico, quello Montessori, che prevede che non ci siano classi chiuse, che tutte le maestre collaborino condividendo il materiale montessoriano: una in meno significa ledere il lavoro di tutte e cinque le classi. infine - conclude Tiziana - verrà 'elimanato' l'insegnamento dell'inglese impartito da un maestro con la specializzazione".

Scuole a pezzi: Il tutto in uno scenario da lacrime e sangue: il 101° circolo si trova in uno spazio molto bello e curato, nella prima periferia sud-est di Roma, vicino Cinecittà. Ma tanta grazia sembra il retaggio di una stagione ormai definitivamente chiusa, quando la scuola pubblica cercava e spesso riusciva ad essere avanguardia didattica educativa. Ovviamente succede ancora, questa scuola ne è un esempio (basta viistare il sito). Ma ormai da anni il "miracolo" delle riforma fatte pensando prima di tutto al risparmio hanno dato i loro frutti: dappertutto insegnanti e genitori fanno i salti mortali per garantire un minimo di decoro alla vita scolastica. Mentre il ministro Gelmini si permette di parlare di "razionalizzazione".

Il programma dell'occupazione: I genitori hanno appeso fuori dalla scuola striscioni e disegni. Ieri poco dopo l'occupazione davanti alla scuola è passata una piccola manifestazione a favore dell'acqua pubblica organizzata dal quartiere. L'empatia è stata immediata. Qui e lì si difendono beni comuni, che qualcuno vorrebbe elargire solo a pagamento. Poi in serata un concerto a cui hanno partecipato più di 300 persone. Oggi in calendario ci sono laboratori per bambini, alle 17 il dibattito pubblico "come resistere alla distruzione della scuola pubblica (via Lemonia 238) e stasera musica e proiezioni. I laboratori per i più piccoli continuano anche domani mattina fino alle 13,30.

Il caso Montessori: Se ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di taglio ben poco razionale - come può essere razionale smembrare un gruppo classe in quinta elementare? - nel caso della protesta delle scuole Montessori ci troviamo anche di fronte a un'evidente violazione di legge: esiste infatti una convenzione tra il ministero della Pubblica istruzione e l'Opera nazionale Montessori in cui si garantisce, tra l'altro, la compresenza di due insegnanti. Ma, almeno a Roma, i genitori e i maestri delle cinque scuole Montessori raccontano che "il prossimo anno per tutti è meno uno". Tant'è che la protesta non finisce con l'occupazione di via Lemonia: il 30 tutte e cinque le scuole Montessori della capitale parteciperanno al presidio convocato in mattinata sotto al ministero della Pubblica Istruzione di viale Trastevere. Per ora nessuna protesta pubblica da parte dell'Opera nazionale Montessori. Sarà perché la maggior parte delle scuole montessoriane sono private?

15.5.11

Alcune riflessioni. A proposito di Università e scuola pubblica.

Tutto molto facile quando si parla di Scuola e Università. Tutti pronti a urlare ai quattro venti che l’Università, la ricerca e il sapere in generale sono la più grande risorsa del nostro Paese. Perché studiare è importante, studiare ti fa crescere, studiare ti permette di emanciparti. Insomma, lo studio è tutto..
Credo che tutti noi abbiamo sentito queste parole da genitori, nonni, zii, amici più grandi, educatori. Ma in particolare credo che l’abbiamo sentite in televisione, nei telegiornali, in programmi vari, forse persino in qualche puntata del grande fratello o di qualche show televisivo.
Ebbene si, studiare è importante. E’ formazione, sapere, maturità. E’capacità di leggere la storia, comprendere le dinamiche sociali, politiche, economiche. E’ possibilità di avere coscienza critica su ciò che ci circonda. Credo che questo vada detto, e non è mai superfluo riaffermarlo.
Purtroppo però la situazione è diversa. L’ipocrisia di questa fase storica è troppo forte e in particolare una buona dose di politici utilizzano la Scuola e l’Università come strumento di consenso e di propaganda elettorale.

Una riflessione su temi concreti:
Mi limito a riportare alcuni dati, in particolare economici, con i quali spesso faccio i conti, cercando di darne una lettura sempre oggettiva e con l’intento di strutturarli affinchè possano rispondere nella maniera migliore possibile alle esigenze di tutti noi studenti.
Spero di suscitare una riflessione, e perché no, anche “indignazione”, come dice Stéphane Hessel nel suo opuscolo ormai diventato famosissimo.
Come studente eletto al Senato Accademico dell’Università degli studi di Macerata, dopo un anno circa di esperienza, mi sono reso conto, dall’interno, di quella che è la situazione in cui si sviluppa il diritto allo studio e in generale il mondo della scuola e dell’Università. Tra il 2010 e questo inizio di 2011 ho toccato con mano le problematiche legate ai tagli da parte del Governo statale e l’ipocrisia con cui vengono affrontate.

A proposito di borse di studio:
La borsa di studio è quello strumento, garantito dallo Stato e dalle Regioni agli studenti bisognosi e meritevoli, che comprende il vitto, l’alloggio, servizi, più una parte di liquidità economica. Queste borse danno a molti ragazzi/e la possibilità di studiare in maniera dignitosa, pur se privi di mezzi. Niente di più di ciò che stabilisce la nostra Costituzione all’art. 34, III e IV comma.
Alcuni dati. Il finanziamento statale per il 2010: 246 milioni di Euro, da dividere tra le venti Regioni. In linea di massima si riusciva a coprire in questo modo circa il 90% degli studenti idonei e vincitori della borsa nelle fasce del Nord e Centro italia, e il 60 % degli idonei al sud. La finanziaria 2011 ha imposto un forte taglio prevedendo un finanziamento di soli 125 Milioni di Euro. Un taglio di circa 120 Milioni,pari al 50 % del totale. La previsione di bilancio per i prossimi anni vedrà un ulteriore depuramento delle somme. Nel 2013 avremo un finanziamento di soli 12 Milioni di Euro. Complessivamente il taglio in tre anni sarà di 234 Milioni. Aggiungo anche che i concomitanti tagli ai trasferimenti statali per le Regioni comporteranno un ulteriore problema, in quanto l’ente Regionale è partecipe del finanziamento alle borse. E, da alcuni calcoli, il taglio previsto per le Regioni comporterà un’ulteriore riduzione nel fondo per il solo 2011 di 23 Milioni di Euro, arrivando perciò a 101 Milioni.

Una situazione insopportabile:
Qualcuno potrebbe non crederci, ma così stanno le cose. Già quest’anno abbiamo fatto i conti con la carenza finanziaria. Per rimanere dentro la nostra Regione, è bene ricordare che già nel Settembre scorso circa mille studenti degli atenei di Urbino e Ancona, nonostante idonei e vincitori di borsa, non ne erano beneficiari, in quanto mancavano i soldi per pagarle. A seguito delle manifestazioni nazionali e di quella regionale (17 Novembre 2010 sotto i palazzi della Regione Marche, vedi allegato http://www.facebook.com/note.php?note_id=178672955476598 )
siamo arrivati alla firma di un protocollo d’intesa con la Regione. In sede di approvazione della finanziaria, la stessa ha previsto un finanziamento straordinario 2, 5 Milioni di Euro per le borse di studio degli studenti marchigiani. Una importante boccata d’ossigeno limitatamente a quest’anno.

Ulteriori considerazioni generali:
Quella delle borse è solo una delle tante cose di cui si potrebbe discutere. Analoga riflessione vale per:
-finanziamenti alle Università per dipartimenti e centri di ricerca
- blocco delle assunzioni per ricercatori e docenti
- taglio ai finanziamenti delle “borse erasmus” per studenti e dottorandi. Ci dicono che le esperienze all’estero sono fondamentali. Purtroppo si predica bene e si razzola male.
In questo quadro di tagli drammatici, si inseriscono ulteriori problemi, come la continua delegittimazione dei professori e degli educatori in generale, definiti dallo stesso Presidente del Consiglio “insegnanti di Sinistra che nella Scuola Pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”.
Credo che gli insegnanti si occupino di ben altro, piuttosto che inculcare ideologie Comuniste (parola nobile sotto il profilo etimologico e non solo) e valori contro la famiglia.

Il Futuro e la cultura:
Un futuro da guardare alla luce del passato e del presente. Un futuro a cui dobbiamo guardare necessariamente con speranza. La destrutturazione della Scuola e dell’Università, che ormai da diversi anni si sta cercando di mettere in piedi, deve essere combattuta con la forza della cultura. Cultura che è l’arma principale che noi studenti abbiamo. Non possiamo limitarci a guardare da fuori e da estranei a questa situazione. Dobbiamo farci carico di esternare il nostro malessere, di pensare a ciò che c’è di positivo rendendolo ancora migliore, e di guardare a quello che è negativo, comprendendolo, criticandolo, e proponendone un’alternativa. Cè necessità di una Scuola e un’Università accessibili a tutti, che proponga modelli culturali diversi da quelli dei mass media, che sia attento e sappia leggere le dinamiche attuali: l’iper-liberismo, l’immigrazione, la questione meridionale, gli squilibri economici tra nord e sud del mondo, le guerre neo-colonialiste, i movimenti femministi, il rispetto della laicità dello Stato.
La scuola, l’Università e il sapere sono il nostro futuro e il futuro della Società Italiana. Non possiamo rimanere con gli occhi chiusi e con le mani legate. Adoperiamoci collettivamente..

Marco Monaldi

12.4.11

I diritti di Samuele sono i diritti di tutt*

Aspettiamo con ansia un intervento ufficiale della preside dell'Istituto d'Arte, per smentire quanto successo, per mostrarci che è un'invenzione, un malinteso, un errore quanto emerso negli ultimi giorni...

Invece non succede niente, e questo silenzio ancor più mette in luce l'orgoglio di una madre che non si è limitata a denunciare, ma ha posto il problema pubblicamente.

Così facendo, ha reso la questione di tutt*, ha difeso i diritti di tutt*, ci ha aiutato a capire quanto siano già in fase di riduzione.

La manifestazione dell'8 ottobre, il lavoro della rete degli Studenti, dei ragazzi e delle ragazze del Laboratorio, ha fatto emergere in questi mesi una situazione già difficile in tutti gli istituti maceratesi: assemblee d'istituto limitate, comitati studenteschi e giornalini vietati o sotto controllo, assenze 'politiche' punite, biblioteche chiuse; ciò si aggiunge alla chiusura pomeridiana delle scuole, all'aumento degli studenti per classe, al peggioramento della didattica determinati dai tagli e dalle riforme Gelmini 2008-2009.

Chiediamo alle studentesse ed agli studenti di inviare all'indirizzo lgsmacerata@gmail.com articoli o segnalare le violazioni di diritti cui hanno assistito o che hanno subito in questi mesi, al fine di dar voce al Samuele che è in ognuna delle nostre scuole: che viene ripreso, che è vittima di abusi di potere e restringimento dei diritti.

In quest'ottica, per rilanciare un movimento studentesco che si riappropria della scuola, delle sue regole e delle sue possibilità, penso che l'assemblea generale degli studenti delle scuole superiori del 20 aprile rappresenti un passaggio davvero imprescindibile. Un momento cui non si può mancare.

Per far vedere che per Samuele e per tutt* gli studenti è giusto alzare la voce, come Anna.


Stefano





10.4.11

Studente perseguitato all'Istituto d'Arte.

Uno studente dell'Istituto d'Arte, Samuele Bertè, è stato ferocemente attaccato dalla preside della sua scuola in seguito allo sciopero ed alle dichiarazioni rilasciate ai giornali durante la conferenza stampa (vedi: http://lgsmacerata.blogspot.com/2010/10/macerata-sciopero-degli-studenti-delle_08.html). Manifestazione promossa proprio dal Laboratorio Giovanile Sociale e dalla Rete degli Studenti Medi contro i tagli alla scuola.

Rimandiamo ai prossimi giorni le riflessioni e le azioni del Laboratorio, intanto lasciamo la massima disponibilità a tutt* di scrivere e condividere le loro riflessioni in merito alla vicenda, convinti che solo mettendo in comune si possa costruire una società migliore (per contributi scrivete a lgsmacerata@gmail.com) e facendo di questo sito un luogo di contro-informazione e sapere-altro.

Riportiamo immutato il resoconto della madre su quanto accaduto nelle ultime settimane, in una vicenda che ha sconvolto il mondo studentesco maceratese e molto ha fatto e farà parlare in città.

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Nell’ottobre scorso Samuele Berté rappresentante dell’Istituto d’Arte di Macerata G. Cantalamessa, partecipa insieme a centinaia di ragazzi allo sciopero nazionale contro la riforma Gelmini. Durante le dichiarazioni di tutti i rappresentanti, anche lui protesta contro i tagli e precisamente dice: “mancano i soldi per i colori, manca la carta igienica nei bagni e cadono i calcinacci in testa”. Tutto questo corrisponde a delle verità conosciute e che sono state espresse durante le varie assemblee d’istituto e Samuele fa da portavoce come prevede il suo ruolo.

A distanza di quasi 2 mesi la preside Iannotta legge la fotocopia dell’articolo esposta in bacheca.

Telefona alla madre di Samuele insultandola di avere un figlio infame. Le intima di telefonare subito alla redazione de Il Resto del Carlino per smentire le accuse infamanti la sua scuola, altrimenti avrebbe agito di conseguenza nei confronti dell’alunno. La madre non ha possibilità di replica, la preside è infuriata e poi riaggancia. Il giorno dopo la telefonata a Samuele viene comunicato dai prof che ha una NOTA DISCIPLINARE SUL REGISTRO.

Dopo pochi giorni la preside tenta la sospensione del ragazzo dalle lezioni che non viene però accettata dai professori con cui Sam ha ottimi rapporti.

Arriva una lettera a casa della famiglia in cui la preside minaccia la madre di denunciarla alle autorità competenti per CULPA IN EDUCANDO. Nel frattempo la famiglia del ragazzo si affida all’avvocato Rita Foria che denuncia l’accaduto al Ministero dell’Istruzione e all’Ufficio Scolastico sia Provinciale che Regionale affinché venga effettuata un’indagine sul comportamento della dirigente dell’Istituto.

Arriva anche il 7 IN CONDOTTA sulla pagella. L’avvocato Foria chiede alla scuola copia del verbale del consiglio nel quale è stato deciso il voto. Tale richiesta non ha alcun riscontro!

Il giorno 5 aprile 2011 la madre viene convocata dall’assistente sociale del comune di residenza. La Procura della Repubblica richiede tramite il TRIBUNALE DEI MINORI UN’INDAGINE SOCIO-AMBIENTALE sulla madre di Samuele denunciata per CULPA IN EDUCANDO.

La madre comincia la sua protesta.

Sempre sulla questione: http://lgsmacerata.blogspot.com/2011/04/i-diritti-di-samuele-sono-i-diritti-di.html
Il gruppo facebook promosso dalla madre di Samuele è: "Difendiamo Samuele" http://www.facebook.com/home.php?sk=group_216184111731801&ref=ts

14.3.11

Il ministro della distruzione




Sono un’insegnante di sostegno, supplente, con contratto a termine.


Ieri la ministra della mia categoria, colei che dovrebbe rappresentarmi, e colei da cui mi dovrei sentire protetta, è intervenuta nel programma “Che tempo che fa” in un’intervista che non merita di essere chiamata tale, a mio modesto avviso, in quanto altro non è stato che una tribuna politica.

Ho cercato e, con fatica, trovato il coraggio di ascoltarla e dopo imprecazioni e mal di stomaco per l’umiliazione e per la rabbia, provo a passare in rassegna i vari concetti e argomenti trattati dalla Gelmini. Vorrei farlo portando la mia testimonianza diretta, parlando di fatti quotidiani del mio lavoro.


Si parla di eccesso di personale: ci sono più insegnanti che carabinieri. Bhè…me ne compiaccio. Uno Stato in cui è lasciato più spazio alla cultura che alla paura è uno stato che mi rappresenta! Ma la ministra non la pensa così, sembrerebbe che le forze dell’ordine le stiano più a cuore! Che abbia sbagliato ministero?


Ma scendiamo nei fatti: nella mia scuola manca, a causa dei tagli, una figura docente (eppure non ci sono stati licenziamenti a sentir parlare lei!). E che sarà mai, una sola!? Una in più una in meno…Le conseguenze? Non esistono più compresenze, momenti in cui la tanto acclamata qualità emergeva, in quanto, ad esempio, si divideva la classe e si sfruttava l’aula di informatica, dove è impossibile andare con l’intero gruppo, perchè i pc sono 6, al massimo 7, quando il settimo decide di funzionare; oppure si organizzavano gruppi di rinforzo, in cui anche i ragazzini che necessitavano di più tempo, potevano raggiungere gli altri negli apprendimenti.


Una seconda conseguenza va a cadere sulle spalle dei bambini con disabilità, le cui preziosissime ore (che purtroppo sono sempre troppo poche) vengono utilizzate dalla scuola (che si trova costretta ad adottare questi rimedi) per coprire l’orario scolastico. Ma tanto, come dice lei, ci sono nella scuola disabilità inventate. Ma non si rende conto del dramma familiare che può esserci dietro all’accreditamento della disabilità? Come si può fregare su una cosa del genere?


Va bè…ma il punto è che si aveva bisogno di piazzare del personale, la scuola in fondo è un ammortizzatore sociale. Con questa affermazione ha praticamente demolito la credibilità della nostra classe, umiliandola e screditandola, accusandoci praticamente di parassitismo. La competenza, la passione nel lavoro, la dedizione sono scomparsi di colpo. Ma lei ha un rimedio anche a questo! Gli insegnanti potranno mostrare la propria preparazione, perche verranno valutati! Ma valutati in base a cosa? In base ai risultati, ovvero in base alle nozioni che riusciremo a trasferire nelle teste degli allievi.


Il ruolo del’insegnante, pieno di sfumature che vanno dalla pedagogia, alla psicologia all’educazione civile, svilito a un wikipedia con braccia e gambe.


Il docente è innanzitutto educatore. Ma questo come faranno a valutarlo???


La scuola quindi ridotta a una corsa ai voti, alla competizione. Senza prendere affatto in esame la generazione dei ragazzini con cui ci troviamo a lavorare: una generazione ricca di contenuto e di sensibilità, che non accetta come forma educativa quella dell’autoritarismo.


Parliamo di questo!Della necessità di cambiare rotta pedagogica!


Ma non può saperlo questo la ministra, non è del mestiere!


lucia

1.3.11

Celestini: riprendiamoci le scuole, compagno Silvio!

Un tracciato politico valido per un sindacato studentesco, per un'associazione di professori, per un laboratorio...
Di Ascanio Celestini. Tratto da l'Unità del 1 marzo.
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Sono d'accordo con Berlusconi, la scuola pubblica ha "un'influenza deleteria" e propaganda "culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità", infatti mio figlio ha appena quattro anni e invece di avere un insegnante che gli parla in inglese ne ha una che gli fa religione. Qualcuno fin da quando andavo io a scuola diceva che l'insegnante di religione in realtà insegna "storia delle religioni" e allora perché non mandano un laureato in antropologia?

E poi perché un bambino di quattro anni (ma anche uno di dieci o dodici) dovrebbe studiare Ernesto De Martino o James Frazer? Infatti non lo fa. A scuola non si studia antropologia e gli insegnanti di religione non entrano nella scuola attraverso gli stessi canali dei loro colleghi. In più c'è un'altra distorsione ideologica che non mi piace nella scuola (pubblica o privata) ed è la presenza di un solo insegnante: uno per tutti e cinque gli anni alle elementari e comunque uno alla volta negli anni successivi.

Quando un individuo, anche se adulto, preparato e intelligente, si pone da solo davanti a un gruppo finisce per diventare autoritario. Credo che nella scuola ci debba essere maggior presenza di insegnanti per evitare l'autoritarismo a favore dell'autorevolezza. Basta entrare in una classe e senza la presenza degli studenti ci accorgiamo che la disposizione stessa dei banchi rispetto alla cattedra pone gli studenti uno scalino al di sotto rispetto all'insegnante. Per non parlare poi delle condizioni degli edifici scolastici che spesso sono al limite (o oltre) delle condizioni di agibilità. Nel liceo statale che frequentavo io non c'era né palestra, né aula magna, né scale di sicurezza.

Non serviva sabotare la scuola o telefonare per dire che c'era una bomba: bastava chiamare i pompieri. In più la scuola pubblica è ancora troppo chiusa su se stessa, mentre dovrebbe essere un presidio di civiltà aperto alla cittadinanza. All'uscita degli studenti dovrebbe seguire l'entrata dei cittadini che potrebbero frequentare la scuola per corsi, incontri, assemblee e anche spettacoli e dibattiti o persino per motivi ludici.

Nella borgata in cui abito io non c'è¨ né il verde pubblico, né un vero luogo di incontro che non sia privato e a pagamento come la pizzeria o il bar: se la scuola media e elementare si aprissero a tutti noi cittadini credo che sarebbe un grande passo avanti. Dunque sono d'accordo col Presidente Berlusconi: questa scuola è ancora troppo legata a una cultura di destra che la vede come un parcheggio o al massimo un diplomificio.

Riprendiamoci le scuole, compagno Silvio! Lasciamo che la scuola privata cammini orgogliosamente sulle sue gambe e non imbrogliamola col solito assistenzialismo pubblico. Sono sicuro che Bagnasco sarà d'accordo con noi. Dare i soldi ai preti significa assoggettarli e noi vogliamo una libera Chiesa in un libero Stato.