In effetti quella paura che da gennaio sta sconvolgendo Israele, attonito spettatore del diffondersi del vento rivoluzionario arabo, si è impossessata di ogni sua giornata e di ogni sua istituzione. “Punto di svolta” è il nome della mostruosa esercitazione che ha manovrato giorni fa tutta la popolazione di Israele, migliaia e migliaia di persone, all’unisono e senza la minima perplessità, per affrontare “l’attacco nucleare che -a detta dei vertici militari- potrebbe abbattersi sull’intero Paese”. Simulazione di pioggia di razzi e missili e conseguente corse nei rifugi atomici. Lo scenario ipotizzato prevede che il centro del paese sia colpito da centinaia di missili ogni giorno; sono stati simulati l’esplosione di un elicottero in un centro abitato della Galilea, un attacco alla Knesset, la mobilitazione di ospedali e ospizi.
La paura è diventata panico nel governo israeliano, che invia milioni di sms sul pericolo imminente di un attacco nemico a tutta la popolazione, mentre distribuisce a tutti l’ultimo modello di maschera antigas. “I nostri nemici sanno perfettamente che, se ci attaccheranno, noi li colpiremo in modo devastante, ma dobbiamo prepararci”, ha spiegato il vice ministro della difesa Matan Vilnai.
Siamo ad un punto di svolta, ma non temete -sembrano dire i vertici del governo- come sempre vinceremo ma solo se sapremo prepararci a colpire “in modo devastante”.
E’ proprio questa fiammata di follia che preoccupa tutti coloro che hanno salutato dalle banchine di ogni angolo del mondo la partenza della Flotta più bella del mondo…che ci fa commuovere per la sua straordinaria bandiera di lotta nonviolenta facendoci scorgere all’orizzonte, finalmente, la sponda della libertà. (Non dimenticate di condividere in Facebook o in ogni altro modo la bellissima canzone Freedom for Palestine: http://www.youtube.com/watch?v=V28HnPTYz-I )
BoccheScucite ha incontrato in Italia un funzionario dell’UNRWA: “Sono ritornato dopo tre anni a Gerusalemme ed era irriconoscibile… Le colonie hanno stravolto gli stessi quartieri e aprendo la finestra della location delle nazioni unite, il serpente del muro che avvolge il Monte Scopus mi ha tolto il fiato. Quando sono andato a trovare i miei colleghi di Ramallah mi sono trovato in una grande metropoli piena di cantieri ed enormi cartelloni pubblicitari che annunciavano l’apertura di nuove compagnie finanziarie e imprese economiche”.
In effetti, sta tornando di moda la cosiddetta “pace economica”: Netanyahu ripete sempre più spesso che “’L'occupazione non è un ostacolo allo sviluppo dell’economia palestinese, anche per l’allentamento di alcune misure di sicurezza”(Al Congresso Usa, 24 maggio). Vi ricordate i ricorrenti “Piani Marshall”, oscene soluzioni alla cosiddetta “instabilità politica” mai chiamata col suo vero nome di occupazione, che anche il nostro impresentabile primo ministro Berlusconi invoca periodicamente? Il trucco è semplice: far arrivare più denaro nei Territori Occupati per non far pensare all’occupazione e nascondere dietro ai cartelloni pubblicitari l’oppressione in atto. È proprio questo amico funzionario dell’UNRWA ad aprirci l’ultimo loro Report: “Un palestinese su 4 della forza lavoro in Cisgiordania rimane disoccupato. La crisi è totale, nonostante una modesta crescita occupazionale all’inizio del 2010. L’occupazione e le infrastrutture ad essa correlate, come gli insediamenti, le by-pass road che dividono la terra palestinese, la violenza dei coloni e il muro in Cisgiordania, hanno ridotto le prospettive per i palestinesi e in particolar modo per i rifugiati”.
Altro che boom economico, caro Netanyahu. Nessuna svolta per un popolo schiacciato e umiliato.
Nessun cambiamento per un popolo abituato a vedere colonizzata la sua terra senza ritegno e senza paura nemmeno della contestazione dell’inossidabile alleato americano. Infatti, anche la scorsa settimana si è ripetuto il pesante affronto diplomatico già più volte messo in atto, l’ultima volta con Joe Biden. Il bis è avvenuto con Catherine Ashton, Alto Rappresentante della politica estera dell’Ue. Il ministro dell’interno israeliano, senza temere lo sconcerto e le proteste conseguenti, le ha sbattuto in faccia l’annuncio ufficiale di una nuova autorizzazione per l’ingrandimento di 2.000 alloggi nell’insediamento di Ramat Schlomo, a Gerusalemme Est. Un nuovo colpo assestato alla possibilità di una ripresa del processo di pace. Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, è un segnale chiaro in vista di Settembre, quando i palestinesi pretenderebbero di affermare i loro diritti davanti all’Onu, proclamando unilateralmente l’indipendenza della Palestina davanti all’Assemblea generale del Palazzo di Vetro.
