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11.7.11

Punto di svolta

Editoriale tratto da bocchescucite.org


Mentre sentiamo il limite di un Editoriale che avrebbe preferito potersi collegare in diretta con le nostre navi della Freedom Flottilla 2, la più grande flotta umanitaria contro l’embargo di un popolo oppresso, dedichiamo ai membri degli equipaggi questo numero del nostro BoccheScucite.

“Scudo difensivo”? Proprio così. “Piombo fuso”? Chiarissimo. Ancora una volta il nome che gli è stato trovato è…tutto un programma.
In effetti quella paura che da gennaio sta sconvolgendo Israele, attonito spettatore del diffondersi del vento rivoluzionario arabo, si è impossessata di ogni sua giornata e di ogni sua istituzione. “Punto di svolta” è il nome della mostruosa esercitazione che ha manovrato giorni fa tutta la popolazione di Israele, migliaia e migliaia di persone, all’unisono e senza la minima perplessità, per affrontare “l’attacco nucleare che -a detta dei vertici militari- potrebbe abbattersi sull’intero Paese”. Simulazione di pioggia di razzi e missili e conseguente corse nei rifugi atomici. Lo scenario ipotizzato prevede che il centro del paese sia colpito da centinaia di missili ogni giorno; sono stati simulati l’esplosione di un elicottero in un centro abitato della Galilea, un attacco alla Knesset, la mobilitazione di ospedali e ospizi.
La paura è diventata panico nel governo israeliano, che invia milioni di sms sul pericolo imminente di un attacco nemico a tutta la popolazione, mentre distribuisce a tutti l’ultimo modello di maschera antigas. “I nostri nemici sanno perfettamente che, se ci attaccheranno, noi li colpiremo in modo devastante, ma dobbiamo prepararci”, ha spiegato il vice ministro della difesa Matan Vilnai.
Siamo ad un punto di svolta, ma non temete -sembrano dire i vertici del governo- come sempre vinceremo ma solo se sapremo prepararci a colpire “in modo devastante”.
E’ proprio questa fiammata di follia che preoccupa tutti coloro che hanno salutato dalle banchine di ogni angolo del mondo la partenza della Flotta più bella del mondo…che ci fa commuovere per la sua straordinaria bandiera di lotta nonviolenta facendoci scorgere all’orizzonte, finalmente, la sponda della libertà. (Non dimenticate di condividere in Facebook o in ogni altro modo la bellissima canzone Freedom for Palestine: http://www.youtube.com/watch?v=V28HnPTYz-I )
Intanto, di sicuro, come sempre, c’è quella quotidiana distruzione della terra e della vita, che non stupisce ormai quasi più quasi nessuno.
BoccheScucite ha incontrato in Italia un funzionario dell’UNRWA: “Sono ritornato dopo tre anni a Gerusalemme ed era irriconoscibile… Le colonie hanno stravolto gli stessi quartieri e aprendo la finestra della location delle nazioni unite, il serpente del muro che avvolge il Monte Scopus mi ha tolto il fiato. Quando sono andato a trovare i miei colleghi di Ramallah mi sono trovato in una grande metropoli piena di cantieri ed enormi cartelloni pubblicitari che annunciavano l’apertura di nuove compagnie finanziarie e imprese economiche”.
In effetti, sta tornando di moda la cosiddetta “pace economica”: Netanyahu ripete sempre più spesso che “’L'occupazione non è un ostacolo allo sviluppo dell’economia palestinese, anche per l’allentamento di alcune misure di sicurezza”(Al Congresso Usa, 24 maggio). Vi ricordate i ricorrenti “Piani Marshall”, oscene soluzioni alla cosiddetta “instabilità politica” mai chiamata col suo vero nome di occupazione, che anche il nostro impresentabile primo ministro Berlusconi invoca periodicamente? Il trucco è semplice: far arrivare più denaro nei Territori Occupati per non far pensare all’occupazione e nascondere dietro ai cartelloni pubblicitari l’oppressione in atto. È proprio questo amico funzionario dell’UNRWA ad aprirci l’ultimo loro Report: “Un palestinese su 4 della forza lavoro in Cisgiordania rimane disoccupato. La crisi è totale, nonostante una modesta crescita occupazionale all’inizio del 2010. L’occupazione e le infrastrutture ad essa correlate, come gli insediamenti, le by-pass road che dividono la terra palestinese, la violenza dei coloni e il muro in Cisgiordania, hanno ridotto le prospettive per i palestinesi e in particolar modo per i rifugiati”.
Altro che boom economico, caro Netanyahu. Nessuna svolta per un popolo schiacciato e umiliato.
Nessun cambiamento per un popolo abituato a vedere colonizzata la sua terra senza ritegno e senza paura nemmeno della contestazione dell’inossidabile alleato americano. Infatti, anche la scorsa settimana si è ripetuto il pesante affronto diplomatico già più volte messo in atto, l’ultima volta con Joe Biden. Il bis è avvenuto con Catherine Ashton, Alto Rappresentante della politica estera dell’Ue. Il ministro dell’interno israeliano, senza temere lo sconcerto e le proteste conseguenti, le ha sbattuto in faccia l’annuncio ufficiale di una nuova autorizzazione per l’ingrandimento di 2.000 alloggi nell’insediamento di Ramat Schlomo, a Gerusalemme Est. Un nuovo colpo assestato alla possibilità di una ripresa del processo di pace. Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, è un segnale chiaro in vista di Settembre, quando i palestinesi pretenderebbero di affermare i loro diritti davanti all’Onu, proclamando unilateralmente l’indipendenza della Palestina davanti all’Assemblea generale del Palazzo di Vetro.
Stavolta, anche la diplomazia fa paura. L’elenco dei Paesi pronti a sostenere questo riconoscimento aumenta e aumentano parallelamente le minacce di Israele. Il primo ministro è stato chiaro: “la proclamazione unilaterale di uno Stato palestinese causerebbe danni irrimediabili al processo di pace”. Esatto. Proprio un “Punto di svolta” “irrimediabile” perché segnerebbe la fine dell’impunità dell’aggressore e forse, segnerebbe “irrimediabilmente” l’inizio della pace giusta per il medioriente!
Lasciate a questo punto che sottolineiamo con tutti gli evidenziatori possibili un documento eccezionale, per autore e contenuto, che vi chiediamo di leggere qui di seguito nella rubrica LENTE D’INGRANDIMENTO.
Così, mentre vi suggeriamo di spostarvi nei prossimi giorni dalla Newsletter al sito www.bocchescucite.org per accompagnare la rotta della Flotta della pace verso l’inferno di Gaza, noi abbiamo l’ardire di sperare contro ogni speranza che dalla comunità internazionale, oggi prima ancora di settembre, venga davvero l’insperato punto di svolta, la pace.

BoccheScucite

I nostri articoli-testimonianza dalla Palestina:

25.4.11

Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare. Vittorio Arrigoni un vincitore.


Tra il silenzio assordante di una politica lontana anni luce e l'indifferenza del giornalismo che largo spazio hanno dato ai militari caduti nelle tante guerre, con dirette televisive, gran titoli, omaggi e indignazioni, ieri l'ultimo saluto ad un vincitore: Vittorio Arrigoni.

In segno di polemica con le istituzioni, che hanno ignorato non solo Vittorio in quanto persona, il suo sacrificio, ma colpevolmente la sua lotta per i diritti umani, ieri il vice sindaco di Bulciano ha parlato alle celebrazioni togliendosi la fascia tricolore. Una battaglia scomoda quella di Vittorio, che non lasciava spazio a interpretazioni, che rendeva limpida l'assurdità di una condizione, quella dei palestinesi, di assedio continuo e di costante violazione dei diritti umani da parte del governo di Israele. L'assenza totale e irrispettosa delle cariche politiche è inaccettabile.

Vittorio era un pacifista che aveva scelto di raccontare Gaza durante "piombo fuso", che aveva scelto di stare tutti i giorni accanto ai palestinesi, mentre rischiano la vita per andare a coltivare le LORO terre, o a pescare nelle LORO acque. Vittorio aveva scelto di dare voce alla Palestina che troppo spesso viene soffocata, taciuta, dipinta ad arte per restituirci ciò che fa comodo alla politica, all'economia e calpesta la storia. Giornalista freelance e blogger attivo, con Manifestolibri aveva pubblicato un libro sulla sua esperienza nella Striscia intitolato “Gaza Restiamo Umani”, già tradotto in 4 lingue. Nell’ultimo periodo stava aiutando a organizzare la partenza di un’ imbarcazione dall’Italia con aiuti per i palestinesi di Gaza: una ‘Freedom Flotilla’ italiana per rompere l’embargo israeliano”.

A salutare Vittorio c'era però tutto il mondo che la pace la sperimenta veramente, con azioni quotidiane e che si adopera costantemente per costruire ponti e non muri, tendere mani e non fucili, spianare strade e non case, coltivare verità e non ingiustizia. Tutta questa gente era presente e ha fatto sentire la sua voce, una voce decisa, piena, consapevole e non soffocabile. Queste voci si sono unite a quelle dei palestinesi che hanno tanto amato Vittorio e che con lui hanno dato vita a una resistenza non violenta strenue e incessante a Gaza, da dove RESTARE UMANI è davvero difficile quando tutti i diritti fondamentali sono lesi, negati, taciuti colpevolmente anche e soprattutto dall'Occidente che conta.

Questa grande assenza sarà dura da colmare e certamente non sarà facile da comprendere, ma non sarà una ragione per abbandonare la Palestina nella sua lotta per la giustizia, una giustizia che è l'unica condizione per la pace.

Il laboratorio, che era in contatto con Vittorio da qualche tempo, e che ha visto da vicino i territori palestinesi occupati, si unisce al dolore dei familiari ed esprime solidarietà e vicinanza a quanti operano per i diritti umani, mettendo a servizio la propria vita.

18.4.11

Vittorio, mai vivo come ora

di Egidia Beretta Arrigoni

Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell'aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.

Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver manifestato con l'amico Gabriele l'anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao...»

Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell'autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato l'occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.

Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell'uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani.

14.4.11

Vittorio Arrigoni è morto.

Vittorio Arrigoni è morto. Non ci sentiamo di scrivere più di quanto abbiamo riportato ieri, per cui segue l'articolo scritto dopo il sequestro.


Come un fulmine ci colpisce il sequestro di Vittorio Arrigoni, operato si dice da una gruppo salafita islamico, ma probabilmente pianificato dai servizi segreti israeliani.

Vittorio rappresentava la voce italiana di Gaza, l'unico nostro concittadino rimasto nella Striscia durante i bombardamenti israeliani del 2008-2009. Continuamente informava dal suo blog su quanto accadeva a Gaza, e negli ultimi giorni denunciava i continui attentati e bombardamenti israeliani (vedi: http://guerrillaradio.iobloggo.com).


Il Laboratorio era costantemente aggiornato e informato via mail di quanto accadeva.


Famoso fu un suo video di risposta alle dichiarazioni di Saviano pro-Israele.


Riportiamo di seguito l'articolo scritto da www.infopal.it, uno dei siti più affidabili sulla questione palestinese, con cui collaborava anche Vittorio Arrigoni.


InfoPal. Vittorio Arrigoni, il noto attivista italiano dell'Ism, che vive a Gaza ormai da anni, è stato rapito da un gruppo salafita, denominatosi "Hisham as-Su'eidani": http://www.youtube.com/watch?v=gCyA7A4pDXc&feature=youtu.be Dal messaggio diramato nel sito, sembra che Vittorio sia in mano a un gruppo salafita legato ad al-Qa'ida. Il video mostra Vittorio bendato e con delle abrasioni.

Il testo del messaggio minaccia l'uccisione dell'attivista entro le prossime 30 ore se il governo Hamas non rilascerà dei salafiti rinchiusi in carcere. Il ministero degli Interni del governo di Gaza ha confermato la notizia e ha fatto sapere di aver avviato le ricerche, ma non ha escluso che il sequestro coinvolga realtà esterne alla Striscia di Gaza. Al-Qa'ida a Gaza?

Fonti ufficiali del governo di Gaza hanno dichiarato alla nostra redazione che non esiste alcuna organizzazione legata ad al-Qa'ida a Gaza, ma si tratterebbe, invece, di una realtà creata dall'intelligence israeliana per fomentare conflitti interni a Gaza, che si avvale di "manovalanza" locale, indottrinata e convinta di rappresentare il network di Bin Laden.

"Tutti i gazesi sanno che questa organizzazione non esiste davvero - ci ha spiegato un collega al telefono -. Ci sono degli individui che si dichiarano suoi aderenti, ma il regista è Israele. Questo gruppo 'salafita' ha rapito Arrigoni per chiedere la liberazione di loro commilitoni imprigionati.

Ma perché proprio un occidentale? Un italiano? Piuttosto, per far pressioni sul governo di Gaza, avrebbero potuto rapire un militante o dirigente di Hamas. Purtroppo, noi temiamo che dietro ci sia Israele, che vuole spaventare gli attivisti della Freedom Flotilla2, in partenza il mese prossimo. C'è molta rabbia tra la gente di Gaza: tutti conoscono e apprezzano Vittorio".

Il nostro augurio è che Vittorio possa tornare a fare il suo lavoro, per la libertà dei palestinesi e la giustizia in a Gaza e in Medioriente.

28.2.11

Gaza, soldati israeliani uccidono tre palestinesi al confine.

Articolo tratto da PeaceReporter, scritto da Vittorio Arrigoni, militante per i diritti umani da Gaza.

Per i palestinesi stavano estraendo ghiaia. Per Israele stavano piantando esplosivi.
Soldati israeliani hanno ucciso la notte scorsa la tre giovani palestinesi nella Striscia di Gaza. Lo riferiscono fonti sanitarie locali.
Secondo i palestinesi, i tre stavano estraendo ghiaia da un ex insediamento israeliano a ovest di Beit Lahiya, nel nord della Striscia.
Fonti militari israeliane hanno dichiarato invece che i tre sono stati uccisi mentre tentavano di infiltrarsi in Israele, apparentemente per piantare ordigni esplosivi.
Testimoni locali riferiscono di aver udito il suono di fucili mitragliatori e che nell'operazione è stato impiegato anche un elicottero.
Nessun gruppo militante palestinese ha rivendicato i morti come suoi membri. I tre avevano 20, 25 e 29 anni e facevano i pescatori.
Israele ha imposto una zona cuscinetto di trecento metri oltre il confine con Gaza per distanziare i militanti dalle sue truppe e torri di sorveglianza.