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22.7.11

Gli studenti entrano in Rettorato per protestare contro il caro-tasse.

L'aumento delle tasse, la riduzione dei servizi e delle borse di studio all'Università sono lo specchio di un Paese che fa una Manovra Finanziaria che non toglie nulla ai più ricchi, non combatte la speculazione finanziaria e invece riduce gli investimenti nel sociale, i fondi per gli enti locali e aumenta la tassazione generale sulle fasce medie.
Sicuramente non è con le parole o i comunicati che si può far emergere un conflitto sociale sempre più radicale; va denunciato l'esproprio dei diritti del lavoro e del sapere che si sta compiendo con la scusa della crisi, va rilanciata un'idea nuova di società che parli alle comunità, che garantisca tutte e tutti, che faccia della cogestione delle risorse il proprio elemento nuovo. E che abbia nella democrazia diffusa e costante un elemento inedito per la storia del nostro Paese.
Siamo certi che da settembre ripartirà un percorso di mobilitazione atto a denunciare tutto ciò ed a mettere in campo una nuova proposta di trasformazione radicale della società che veda le nuove generazioni protagoniste della riscrittura delle regole di democrazia, diritti sul lavoro, eguaglianza, giustizia sociale, libertà.
Il Laboratorio Giovanile Sociale, come l'anno scorso, sarà assieme al Movimento degli Studenti ed a tutte le realtà che sostengono le lotte de* student*, de* lavoratori/trici, dei precari e dei disoccupati.

Di Beatrice Cammertoni - Cronache Maceratesi 22/07/2011

Niente soldi, niente futuro”: recita così striscione appeso fuori dalla sede del Senato Accademico, in Piaggia della Torre da questa mattina. La mobilitazione del Movimento Studenti non si è fermata alla campagna di subvertising: dopo aver riveduto e corretto i cartelloni pubblicitari dell’Unimc con gli slogan della protesta contro l’aumento delle tasse, oggi un gruppo di almeno trenta manifestanti è entrato nella di Piaggia della Torre, dove si trovano non solo il Rettorato e i relativi uffici ma anche i locali delle sedute del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. Proprio quest’ultima assemblea si sarebbe dovuta svolgere stamattina, ma Lacchè e altri partecipanti hanno trovato all’ingresso dell’edificio il gruppo di occupanti che chiedeva chiarimenti e spiegazioni. Già in settimana il Senato Accademico si è espresso in favore della manovra, che prevede un aumento sulle rette degli studenti che va dai 35 euro per le fasce di contribuzione più basse ai 325 per quelle più alte nonché l’introduzione di una mora che va dal 10 al 20% per i fuoricorso.
Oggi la discussione, quanto mai accesa, si sarebbe dovuta spostare al Consiglio di Amministrazione nella prima mattinata, ma il Rettore Lacchè, ha trovato ad attenderlo il gruppo di manifestanti, che dopo aver chiesto chiarimenti e spiegazioni hanno impedito a lui e agli membri dell’assemblea di entrare. “Abbiamo chiesto ad un rettore alquanto irritato dalla nostra presenza, di non aumentare le tasse o perlomeno di rinviare il consiglio all’inizio dell’anno accademico, garantendo una maggiore trasparenza e permettendo la partecipazione di tutti gli studenti, spiegando pubblicamente le ragioni di questa grave decisione. Ragioni che non è neanche riuscito a spiegare ai presenti, ai quali ha solo intimato di andarsene, sottraendosi con arroganza al confronto: tutti i membri del consiglio hanno preferito defilarsi, abbandonando l’anticamera della sala consiliare. E’ inaccettabile che in questo periodo di crisi si continui a far pagare a studenti e precari le conseguenze di una politica di tagli e diminuzione dell’offerta formativa.”
L’occupazione di questa mattina trova le sue motivazioni tanto in ragioni di merito quanto di metodo. Daniele Ciaffaroni e Francesco Interlenghi parlano di aumento inaccettabile e di mancata trasparenza nel discutere della questione nel mese di Luglio, quando mancano i grandi numeri per quel che riguarda la presenza degli studenti e quando, ormai avviata la fase delle iscrizioni non è ancora stato chiarito l’importo effettivo delle tasse da pagare. La manovra è motivata dagli alti vertici dell’Ateneo come indispensabile in seguito ai tagli del governo e giustificata con un miglioramento dell’offerta formativa e del numero dei docenti, argomentazione non accettata dagli studenti che al contrario denunciano cancellazione di corsi e una realtà di fatto lontana da queste previsioni.
“Se è vero che la proposta è così valida” sostengono gli studenti, “per correttezza e trasparenza dell’intero percorso se ne parli a Settembre, così da poter rendere partecipe tutti coloro che pagheranno le tasse. Siamo qui in trenta, in pieno Luglio e questo è già un risultato importante.” Il Consiglio di oggi deve discutere anche dei criteri per le borse di studio, questione quanto mai calda, specialmente in previsione di un  aumento di tasse. “I tagli della Gelmini e di Tremonti impongono ai piccoli atenei come quello di Macerata delle scelte coraggiose e di responsabilità se si vuole evitare che ricadano sugli studenti. Ci stiamo muovendo come gruppo autonomo, ma seguiamo e speriamo nei rappresentanti degli studenti nei vari consiglio, ma anche se ancora non abbiamo visto i verbali della riunione del Senato sappiamo che Obiettivo Studenti ha votato a favore.”
***
Officina Universitaria sceglie invece il Casb, il centro bibliotecario d’ateneo, per una conferenza stampa sui temi caldi che caratterizzano queste giornate di mobilitazione studentesca. Il senatore accademico Marco Monaldi, il consigliere Andrea Tonnarelli, Mattia Benfatto e Roberto Nappi hanno incontrato i giornalisti mentre il Consiglio d’Amministrazione era ormai in corso e in attesa di notizie dal rappresentante Gentjan Preci. “Non c’è stata una consultazione preventiva ed è stato scelto un periodo in cui gli studenti sono tornati a casa e non possono reagire.” Esordisce così Andrea Tonnarelli, membro per Officina del Consiglio degli Studenti, organo chiamato ad esprimere pareri non vincolanti sulle decisioni poi eventualmente approvate o rimandate dal Senato e dal Consiglio d’Amministrazione e che solo giovedì scorso è venuto a conoscenza del piano oggi in fase di discussione. “Una proposta inattesa, non annunciata e sulla quale non siamo stati chiamati in causa come rappresentanti. E’ mancato tutto l’iter che avrebbe previsto una nostra partecipazione. La necessità di aumentare le tasse ci è stata motivata con l’obiettivo di puntare sul merito e con il fatto che l’Unimc, una delle università meno costose d’Italia faceva troppa fatica nel mantenere quello standard di servizi a quella contribuzione. Questo ci mette di fronte alla consapevolezza che non ci saranno miglioramenti con l’aumento ma anzi verrà mantenuto il livello attuale.” Puntare sul merito: l’accesso a borse di studio ottenute per i risultati nello svolgimento di esami e corsi sarà più difficile: “Crescono i crediti e la media dei voti necessari, per non parlare del fatto che studenti che hanno fatto le loro considerazioni nel corso dell’anno accademico per rientrare nelle borse oggi si trovano a dover confrontarsi con requisiti diversi.”
Nel corso delle ultime giornate Officina ha raggiunto un proprio risultato, ottenendo la revisione delle fasce contributive (ne sono state aggiunte due) e quindi aumentando la progressività delle tasse pagate a mano a mano che si sale nel livello dell’ISEE. L’assetto definitivo è in corso di discussione in Consiglio d’Amministrazione ma anche per quel che riguarda questa questione il modus operandi dei vertici d’Ateneo suscita critiche: “Se ci avessero ascoltato il precedenza o se avessimo avuto più spazio in questo contesto avremmo potuto pensare e realizzare un sistema ancora più efficente e progressivo” dice Marco Monaldi, reduce da una seduta del Senato Accademico in cui la proposta è passata con i soli voti contrari del rappresentante di Officina e dell’ex Rettore Febbrajo. “Torno a contestare il metodo con il quale la proposta è stata posta e poi discussa. C’è stata presentata una situazione di grossa difficoltà economica facendo leva sulla necessità di condividere il problema e agire sul bilancio con dei tagli. A sedute precedenti si era parlato di un bilancio di 4 milioni di euro tra attivi e passivi e di aumentare i primi vendendo degli immobili dell’università che però non hanno trovato acquirenti. Per questo si ricorre ad un rincaro delle tasse.” I fuoricorso saranno tra i più colpiti. La mora, da irrisoria, diventerà molto più sostanziosa: “Andiamo a colpire gli studenti lavoratori che spesso sacrificano gli studi proprio per coprire rette e spese” ha aggiunto Monaldi. Prossimi passi: “A settembre riprenderemo la mobilitazione, ora non ci sono studenti e le principali sedute dell’iter sono già avvenute.
Ma quando l’università comincerà a ripopolarsi torneremo a ripresentare le nostre richieste, siamo pronti anche a coordinarci con altre forze e movimenti. Di Obiettivo Studenti non comprendiamo come mai da un’iniziale vicinanza con le nostre idee si sia passati ad un voto responsabile, così come definito dal loro senatore, in favore della proposta. Per quanto riguarda gli altri gruppi anche extra-istituzionali, siamo pronti a iniziare a collaborare da settembre se ci sarà una condivisione di obiettivi. Noi vogliamo essere un riferimento sia come gruppo negli organi di governo dell’Ateneo ma anche un gruppo per la mobilitazione delle piazze.” Da qui all’autunno si aprirà anche la stagione delle nuove iscrizioni: “Macerata era forse attrattiva per le tasse abbordabili e tra le più basse di Italia. Future matricole che hanno partecipato alla giornata d’orientamento troveranno una situazione diversa. Per non parlare del fatto che i già iscritti rischiano di venirne a conoscenza solo all’arrivo del prossimo bollettino”. La proposta avrà degli effetti collaterali anche per ciò che riguarda l’Ersu e la tutela del diritto allo studio, come mette in evidenza Roberto Nappi, coordinatore di Officina. “A livello nazionale sono state tagliate le borse di studio fino al 30% e ciò coinvolge anche gli Atenei marchigiani. Ad un aumento delle tasse con servizi equivalenti corrisponderà anche una riduzione delle tutele che discendono dal diritto sancito dalla Costituzione”.

6.7.11

L'impatto della manovra finanziaria sui giovani e l'Università

La manovra economico-finanziaria che il Governo sta predisponendo, tra i mille distinguo anche interni alla maggioranza parlamentare, rappresenta senza dubbio l’ennesima stangata su un paese che ormai da anni vive sull’orlo del tracollo.
Il disagio economico e la condizione sostanziale di precarietà sociale e lavorativa sono, oggi, sotto gli occhi di tutti. In un quadro ormai drammatico, il Governo, che fa?  Innanzitutto i soliti  giochini e proclami sulla giustizia, in particolare intercettazioni, per mettere al riparo le vari lobby economiche che spuntano come funghi, e modifiche del codice di procedura civile per proteggere la Fininvest (azienda di famiglia) da un risarcimento di 750 Milioni di Euro. E poi elabora una manovra  da 47 Miliardi di Euro, per pareggiare i disavanzi e risanare i conti, come richiesto dall’Unione Europea.
Fin qui, come vedrete, nulla di strano.
Tuttavia, alcune misure della finanziaria altro non sono se non l’ennesima batosta sui cittadini, sulle classi sociali meno abbienti e sui giovani.
Non potendo ora entrare nel merito delle misure predisposte da Tremonti e dal suo ministero, mi limito a valutare come il costo della manovra (che peraltro potrebbe essere ripagata per metà con il denaro pubblico che andremo ad investire sulla TAV, circa 22 miliardi) non inficia minimamente sui grandi capitali e sulle fasce di reddito medio- alte. Piuttosto, va ad incidere su dipendenti pubblici, (vedi blocco del turn-over e blocco degli aumenti stipendiali) sui pensionati (vedi la rivalutazione delle pensioni dai 1400 Euro ai 2300 Euro) e come dicevo sui giovani.
Entrando però nel merito della questione Università, potremmo già da ora fare un piccolo pronostico su ciò che ci aspetta.
Oltre ai noti tagli in vigore (leggi dal 2008 ad oggi) che hanno già comportato l’aumento della tassazione in buona parte degli atenei italiani e la diminuzione delle borse di studio, l’attuale manovra, attraverso un taglio di 9 Miliardi di Euro agli enti locali, aggiuntivo a quello già previsto dalle precedenti finanziarie, non farà altro che ridurre ancor di più i servizi erogati agli studenti universitari.
Come sappiamo, quei servizi, quali alloggi, trasporti, ristorazione,ecc., garantiti a idonei e vincitori delle borse di studio per requisiti reddituali e/o di merito, sono per la quasi interezza erogati dalle Regioni, attraverso l’ente strumentale per il diritto allo studio (ERSU), attraverso un co-finanziamento Stato- Regioni.
Vista la drastica riduzione del fondo statale e l’ulteriore taglio alle Regioni, la diminuzione dei servizi e delle borse sembra quasi scontata.
Per non parlare poi di un ipotizzabile aumento della tassa regionale sul diritto allo studio. Attualmente questa ammonta a 90 Euro ed è compresa nel totale che gli studenti pagano nelle due rate della retta.
Già per l’anno accademico 2011-2012 la Regione Marche vorrebbe portare la quota da 90 a 105 Euro.
E’ più che ipotizzabile un ulteriore aggravio negli anni a venire.
Tutto ciò si collega anche ad un decreto legge con il quale il Governo vorrebbe riformare il diritto allo studio. Si tratta per il momento solo di una bozza ufficiosa sulla quale si stanno confrontando le varie rappresentanze e che a breve dovrebbe essere presentata alla competente commissione parlamentare. Un veloce sguardo mi ha permesso di capire però i presupposti di questo decreto. Come spesso è accaduto nelle ultime proposte normative, c’è l’esplicita nota “senza oneri finanziari aggiuntivi per lo Stato”.
In un quadro così pessimista qualcuno potrebbe obiettare che si tratta soltanto di ipotesi da me elaborate.
Tuttavia, la realtà di questi ultimi 3-4 anni ha dimostrato, più di qualsiasi parola vana, come tutte le ipotesi fatte sono poi divenute verità, con tutti i guai conseguenti.
Allo stesso tempo limitarsi però ad un’analisi sarebbe riduttivo.
E allora occorre guardare, anche con ottimismo, al futuro. Rimboccarci le maniche lavorando efficacemente per salvaguardare sapere e formazione.
E proprio una delle misure su cui le rappresentanze studentesche, insieme agli studenti tutti, dovrebbero spingere, è la riforma della contribuzione studentesca, con una rivisitazione delle fasce di reddito (aumento delle fasce con più scaglioni reddituali) al fine di far pagare di più a  chi ne ha la possibilità (redditi alti) e salvaguardare invece, come scritto “ad imperitura memoria” nella nostra Costituzione, i meno abbienti e privi di mezzi.


Marco Monaldi
-Senatore Accademico UniMc-
-Consigliere degli studenti UniMc-

15.5.11

Alcune riflessioni. A proposito di Università e scuola pubblica.

Tutto molto facile quando si parla di Scuola e Università. Tutti pronti a urlare ai quattro venti che l’Università, la ricerca e il sapere in generale sono la più grande risorsa del nostro Paese. Perché studiare è importante, studiare ti fa crescere, studiare ti permette di emanciparti. Insomma, lo studio è tutto..
Credo che tutti noi abbiamo sentito queste parole da genitori, nonni, zii, amici più grandi, educatori. Ma in particolare credo che l’abbiamo sentite in televisione, nei telegiornali, in programmi vari, forse persino in qualche puntata del grande fratello o di qualche show televisivo.
Ebbene si, studiare è importante. E’ formazione, sapere, maturità. E’capacità di leggere la storia, comprendere le dinamiche sociali, politiche, economiche. E’ possibilità di avere coscienza critica su ciò che ci circonda. Credo che questo vada detto, e non è mai superfluo riaffermarlo.
Purtroppo però la situazione è diversa. L’ipocrisia di questa fase storica è troppo forte e in particolare una buona dose di politici utilizzano la Scuola e l’Università come strumento di consenso e di propaganda elettorale.

Una riflessione su temi concreti:
Mi limito a riportare alcuni dati, in particolare economici, con i quali spesso faccio i conti, cercando di darne una lettura sempre oggettiva e con l’intento di strutturarli affinchè possano rispondere nella maniera migliore possibile alle esigenze di tutti noi studenti.
Spero di suscitare una riflessione, e perché no, anche “indignazione”, come dice Stéphane Hessel nel suo opuscolo ormai diventato famosissimo.
Come studente eletto al Senato Accademico dell’Università degli studi di Macerata, dopo un anno circa di esperienza, mi sono reso conto, dall’interno, di quella che è la situazione in cui si sviluppa il diritto allo studio e in generale il mondo della scuola e dell’Università. Tra il 2010 e questo inizio di 2011 ho toccato con mano le problematiche legate ai tagli da parte del Governo statale e l’ipocrisia con cui vengono affrontate.

A proposito di borse di studio:
La borsa di studio è quello strumento, garantito dallo Stato e dalle Regioni agli studenti bisognosi e meritevoli, che comprende il vitto, l’alloggio, servizi, più una parte di liquidità economica. Queste borse danno a molti ragazzi/e la possibilità di studiare in maniera dignitosa, pur se privi di mezzi. Niente di più di ciò che stabilisce la nostra Costituzione all’art. 34, III e IV comma.
Alcuni dati. Il finanziamento statale per il 2010: 246 milioni di Euro, da dividere tra le venti Regioni. In linea di massima si riusciva a coprire in questo modo circa il 90% degli studenti idonei e vincitori della borsa nelle fasce del Nord e Centro italia, e il 60 % degli idonei al sud. La finanziaria 2011 ha imposto un forte taglio prevedendo un finanziamento di soli 125 Milioni di Euro. Un taglio di circa 120 Milioni,pari al 50 % del totale. La previsione di bilancio per i prossimi anni vedrà un ulteriore depuramento delle somme. Nel 2013 avremo un finanziamento di soli 12 Milioni di Euro. Complessivamente il taglio in tre anni sarà di 234 Milioni. Aggiungo anche che i concomitanti tagli ai trasferimenti statali per le Regioni comporteranno un ulteriore problema, in quanto l’ente Regionale è partecipe del finanziamento alle borse. E, da alcuni calcoli, il taglio previsto per le Regioni comporterà un’ulteriore riduzione nel fondo per il solo 2011 di 23 Milioni di Euro, arrivando perciò a 101 Milioni.

Una situazione insopportabile:
Qualcuno potrebbe non crederci, ma così stanno le cose. Già quest’anno abbiamo fatto i conti con la carenza finanziaria. Per rimanere dentro la nostra Regione, è bene ricordare che già nel Settembre scorso circa mille studenti degli atenei di Urbino e Ancona, nonostante idonei e vincitori di borsa, non ne erano beneficiari, in quanto mancavano i soldi per pagarle. A seguito delle manifestazioni nazionali e di quella regionale (17 Novembre 2010 sotto i palazzi della Regione Marche, vedi allegato http://www.facebook.com/note.php?note_id=178672955476598 )
siamo arrivati alla firma di un protocollo d’intesa con la Regione. In sede di approvazione della finanziaria, la stessa ha previsto un finanziamento straordinario 2, 5 Milioni di Euro per le borse di studio degli studenti marchigiani. Una importante boccata d’ossigeno limitatamente a quest’anno.

Ulteriori considerazioni generali:
Quella delle borse è solo una delle tante cose di cui si potrebbe discutere. Analoga riflessione vale per:
-finanziamenti alle Università per dipartimenti e centri di ricerca
- blocco delle assunzioni per ricercatori e docenti
- taglio ai finanziamenti delle “borse erasmus” per studenti e dottorandi. Ci dicono che le esperienze all’estero sono fondamentali. Purtroppo si predica bene e si razzola male.
In questo quadro di tagli drammatici, si inseriscono ulteriori problemi, come la continua delegittimazione dei professori e degli educatori in generale, definiti dallo stesso Presidente del Consiglio “insegnanti di Sinistra che nella Scuola Pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”.
Credo che gli insegnanti si occupino di ben altro, piuttosto che inculcare ideologie Comuniste (parola nobile sotto il profilo etimologico e non solo) e valori contro la famiglia.

Il Futuro e la cultura:
Un futuro da guardare alla luce del passato e del presente. Un futuro a cui dobbiamo guardare necessariamente con speranza. La destrutturazione della Scuola e dell’Università, che ormai da diversi anni si sta cercando di mettere in piedi, deve essere combattuta con la forza della cultura. Cultura che è l’arma principale che noi studenti abbiamo. Non possiamo limitarci a guardare da fuori e da estranei a questa situazione. Dobbiamo farci carico di esternare il nostro malessere, di pensare a ciò che c’è di positivo rendendolo ancora migliore, e di guardare a quello che è negativo, comprendendolo, criticandolo, e proponendone un’alternativa. Cè necessità di una Scuola e un’Università accessibili a tutti, che proponga modelli culturali diversi da quelli dei mass media, che sia attento e sappia leggere le dinamiche attuali: l’iper-liberismo, l’immigrazione, la questione meridionale, gli squilibri economici tra nord e sud del mondo, le guerre neo-colonialiste, i movimenti femministi, il rispetto della laicità dello Stato.
La scuola, l’Università e il sapere sono il nostro futuro e il futuro della Società Italiana. Non possiamo rimanere con gli occhi chiusi e con le mani legate. Adoperiamoci collettivamente..

Marco Monaldi

12.5.11

Macerata rEsistente

Oggi giornata di grandi mobilitazioni a Macerata: come Laboratorio Giovanile Sociale abbiamo organizzato l'assemblea d'istituto sulla Palestina all'ITAS, mentre i movimenti studenteschi hanno manifestato contro la presenza del ministro Gelmini nella città, dove clandestinamente e segretamente ha fatto un incontro con il Pdl, Capponi, il Comune (sigh!) ed il rettore (ancora sigh!). Il Movimento degli Studenti ha organizzato un presidio sotto Palazzo Buonaccorsi (dove si svolgeva l'incontro) cui ha preso parte anche Officina Universitaria per un totale di circa 150 persone: cori contro il ministro, che richiamavano alcuni elementi della sua riforma (ulteriore apertura dei CdA ai privati, tagli al Diritto allo Studio e al Fondo Ordinario dell'Università) e incitavano all'idea di un sapere e un percorso formativo diverso, qualificato e qualificante.


Nei prossimi giorni pubblicheremo ulteriori contributi, felici di vedere che quanto si sta seminando all'Università, nelle scuole superiori, nella cittadinanza tutta stia dando i suoi frutti...

7.4.11

La creatività del pensare in comune

Martedì 29 marzo, a Roma, il movimento l'AltraRiforma ha concluso un anno di lavori, assemblee e dibattiti con la pubblicazione in rete del documento Altra Riforma: “la riforma dell'Università scritta da studentesse e studenti”. Chiunque voglia lo può consultare liberamente sul sito: http://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/altrariforma.

Hanno partecipato ai workshop e all'assemblea 227 studenti da 21 atenei italiani. Le realtà organizzate che vi hanno preso parte sono: Assemblea Permanente Urbino, Ateneo Controverso – Cosenza, Collettivo duekappaotto – Campobasso, Coordinamento universitario Link Tuscia, LINK Benevento, LINK Fisciano – Salerno, LINK Bari, LINK Kollettivo Foggia, LINK Napoli, Link Roma, LINK Siena, LINK Taranto Lista di Sinistra – Trieste, Movimento Studenti Macerata, Osserva - Osservatorio Indipendente d'Ateneo – Udine, Panenka – Bologna, Sindacato degli Studenti – Padova, Sinistra Per – Pisa, Si Studenti Indipendenti – Torino, UDU Lecce.


Non c'è democrazia senza diritto. Non c'è democrazia senza rivendicazione di diritti. Non c'è rivendicazione possibile senza movimenti di persone che si facciano responsabili di ciò che nessuno tranne essi stessi possono realizzare. Impegnarsi per la democrazia non è un'eccezione ma la condizione indispensabile, purtroppo non necessariamente sufficiente, per una sua auspicabile realizzazione. Non è un ingenuo giochetto di parole affermare che i movimenti mettono in movimento la democrazia; lo fanno credendo di poter cambiare la realtà per cui si impegnano, inventandosi nuove pratiche, creando nuovi spazi, trasformando continuamente ciò che sono e le persone che li animano: quando si genera il nuovo la democrazia si muove, quando il nuovo diventa diritto la democrazia si realizza. Una democrazia statica, cristallizzata in ciò che è, rassegnata a non poter essere diversamente, purtroppo non è semplicemente incapace di muoversi e realizzarsi, ma regredisce drammaticamente insieme ai suoi cittadini.


Diritto allo studio & welfare, democrazia & autogoverno, finanziamenti agli atenei, contribuzione studentesca, dottorato di ricerca, precari & ricerca, ruolo unico della docenza, ricerca libera, didattica: sono questi i temi affrontati dall'Altra Riforma dell'Università. A partire da qui, lottare e resistere alla non-università dei nostri tempi potrebbe significare altro dal dire sì o no ad una non-riforma dell'Università. Oltre la banalità dell'accettazione rassegnata e la rabbia del rifiuto, quest'ultima indispensabile ma sterile se finalizzata a se stessa, le giovani studentesse e i giovani studenti italiani hanno mostrato quanto possa valere la creatività del pensare in comune. In un tempo in cui l'educazione, la formazione e la cultura vengono prepotentemente estromesse da una vita sociale confinata in una non ben definibile individualità, pensare creativamente ed in comune una nuova università significa realizzare un modo di essere cittadini per certi versi davvero rivoluzionario. Questa possibilità, offerta all'Università italiana non da rettori, professori o ricercatori ma dalle sue studentesse e dai suoi studenti, si mostra come una via aperta da seguire per essere integrata e rinnovata da nuove voci e da nuove idee; anche da chi ancora non ha avuto modo di parteciparvi direttamente. La rete della conoscenza è in movimento, così le persone che la animano; un movimento comune che continuerà a qualificarsi pubblicamente anche attraverso le mobilitazioni del 9 e del 19 aprile fino allo sciopero generale indetto per il 6 maggio; momenti di aggregazione e rivendicazione pubblica in cui il pensare potrà, forse, trovare nuovi stimoli per migliorarsi.


Tuttavia, una questione assilla chi scrive questo articolo da un po' di tempo: Michel Foucault, che ha fatto della sua vita una pratica del pensare, prima di scrivere una delle sue opere più controverse, quale poi si è rivelata Sorvegliare e punire, partecipò attivamente al GIP, Gruppo d'informazione sulle prigioni; senza questo lavoro diretto di informazione e conoscenza sul campo, probabilmente non sarebbe stato in grado di scrivere la sua opera, o quantomeno l'avrebbe scritta diversamente. Si potrebbe dire che non sarebbe stato in grado di pensare la prigione. Direi che la questione/provocazione potrebbe essere avanzata così: siamo in grado oggi di pensare l'Università? In parte certamente sì, e il movimento AltraRiforma lo mostra ampiamente; tuttavia, permane, se non altro in chi scrive questo articolo, il dubbio che questo percorso attraverso il mondo dell'Università, orientato ad una sua vera rinascita, necessiti di un'informazione rinnovata. Un'informazione dalla quale far nascere quella consapevolezza materiale della vita universitaria che permetta veramente di pensarla diversamente da come l'abbiamo pensata finora, oltre ogni freno più o meno riformatore, in comune e creativamente. Un Gruppo d'informazione per l'Università?...


Alessandro Colella

3.4.11

Questione di genere: Luce Irigaray a Macerata.

Negli ultimi mesi Lucia, Camilla, Valentina, ma anche Alessandro e Martina, hanno contribuito a stimolare una riflessione sulla questione di genere, cercando di andare un po' più a fondo dentro un'analisi dei rapporti (politici, economici, simbolici) tra i sessi e in specifico del genere femminile dentro la nostra società. Presentando libri, condividendo pensieri e riflessioni, si è tentato di andare ben al di là delle critiche 'leggere' che richiamano il caso Ruby o denunciano Berlusconi come 'l'esempio di uomo malvagio', facendo così un torto ad una tradizione (politica, filosofica, sessuata) che molto ha capito, rivendicato, ottenuto fin dagli anni '60.

Proprio una delle più note e rinomate studiose dell'antropologia della differenza, Luce Irigaray, sarà a Macerata questa settimana con una serie di seminari ed una conferenza aperta alla cittadinanza.

Invitiamo tutti a partecipare, e riportiamo di seguito gli appuntamenti ed i link utili per una introudzione alla studiosa ed agli incontri.



Antropologia della differenza di genere

Prof.ssa Luce Irigaray, Direttrice di ricerca CNRS - Paris

Calendario delle lezioni - Macerata, Facoltà di Filosofia

Lunedì 4 aprile 2011 ore 16.00-18.00: Il linguaggio

Martedì 5 aprile 2011 ore 10.00-12.00: Il dialogo

Mercoledì 6 aprile 2011 ore 10.00-12.00: La differenza e la trascendenza

Giovedì 7 aprile 2011 ore 10.00-12.00: Una nuova antropologia

Venerdì 8 aprile 2011 ore 10.00-12.00: Conclusione e verifica finale


Amare l'altro in quanto altro.


Prof.ssa Luce Irigaray, direttrice di ricerca CNRS - Paris


Martedì 5 aprile 2011 ore 18.30 presso l'Aula Magna dell'ateneo.


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Il percorso del Laboratorio Giovanile Sociale sulla questione di genere: http://lgsmacerata.blogspot.com/search/label/Questionedigenere


Chi è Luce Irigaray: http://it.wikipedia.org/wiki/Luce_Irigaray


La presentazione dell'incontro pubblico di Martedi 5 aprile: http://www.comune.macerata.it/Engine/RAServePG.php/P/142811CMC0300/M/32241CMC0315


Il corso di eccellenza che si terrà durante tutta la settimana, dal 4 all'8 aprile: http://www.unimc.it/didattica/offerta-didattica/corsi-di-eccellenza/110404-CorsoEcc-AntropologiaDifferenza.pdf

29.3.11

Report incontro nazionale per l'AltraRiforma

Riporto di seguito il report della due giorni tenutasi alla Sapienza a Roma cui abbiamo accennato nei post precedenti.

Con Francesco Gabriella e Federico, in rappresentanza del Movimento Studentesco maceratese, ho preso parte ai workshops ed alle assemblee sulla democrazia e partecipazione, sul welfare e il diritto allo studio, sugli statuti universitari le tasse e i bilanci.

Ripropongo di seguito il report convinto che vada elaborata una riflessione sempre più complessa, che necessita di continuità ora che la politica non sembra in grado di rappresentare le istanze sociali che si moltiplicano.

Il Laboratorio si inserisce in questo ragionamento, che ci porterà a sostenere lo sciopero del 6 maggio ed i referendum del 12 giugno.

Stefano



Due giorni per l'AltraRifoma dell'università ,due giorni di confronto tra studentesse e studenti da tutt'Italia, due giorni che rappresentano una nuova tappa del percorso di costruzione di un’alternativa dal basso alla legge Gelmini. Ci siamo confrontati sui temi della partecipazione democratica, del welfare studentesco e universale, della didattica, del finanziamento degli atenei e intendiamo rilanciare la battaglia a tutto campo per il cambiamento reale e radicale dell’università, la lotta per trasformare l’università, per ripubblicizzarla, per renderla un luogo capace di diffondere saperi e costruire futuro.


È proprio questo percorso di contenuti, di analisi e di proposta, a permetterci di rivendicare pienamente la continuità tra le mobilitazioni di piazza di questi mesi e il nostro quotidiano lavoro di vertenzialità, rappresentanza e mutualismo. Non innalziamo bandiere sugli strumenti di lotta, bensì li utilizziamo per costruire il cambiamento che vogliamo, cioè un’università pubblica, democratica, universalmente accessibile, libera da qualsiasi condizionamento confessionale o di mercato, e in grado di essere il motore di un cambiamento radicale della società, della costruzione di un nuovo modello di sviluppo, della promozione dell’uguaglianza. Le contraddizioni della legge Gelmini e del fronte che l’ha sostenuta stanno evidentemente scoppiando in questi mesi: il processo di revisione degli statuti è nel caos, tra le varie caste baronali è guerra totale sui fondi e sulla governance, il presidente della Crui Decleva si è dimesso in anticipo per non affrontare l’applicazione della legge che lui stesso ha fortemente sostenuto. Pertanto la battaglia contro la legge Gelmini, all’interno delle commissioni statuto come nelle piazze, deve continuare fino in fondo, all’interno di quel generale fronte di mobilitazioni e vertenze per la costruzione dell’altra università.


Per questo l’ AltraRiforma, esperienza frutto dei limiti dell'Onda e della sua capacità di aprire nuove strade, rappresenta davvero l’unica alternativa possibile alla riforma Gelmini e alla non-università di oggi, l'unica possibile non per i suoi contenuti, ma perché è una riforma che nasce dalle studentesse e dagli studenti che vivono realmente l’università e che si sono mobilitati in questi anni per rivendicare la centralità dei saperi nel nostro Paese. Ripartire dai soggetti reali che vivono l’università come gli studenti i ricercatori, i precari è una condizione imprescindibile per costruire un processo di riforma che sia vivo ed efficace. Il carattere straordinario e innovativo dell'AltraRiforma sta proprio nel legame inscindibile tra proposta e mobilitazione, per questo l’AltraRiforma non è semplicemente un elenco di idee concrete per migliorare l’università italiana, bensì una pratica politica costante che pone al centro il tema dell’alternativa e della reale possibilità di cambiamento per questo Paese, abbracciando tutte le lotte sociali protagoniste di questo autunno.


Il tema della vittoria dei movimenti sociali non può, infatti, essere scollegato dalla capacità di costruire alternative dal basso, in contrapposizione con qualsiasi provvedimento imposto dall’alto che prova a restringere lo spazio dei diritti. Ma non ci limitiamo all'università, abbiamo tante altre idee di futuro per un’altra idea di paese. Proprio quest’autunno abbiamo ripreso quella “vertenza generale sul futuro” aperta dall’Onda del 2008, affermando con forza che la questione generazionale è una questione sociale. Abbiamo posto al centro del dibattito pubblico la nostra condizione, sospesa tra una formazione indebolita, svuotata, parcellizzata e la scelta ricattatoria tra la schiavitù della precarietà e la resa all’emigrazione. In questo senso la giornata del 9 aprile, “Il nostro tempo è adesso”, sui temi del lavoro precario rappresenta un’occasione da non perdere per rilanciare il tema della precarietà nel dibattito pubblico. Non ci interessa una mobilitazione puramente evocativa, bensì vogliamo che vengano messi in luce e affrontati con determinazione tutti i nodi del dibattito sul tema: la proliferazione delle forme contrattuali atipiche, l’assenza di diritti, garanzie e tutele sociali per chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Vogliamo anche che si metta in luce il carattere esistenziale della precarietà, ovvero il generale processo di precarizzazione, mercificazione e colonizzazione di tutti i nostri tempi di vita. Questi temi vanno rilanciati e praticati anche sul piano vertenziale, costruendo in tutti i territori percorsi concreti, a partire da ciò che ci sta più vicino: gli stage e i tirocini, i praticantati, il lavoro nero.


Il nostro obiettivo è proprio svelare le connessioni tra tutti i soggetti sociali che stanno pagando la crisi, in vista dello sciopero generale del 6 maggio. Del resto il caso Fiat, negli ultimi mesi, ha reso definitivamente obsoleta ogni distinzione tra garantiti e non garantiti, di fronte alle leggi del profitto. La minaccia della delocalizzazione rappresenta la generalizzazione del ricatto della precarietà, il tentativo di assoggettare settori sempre più ampi della popolazione alle logiche dello sfruttamento, in un lungo percorso di disciplinamento e impoverimento.


Per questo è particolarmente importante il percorso di costruzione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 6 maggio. Non possiamo limitarci a portare la nostra solidarietà ai lavoratori, ma dobbiamo portare lo sciopero nelle università, realizzando un blocco reale del sistema della formazione e della ricerca. Il 6 maggio dobbiamo bloccare il Paese per sbloccare il futuro.


Per far ciò è necessario mobilitarsi anche nella giornata di azioni del 19 aprile, proposta dall’Unione degli Studenti, moltiplicandola sui territori e coordinandoci, per farne un'occasione per rendere palese il legame tra la crisi, la precarietà e la conoscenza, attraverso azioni e rivendicazioni legate al tema del welfare e dell’accesso ai saperi.La necessità di fare dello sciopero un momento di conflitto reale impone di investire su una partecipazione significativa sul piano della quantità e della qualità.


Ciò può avvenire solo attraverso un vero percorso di discussione e partecipazione all’interno delle facoltà, in grado di bloccare il 6 maggio tutti gli atenei e contribuire in maniera concreta e sostanziale allo sciopero generale. La nostra partecipazione sarà caratterizzata dai temi che ci accompagnano ormai da mesi: questione generazionale come questione sociale, lotta alla precarietà, rivendicazione di un nuovo welfare universale, lotta per la parità di genere contro il sessismo, lotta per difesa dei beni comuni e mobilitazione per la pace e il disarmo.


I temi globali intersecano da tempo la nostra agenda e la nostra analisi, e per questo la mobilitazione del 2 aprile per la pace, il disarmo e la democrazia in Libia ci vedrà di nuovo in piazza. Il nostro obiettivo è costruire un fronte ampio di opposizione sociale, che sappia legare tra loro il movimento per la pace e il percorso verso lo sciopero generale, fino all’appuntamento referendario di giugno. Le battaglie per la ripubblicizzazione dell’acqua, contro il nucleare e per le energie rinnovabili ci vedono già impegnati nei territori. Il nostro lavoro preparatorio può essere fondamentale per il raggiungimento del quorum, in particolare se riusciremo a costruire le condizioni materiali per una partecipazione massiccia al voto degli studenti fuori sede.


Ma le mobilitazioni per i beni comuni rappresentano anche e soprattutto l’occasione di costruire reti locali in difesa dei territori, in grado di fare da presidio di resistenza e di promuovere processi virtuosi di rilancio dei territori, all’interno dei quali sarà fondamentale il ruolo dei saperi per la riconversione ambientale e sociale dell’economia. Mobilitarsi per la pace, costruire uno sciopero generale vero e partecipato, vincere le battaglie referendarie significa porre le condizioni per un ribaltamento dei rapporti di forza in questo paese, per un’inversione di tendenza nei processi di precarizzazione e privatizzazione in atto da decenni. Tramite il protagonismo diretto dei soggetti sociali, abbiamo davvero l’opportunità di liberare l’Italia, porre fine al berlusconismo, dare alla nostra generazione un’alternativa alla fuga.


Hanno partecipato ai workshop e all'assemblea 227 studenti da 21 atenei italiani. Le realtà organizzate che vi hanno preso parte sono:

Assemblea Permanente Urbino, Ateneo Controverso – Cosenza, Collettivo duekappaotto – Campobasso, Coordinamento universitario Link Tuscia, LINK Benevento, LINK Fisciano – Salerno, LINK Bari, LINK Kollettivo Foggia, LINK Napoli, Link Roma, LINK Siena, LINK Taranto Lista di Sinistra – Trieste, Movimento Studentesco Macerata - Osservatorio Indipendente d'Ateneo – Udine, Panenka – Bologna, Sindacato degli Studenti – Padova, Sinistra Per – Pisa, Si Studenti Indipendenti – Torino, UDU Lecce

23.3.11

Cambiare l'Università: incontro nazionale per l'AltraRiforma

Ecco di seguito un importante appuntamento per i movimenti studenteschi: a Roma, questo fine settimana, oltre all'importante manifestazione per supportare i referendum per l'acqua bene comune e contro il nucleare, ci sarà una due giorni di workshops e assemblee pr ricostruire l'Università dal basso...

Per chi è interessato ad andare, ci muoveremo con il pullman di linea Macerata-Roma, partendo alle 4.30 di sabato mattina per tornare la sera della domenica (30 euro ca).

Info: Stefano 340.4987591.

Per partecipare alla sola manifestazione per l'acqua benecomune:

tel: 328/6505665

email: comitatoh2si.macerata@gmail.com

Dopo mesi intensi di mobilitazione crediamo sia importante incontrarsi e ripartire dai contenuti della nostra mobilitazione. Serve infatti una discussione pubblica che non si incentri solo sui tempi, bensì sui temi. Promuoviamo quindi un'occasione di confronto aperta a tutte le realtà studentesche universitarie che in questi mesi hanno condiviso in tutt'Italia il percorso di altrariforma dell'università. Invitiamo tutti a rileggere il testo provvisorio dell'altrariforma, aggiornato all'ultimo incontro nazionale, che si è svolto a Torino nell'occupazione di Palazzo Campana. (ecco il testo dell'altrariforma). Sarà importante potersi confrontare sulla riforma degli statuti alla luce dell'approvazione della riforma Gelmini. Abbiamo da tempo preparato, con un lavoro da parte di studenti di tutt'Italia, un opuscolo di proposte sulla riforma degli statuti. Sarà anche e soprattutto un momento di confronto, in vista di una nuova stagione di lotte, verso lo sciopero generale del 6 maggio. Due giorni con un'assemblea e dei workshop tematici per ripubblicizzare l'università e liberare l'Italia. VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=DKfvNsCkr5k Ecco il programma: MOVIMENTO STUDENTESCO: L'ALTERNATIVA ALLA FUGA incontro nazionale per l'AltraRiforma 26 marzo - Facoltà di Economia - Università la Sapienza - Roma ore 9:30 - inizio dei lavori - introduzione e presentazione del testo dell'AltraRiforma di Palazzo Campana Occupato ore 10 - 14 - workshop tematici: - diritto allo studio, nuove forme di welfare, tra nuovi bisogni e vecchi tagli - reinventare la partecipazione, ricostruire la democrazia negli atenei - cosa imparare, come imparare: ripensare la didattica - riscrivere i bilanci, ridisegnare la tassazione - riforma degli statuti: il punto della situazione dalle 14:30 i workshop sono sospesi per consentire la partecipazione all'importante manifestazione nazionale sull'acqua bene comune, verso il referendum. ore 22 - concerto Krikka Reggae - CSOA Intifada 27 marzo -facoltà di Sociologia - La Sapienza - Roma ore 9:30 - assemblea plenaria verso lo sciopero generale: il movimento studentesco tra ripubblicizzazione dell'università e liberazione dell'Italia



Segnaliamo anche l'appuntamento di Ateneiinrivolta: http://www.ateneinrivolta.org/organizziamo_rivolta che sicuramente integra e cammina parallelamente.

17.3.11

Uniti per lo sciopero, ci vediamo a Roma

Pubblichiamo l'appello di UnitiControLaCrisi per lo sciopero generale del 6 maggio 2011. Il Laboratorio Giovanile Sociale appoggia e parteciperà allo sciopero, in quanto passaggio cruciale (anche su questo blog invocato) per costruire democrazia sostanziale, legare inscindibilmente l'apertura di spazi per nuove soggettività con l'estensione dei diritti, declinando in maniera comune le esperienze e rEsistenze che abitano i territori: le scuole e le Università, le fabbriche e i nuovi luoghi di quel lavoro cognitivo e relazionale che genera nuove schiavitù ma apre spazi davvero ad una riappropriazione del lavoro sociale.
Noi ci siamo e lavoriamo affinché questo appuntamento sia generalizzato ed esteso veramente a tutte le realtà sociali.

Il prossimo 6 maggio lo sciopero generale indetto dalla Cgil si presenta come una grande occasione per il cambiamento nel nostro paese.

Non sarà una data rituale, e questo è gia dimostrato non solo per come è stato letteralmente costruito dal basso, dalle lotte di questi mesi, ma anche dal fatto che l'indizione delle «quattro ore» fatta dalla segreteria è già stata estesa all'intera giornata da molte categorie, dal commercio alla funzione pubblica, alle telecomunicazioni agli edili, e proposta dal segretario generale dei metalmeccanici alla propria categoria. In questi mesi le lotte per i diritti, la democrazia e la dignità hanno attraversato piazze e strade da sud a nord, riempiendosi di centinaia di migliaia di persone, donne e uomini che dall'università e dalla fabbrica, dalle loro case dai loro territori, sono usciti rendendo visibile un'idea altra e diversa di società da quella che sembra essere l'unica possibile, quella imposta dai fatti che accadono uno dopo l'altro e ci precipitano addosso dall'alto. Sembra ineluttabile infatti il declino a cui è condannata la condizione del lavoro, ridotta a una compravendita di corpi e intelligenze al massimo ribasso, privata di diritti e dignità, schiava delle imposizioni di chi accumula enormi quantità di denaro e potere grazie alla rendita sulle speculazioni finanziarie.

A Pomigliano e Mirafiori, nella scuola o all'università, chi governa lo fa in funzione degli interessi privati di pochi, trasformando i beni comuni, siano essi i diritti o le risorse, la conoscenza o la ricchezza generale prodotta, in qualcosa che è «privato», di pochi e per gli scopi di pochi. La democrazia diviene così il campo libero di manovra di una rete di oligarchie, le cricche, le caste, i potentati di affari, le lobbies senza scrupolo alcuno, le bande di arraffoni, corrotti, mafiosi. La democrazia viene svuotata perché «privata» del controllo pubblico sulle scelte che riguardano tutti; separata dalla giustizia sociale che è il suo fine.

Noi crediamo che sia giunto il momento di dire basta. È il momento di affermare con la forza di una partecipazione ed impegno civile e sociale che non vi è più alcuna differenza tra le lotte contro il ddl Gelmini e quelle degli operai e operaie della Fiat, tra la battaglia democratica contro l'oligarchia al potere e le sue nefandezze pubbliche e private e quella per la dignità delle donne sul lavoro e nella società. Non deve più esserci nessuna separazione tra democrazia e diritti, tra costituzione formale e materiale. Aggravata dalla proposta del ministro della Giustizia di rendere la Corte Costituzionale dipendente dal governo di turno.

Le lotte di questi mesi ci hanno mostrato un altro paese, orgogliosamente vicino alla vita vera, quella piena di difficoltà e di incertezze, di chi ha poco, di chi deve guadagnarsi tutto, conquistarsi passo passo ogni cosa. Il vento che arriva dal sud di questa Europa, ci dice che insieme, in tanti e diversi, possiamo sconfiggere ciò che sembra invincibile, possiamo e dobbiamo sconfiggere la violenza della guerra contro le popolazioni che manifestano in strada e allo stesso tempo l'idea che la democrazia si possa esportare con i bombardamenti. Possiamo e dobbiamo far tornare a vivere la lotta per la pace e dare un corpo comune ai sogni e alle speranze, trasformando la resistenza e l'indignazione in un'idea di nuova società, di nuova democrazia.

È per questo che riteniamo lo sciopero generale l'occasione di praticare insieme questo esercizio di libertà, di essere tutti uniti perché il 6 maggio questo paese si fermi veramente e guardi come prendere in mano il suo futuro. A partire anche dal percorso di Uniticontrolacrisi che ha avuto origine nella grande manifestazione della Fiom del 16 ottobre scorso, facciamo appello a tutti coloro che si stanno mobilitando nei propri luoghi di vita, nelle industrie, nell'università e nella scuola, nelle realtà del lavoro autonomo di seconda generazione, agli intellettuali, agli artisti e a tutto il mondo della conoscenza e dell'informazione, ai comitati ambientali e a coloro che si battono con i migranti per i diritti negati, alle donne, perché questo sciopero sia costruito dal basso, città per città, quartiere per quartiere, e si concretizzi in una grande e lunghissima giornata di protesta e proposta. Uno sciopero che sappia unire l'indignazione con la lotta per i diritti sociali, che sia quindi una sollevazione del popolo della nuova democrazia e della nuova società. Per costruirlo insieme bisogna cominciare subito a mescolarci gli uni con gli altri, a confrontarci tra tanti e diversi su come fare, su cosa significhi «bloccare il paese». Auspichiamo che si possa trovarci a discuterne in una grande assemblea nazionale il prossimo 25 marzo a Roma, a ridosso della manifestazione in difesa dell'acqua pubblica e per i referendum. La primavera è già iniziata.


* Gianni Rinaldini, Gino Strada, Don Andrea Gallo, Maurizio Landini, Luca Casarini, , Loris Campetti, , Michele De Palma, Rossana Rossanda, Moni Ovadia, Paolo Flores d'Arcais, Giorgio Cremaschi, Luciano Gallino, Andrea Alzetta, Francesco Raparelli, Betty Leone, Vilma Mazza, Marco Bersani, Luca Tornatore, , Gianmarco de Pieri, Paolo Cognini, Roberta Fantozzi, Eva Gilmore, Roberto Iovino, Emiliano Viccaro, Luca Cafagna, Simone Famularo, Eva Pinna, Giuliano Santoro, Simona Ammerata, Antonio Musella, Claudio Riccio, Mariano Di Palma, Giuseppe De Marzo, Roberto Giudici, Franz Purpura, Claudio, Sanita, Matteo Jade, Massimo Torelli, Guido Viale, Ugo Mattei.*Uniti contro la crisi*

2.12.10

Video manifestazione e fiaccolata di stasera.

Video della manifestazione di MARTEDI:
http://www.youtube.com/watch?v=2gnJkQbVfN4&feature=player_embedded

Su facebook potete avere informazioni sulla FIACCOLATA DI OGGI "AD MEMORIAM MORTIS UNIVERSITATIS":
http://www.facebook.com/profile.php?id=1496523371#!/event.php?eid=167311806642209

da Piazza Mazzini partirà un corteo in stile via Crucis con delle stazioni attraverso le quali raccontare i passaggi di questi giorni e la crisi di un sistema-Paese, che riduce i diritti in tutti gli ambiti e che si mostra incapace di riformare l'Università e mutare radicalmente i rapporti di forza che costituiscono la società di oggi.

Stefano

30.11.10

Ddl Gelmini e mobilitazione maceratese

Il Ddl 1905 è passato alla Camera dei Deputati con 307 sì. L'Università pubblica, laica, accessibile, che ricerca e realizza, subisce un altro duro colpo.
Nei prossimi giorni approfondiremo l'analisi su quanto è successo in Italia ed a Macerata, sulle responsabilità ed i meriti politici delle persone, dei rappresentanti nelle istituzioni, nei giornali. Vorremmo dare voce a chi ci ha provato, a chi ha lottato, a chi ha provato a far nascere qualcosa laddove non c'era niente.
Intanto, un grazie ai tanti, tantissimi, che hanno combattutto e continuano a combattere per la difesa dei diritti degli studenti di oggi e di domani. Per un sapere comune. Per un mondo migliore, non che conserva ciò che c'è. Per dire essenzialmente che il sapere, come la vita, non è una merce.
Grazie a chi ha appeso oggi allo Sferisterio lo striscione "No Ddl Gelmini", perché nello stesso istante ha riportato Macerata in Italia (tra i movimenti che protestano ovunque) e sognato un'Italia diversa e migliore.

27.11.10

Flash dall'occupazione a Filosofia

Da lunedi la facoltà di Filosofia di Macerata è in parte occupata da un'assemblea di studenti autonomi in mobilitazione contro il Ddl Gelmini 1905 in discussione alla Camera dei deputati e plausibilmente da votare martedi 30 novembre.
In questi giorni non abbiamo tenuto il passo con gli eventi che si sono susseguiti, le numerose assemblee, le proiezioni di film e le lezioni alternative, le mostre e i concerti; non abbiamo analizzato le forme della protesta, messo in questione i metodi e le pratiche;e soprattutto non abbiamo raccontato le emozioni ed i percorsi che hanno trovato posto all'interno di quella facoltà per poi diffondersi nella città.
Non lo abbiamo fatto perché il Laboratorio è elemento attivo di questo percorso, e alcuni di noi (chi aveva tempo, chi di noi ancora frequenta l'Università, chi ha scelto di impegnarsi in questa battaglia per il nostro Ateneo oltre che contro un Ddl che precarizza la vita, mercifica il sapere e aziendalizza l'Università) che hanno direttamente occupato e stimolato questi processi non hanno avuto il tempo per scrivere.
Dico solo che l'aria di questi giorni era quella che piace respirare, della fame di vita, del desiderio di stare assieme e di farlo anche per una causa comune.
Non aggiungo altro, dato che in questo periodo ci si diverte a strumentalizzare ogni azione, ogni momento condiviso e partecipato dalle associazioni. Persino i volantini.
Mi limito a segnalare alcuni articoli, che hanno permesso di dire "anche Macerata c'è" in una battaglia di civiltà, per la difesa dei diritti allo studio ed all'autonomia del sapere.
Ai prossimi giorni i riflessioni e programmi.
Vi invito a cercare anche su Messaggero e Carlino, dove sono usciti interventi ogni giorno e in particolare un articolo oggi, 26 novembre, che è andato sulla prima pagina del quotidiano... In ultimo, segnalo il link del Movimento su facebook:
Saluti
Stefano

24.11.10

Università aperta a Filosofia.

Riportiamo, senza ulteriori commenti, la piattaforma programmatica degli studenti che hanno occupato la facoltà di Filosofia a Macerata da ieri, lunedì 22 novembre. Siamo con loro. Fisicamente e politicamente.
Il Movimento studenti Macerata, ha deciso di continuare il progetto “Università Aperta” occupando l’aula magna e autogestendo l’atrio della facoltà di Filosofia come forma di protesta nei confronti del DDL 1905/2009 c.d. Gelmini, in discussione durante questa settimana alla Camera dei Deputati, poiché prevede la progressiva aziendalizzazione del modello universitario italiano e la riduzione della rappresentanza studentesca negli organi decisionali dell’Ateneo.
Durante il primo giorno effettivo di occupazione dell’aula sono state fatte lezioni di “altra cultura” su temi cari non solo agli studenti ma a tutta l società: la cultura tra saperi ed erudizione
L’assemblea giudica, inoltre, deleteria la politica finanziaria del Governo che prevede un taglio di 1,4 miliardi di euro al Fondo di Finanziamento Ordinario dell’Università e impone una riduzione del Fondo Ministeriale del Diritto allo Studio che passa dai 196 milioni di euro del 2009 ai 90 milioni del 2010, fino ad arrivare a 12.939.000 euro per il 2013.
Si rivendica inoltre:
-un'aula autogestita dagli studenti in ogni facoltà al fine di promuovere attività extra didattiche che permettano il confronto e il dialogo e iniziative che diano spazio alle esigenze degli studenti.
-il prolungamento dell’orario d’apertura di almeno una biblioteca fino alle ore 23.00, facendo in modo che venga autogestita dagli studenti senza oneri per l’Università.
-la rimodulazione del finanziamento per le attività culturali degli studenti, al fine di favorire forme di ricerca alternative.
Si richiede al Senato Accademico di intervenire presso le sedi competenti al fine di non adottare i provvedimenti previsti dal DDL 1905\2010 e di portare avanti le istanze degli studenti.

Movimento studenti Macerata
Per info dalla Facoltà occupata Francesco: 338.3428553