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25.11.11

Roma 25 novembre 2011 - L'AUSTERITY E' VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE

Oggi, 25 novembre, è la Giornata contro la violenza sulle donne. Noi siamo con loro.
Tratto da globalproject.info

Oggi 50 donne, studentesse, migranti, precarie hanno attraversato le strade del centro, rispondendo all'appello di Wall Street, #occupypatriarchy ed esponendo uno striscione: l'austerity e' violenza sul corpo delle donne. 
Oggi 25 novembre e' giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un occasione per dire che anche le politiche di austerity che ci vogliono imporre sono una forma di violenza sui nostri corpi. 
Abbiamo attraversato le strade del lusso, per ribadire che la possibilità di scelta e all'autodeterminazione, messo in crisi dalla proposta di legge Tarzia sui consultori e dall'attacco alla 194, non sono un lusso, ma un diritto. 
Qui di seguito il volantino dell' iniziativa:

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel nostro paese e in tutto il mondo la violenza contro le donne è all’ordine del giorno: stupri, violenze domestiche, assassinii. Questa condizione è acuita dentro il contesto di crisi. Abbiamo deciso di aderire all’appello Occupypatriarchy, una chiamata che nasce all’interno dello spazio pubblico aperto negli ultimi mesi dal movimento Occupy Wall Street. WE ARE THE 99%, slogan delle mobilitazioni statunitensi, non sta a indicare uno spazio liscio ed omogeneo, ma al contrario trae la sua forza dalle differenti striature di colore, genere e condizione che lo fanno vivere.
Le donne con il loro lavoro suppliscono alla crisi economica e a quella politica. Un recente rapporto Istat mostra come il “nuovo sistema di Welfare” abbia a che vedere direttamente con il lavoro femminile non retribuito: come siano, cioè, le nonne a sostituire gli asili nido, le figlie a sostenere il peso dei genitori anziani, le madri ad occuparsi dei figli, e come, in altre parole, il taglio ai fondi per i servizi sociali significhi il trasferimento di compiti e fatica sulle donne.
La violenza sulle donne è frutto di un sistema fondato sulla sopraffazione maschile. In tempi di austerity la parità tra i sessi sembra diventare un di “bene di lusso”. Quando i governi propongono politiche di conciliazione vita-lavoro legittimano, di fatto, il principio per cui una donna deve svolgere più lavori contemporaneamente: precari e senza garanzie nel mercato del lavoro “ufficiale”, senza retribuzione e diritti nella sfera privata. Questa è violenza travestita da austerity!
La crisi attacca ogni possibilità di autodeterminazione, mettendo in discussione la libertà di scelta. Ed è proprio su questa che è stato sferrato l’attacco: l’intento della Proposta di Legge Tarzia è quello di cancellare l’esperienza dei consultori, intesi come strutture sanitarie laiche, adibite alla tutela della salute della donna. Mettendo direttamente in discussione la legge 194 sull’aborto, i consultori vengono proposti come centri per la tutela del concepito e della famiglia, togliendo di fatto qualsiasi centralità all’autonomia delle donne e consentendo l’accesso a figure non qualificate del mondo cattolico.
Il “caso Lazio” è in questo senso emblematico e si configura come laboratorio per legittimare lo smantellamento del Welfare su scala complessiva. Quello dei consultori è, tra gli altri, un terreno di conflitto sul quale bisogna insistere, soprattutto con il governo Monti, in odor di sacrestia, per difendere il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.
Occupyamo spazi per reinventare la democrazia!  I nostri corpi non sono titoli di Stato!
LA VITA SIAMO NOI!
#OccupyPatriarchy Roma

3.4.11

Questione di genere: Luce Irigaray a Macerata.

Negli ultimi mesi Lucia, Camilla, Valentina, ma anche Alessandro e Martina, hanno contribuito a stimolare una riflessione sulla questione di genere, cercando di andare un po' più a fondo dentro un'analisi dei rapporti (politici, economici, simbolici) tra i sessi e in specifico del genere femminile dentro la nostra società. Presentando libri, condividendo pensieri e riflessioni, si è tentato di andare ben al di là delle critiche 'leggere' che richiamano il caso Ruby o denunciano Berlusconi come 'l'esempio di uomo malvagio', facendo così un torto ad una tradizione (politica, filosofica, sessuata) che molto ha capito, rivendicato, ottenuto fin dagli anni '60.

Proprio una delle più note e rinomate studiose dell'antropologia della differenza, Luce Irigaray, sarà a Macerata questa settimana con una serie di seminari ed una conferenza aperta alla cittadinanza.

Invitiamo tutti a partecipare, e riportiamo di seguito gli appuntamenti ed i link utili per una introudzione alla studiosa ed agli incontri.



Antropologia della differenza di genere

Prof.ssa Luce Irigaray, Direttrice di ricerca CNRS - Paris

Calendario delle lezioni - Macerata, Facoltà di Filosofia

Lunedì 4 aprile 2011 ore 16.00-18.00: Il linguaggio

Martedì 5 aprile 2011 ore 10.00-12.00: Il dialogo

Mercoledì 6 aprile 2011 ore 10.00-12.00: La differenza e la trascendenza

Giovedì 7 aprile 2011 ore 10.00-12.00: Una nuova antropologia

Venerdì 8 aprile 2011 ore 10.00-12.00: Conclusione e verifica finale


Amare l'altro in quanto altro.


Prof.ssa Luce Irigaray, direttrice di ricerca CNRS - Paris


Martedì 5 aprile 2011 ore 18.30 presso l'Aula Magna dell'ateneo.


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Il percorso del Laboratorio Giovanile Sociale sulla questione di genere: http://lgsmacerata.blogspot.com/search/label/Questionedigenere


Chi è Luce Irigaray: http://it.wikipedia.org/wiki/Luce_Irigaray


La presentazione dell'incontro pubblico di Martedi 5 aprile: http://www.comune.macerata.it/Engine/RAServePG.php/P/142811CMC0300/M/32241CMC0315


Il corso di eccellenza che si terrà durante tutta la settimana, dal 4 all'8 aprile: http://www.unimc.it/didattica/offerta-didattica/corsi-di-eccellenza/110404-CorsoEcc-AntropologiaDifferenza.pdf

10.3.11

Festa della donna e forme della solidarietà

In occasione della festa della donna è stata avviata dalla Regione Marche una campagna di sensibilizzazione contro la violenza: si è tenuto in Ancona (Piazza Roma) il primo di una serie di eventi, che coinvolgerà, per tutto il 2011 fino al 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulle donne), alcuni comuni marchigiani aderenti all'iniziativa: il 12 novembre sarà il giorno di Macerata. Le forme della violenza. Il vuoto del silenzio. La vita delle parole: questo il titolo scelto per un percorso che “vuole affermare una cultura del rispetto delle differenze e delle identità per una trasformazione culturale che deve vedere impegnati tutti, dalle istituzioni alla società civile”.

Molteplici sono le forme della violenza sulla donna. Amnesty International differenzia quattro insiemi eterogenei che spesso finiscono per confondersi tra loro: violenza sessuale, fisica, psicologica e delle risorse. La vita domestica può nascondere una vita femminile dominata da: “rapporti sessuali non consensuali, in forma di stupro o incesto”, “limitazioni alla libertà di movimento delle donne”, “la proibizione imposta alla donna dal proprio compagno di avere un impiego o di detenere il controllo su quanto guadagna attraverso il proprio lavoro”, “accettazione di un matrimonio violento perché la separazione o il divorzio getterebbero "discredito" sulla famiglia”, “la vendita o la tratta di donne a scopo di prostituzione o lavoro forzato”, “l'assenza di un'appropriata legislazione o codice penale che riconosca la violenza sulle donne per mano del compagno o dei componenti della famiglia come una violazione dei diritti umani e un reato che deve essere indagato e punito”.

Sono solo alcune delle modalità con cui la violenza penetra nella vita della donna creando lentamente quella spirale paralizzante di angoscia e paura, che annienta, nel vuoto del silenzio, il desiderio che le cose possano cambiare. Tale sacrificio quotidiano e silenzioso crea intorno a sé un vuoto di gioie e libertà, che rimanda sia all'impossibilità di trovare una “sicurezza” separata dalla dipendenza violenta da un uomo, sia all'assenza di un appiglio reale a cui aggrapparsi per tentare di rinascere in un'altra vita. A questo silenzio va data voce. La politica, allora, nella veste democratica di ciascun cittadino, dovrebbe sentirsi responsabile di riempire questo vuoto di “musica e parole”, citando Vecchioni (non certo di “bunga bunga”, per citare altri). Non il potere del denaro ma la vita delle parole, infatti, potrebbe avviare un processo di trasformazione culturale, capace di mettere in opera quella sensibilizzazione dello spirito, che avvicini ciascun cittadino ad una quotidiana cura per le ferite inferte alla donna: da una nuova comunità di persone democraticamente impegnate è possibile restituire alla donna un'altra sicurezza ed un'altra realtà in cui poter riscoprire la bellezza di vivere. Seguendo le indicazioni di Amnesty per la prevenzione della violenza domestica, il fiorire di questa solidarietà democratica potrebbe, cioè, favorire la crescita di pratiche orientate a:

condannare pubblicamente la violenza domestica; aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su tale violenza; ripensare la scuola come luogo di educazione all'attraversamento dei pregiudizi alla base della violenza domestica; “abolire le leggi che discriminano le donne”; “assicurare che la violenza domestica sia considerata un reato”; “indagare e svolgere procedimenti giudiziari sulle denunce di violenza domestica”; “rimuovere gli ostacoli nei procedimenti su casi di violenza domestica”; “rendere obbligatoria la formazione del personale statale sulla violenza domestica”; “assicurare finanziamenti adeguati”; “realizzare e mettere a disposizione case rifugio per le donne in fuga dalla violenza domestica”; “fornire servizi di sostegno e assistenza”; “ridurre il rischio di violenza armata”; “raccogliere e pubblicare i dati sulla violenza domestica”; “far conoscere alle donne i propri diritti”.

Questo, mi auguro, sarà lo spirito che riempirà le piazze dei comuni marchigiani, creando le condizioni per la diffusione di molteplici forme di solidarietà politica e culturale, in grado di colmare il vuoto prodotto dalle forme della violenza. Le manifestazioni saranno costruite “attorno a due elementi portanti: l’invasione pacifica di cento sagome di donna a grandezza naturale che ridisegneranno il volto delle piazze ospitanti e una straordinaria maratona di lettura di storie di donne colpite dalla violenza e tratte dalla letteratura di tutti i tempi, a cui potranno liberamente aderire tutti i cittadini. La lettura collettiva sarà un modo diverso di far festa nel tentativo di generare una comunità umana consapevole”. Una lettura collettiva per una comunità umana consapevole.

Alessandro Colella

16.2.11

Il segreto delle donne

di Norma Rangeri, direttrice del Manifesto

Ci sono momenti in cui è necessario farsi vedere anche dai ciechi. Così eccole le donne date per disperse, eccole nelle piazze stracolme, con molti uomini, nessun moralismo contro le prostitute di Arcore, senza bandiere di partito, contro Berlusconi, obiettivo numero uno ma, a seguire, contro molti altri democratici esemplari del suo sesso. L'impetuosa marea è stata, altro fatto inedito, alimentata da una discussione larga che l'ha rafforzata. Le donne sono fatte così: discutono ma curano le radici, affilano la critica ma costruiscono relazioni e quando è il momento di dare una scossa scatenano il terremoto.La forza dei numeri e la ricchezza dei contenuti hanno prodotto un evento politico che può stupire solo chi non ha mai capito molto del femminismo italiano. Le donne in piazza hanno mostrato che le trovi là dove sono sempre state, nella società e nella cultura, dentro e fuori la famiglia, dentro e soprattutto fuori i partiti. Una lezione a questa classe dirigente (dalla politica all'informazione) che reagisce solo davanti alle piazze piene. Era stupefacente, nel day-after, scoprire gli autorevoli giornaloni nazionali "aprire", per una volta nella loro centenaria storia, con le ragioni del paese anziché con le convulsioni del palazzo. Anche se poi lo stile, di commenti e cronache, non riusciva proprio a evitare il "colore", l'ironico ammiccamento a quella sconosciuta dell'università Virginia Wolf (fondatrice di uno dei centri più importanti della storia del femminismo italiano) salita sul palco.Non avremmo avuto la folla straripante del 13 febbraio senza la sedimentazione di una cultura politica forte e sempre attiva, nella riflessione come nella quotidiana esperienza di vita. Non avremmo avuto discorsi e domande dove sempre si recitano comizi e slogan. Dal palco arrivano le parole di tutte le altre. Parlano del corpo di Ruby come dell'economia che ci sgoverna, delle responsabilità della sinistra, del potere maschile. L'attrice, la studentessa, la poetessa, la suora raccontano le esperienze dolorose delle persone.Berlusconi accusa le manifestanti di essere "faziose", perché le vere donne possono solo amarlo. I berlusconiani in mutande alimentano questo surreale delirio, le ministre cooptate dal sultano balbettano di piazze «radical-chic». Radicali di sicuro e chic non è un peccato, né un reato. Bersani invece applaude alla grande prova di democrazia, spera che «sia colta la voce arrivata dalla piazza». Sarebbe ora perché la campana suona anche per lui.Le donne hanno un paese caricato sulle proprie spalle (anche prima dell'era berlusconiana), sanno che di questi partiti non possono fidarsi, forse hanno delegato troppo a una rappresentanza sempre più asfittica e povera, chiedono un'opposizione all'altezza del disastro in cui siamo. Sono consapevoli della necessità di far fronte tanto alle macerie del berlusconismo quanto alle sconfitte della sinistra. Le manifestazioni segnalano la presenza di un soggetto che spinge per cambiare l'agenda politica. Naturalmente mandando a casa Berlusconi, ma non solo lui.

7.2.11

Donne che si ribellano

Donne che si ribellano

Esistono anche altre donne....ne eravamo convinte e ne abbiamo avuto la conferma.
Sabato pomeriggio l'iniziativa nata per iniziare un percorso di sensibilizzazione e discussione in merito alla questione di genere e alle tematiche che contribuiscono a costruire e utilizzare la figura femminile in questo Paese, è stata decisamente positiva. Non solo la partecipazione attiva delle donne e degli uomini, anche non vicini al Laboratorio fino a questo momento, ma la disponibilità della gente cui abbiamo chiesto di leggere il nostro volantino hanno evidenziato che anche a Macerata è possibile avviare uno spazio altro di azione e riflessione dal basso ma che punta a volare alto. Insieme a questi atteggiamenti abbiamo registrato dei simpatici episodi che simboleggiano quanto ci sia bisogno di riaprire la questione femminile stando attenti alle sfumature. In quasi tutte le coppie che abbiamo fermato per distribuire il volantino, abbiamo notato che, pur rivolgendoci direttamente alla donna, era quasi sempre l'uomo ad allungare istintivamente la mano per vedere di cosa si trattasse ed ere sempre lui a rimanere di sasso quando gli veniva detto esplicitamente e con ironia "no guarda, è proprio per lei"... Al contempo la donna si stupiva letteralmente che stessimo cercando proprio lei e che quel volantino fosse specificatamente per lei. Soddisfatte e divertite la maggior parte di esse non esitava a leggerlo.
Piccoli episodi e dettagli di un pomeriggio passato ad incontrare donne e a tentare di aprire la strada al dibattito, alla presa di coscienza di dinamiche, parole, eventi, ai quali ci siamo talmente assuefatte/i, da non riuscire a cogliere l'importanza e la gravità di alcune cose. Con questa piccola iniziativa, la prima di un percorso che sta nascendo, vi invitiamo a partecipare alla manifestazione del 13, di cui alleghiamo il link e vi segnaliamo le proposte di lettura che trovate su questo sito proprio in merito alla questione di genere.
http://www.facebook.com/event.php?eid=190717270956132
mobilitazione. donne.macerata@gmail.com

3.2.11

Donne che si ribellano - Mobilitazione a Macerata

"L'Italia non è un paese per donne"...è questa una delle frasi che si sente dire più spesso in questi giorni con amarezza non troppo velata...Il problema non è solo la condotta disdicevole del premier, uno show triste e decadente in cui si ostentano virilità e presunta onnipotenza, ma la figura della donna che questo paese ha costruito. Lo specchio di una società mafiosa e machista, che non esita a ledere la dignità dell’essere umano. Molti sono passati sotto questo malsano trattamento: i lavoratori, i disabili, i giovani precari, i giovani universitari. E le donne.Ma questo continuo mancare di rispetto alla figura femminile è ormai cosi abituale che non ci scandalizza più un premier che sceglie le proprie amanti dal suo catalogo personale.Quali sarebbero i principi di libertà e uguaglianza in un paese che si dichiara democratico, se la è donna ridotta a merce di scambio, umiliata anche quando tenta di riappropriarsi di tali diritti? Il nostro vuole essere un NO, un cambio di rotta, a questa regata senza precedenti che il nostro Paese sta intraprendendo a sfavore delle donne, minando la loro dignità di esseri umani.Non possiamo accettare oltre, non siamo donne a disposizione del potente di turno.Esistono anche altre donne, ne siamo fermamente convinte.
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Per questo motivo il Laboratorio Giovanile Sociale invita tutte le donne che sono contro queste logiche perverse a ritrovarsi SABATO 5 FEBBRAIO alle ore 18.00 ai CANCELLI in CORSO GARIBALDI per manifestare attraverso un volantinaggio il nostro sdegno e avviare in città un percorso collettivo che sappia modificare alla base i rapporti sociali e di genere.

Laboratorio Giovanile Sociale

23.1.11

Esistono anche altre donne.

In questi giorni si assiste allo show triste e decadente di un anziano di 74 anni ossessionato dalla sua presunta e ostentata virilità.

Lo specchio di una società mafiosa e machista, che non esita a ledere la dignità dell’essere umano. Molti sono passati sotto questo malsano trattamento: i lavoratori, i disabili, i giovani precari, i giovani universitari.

E le donne.
Ma questo continuo mancare di rispetto alla figura femminile è ormai cosi abituale che non ci si scandalizza più nel vedere un premier che sceglie le proprie amanti dal suo catalogo personale.
E per quel che mi riguarda sono personalmente stanca di essere rappresentata da queste donne di gomma, che disonorano tutte le altre, stanca delle facce da maiali degli uomini coinvolti e di quelli complici, stanca di scherzarci su, sono stanca dei sorriseti maliziosi.
Sono stanca.
Esistono anche altre donne.


(Le staffette partigiane, Rosa Parks, Frida Kahlo, Alda Merini , Anna Magnani, Geraldine Hoff Doyle, Aung Sann-Suu-Kyi, le studentesse in protesta contro la riforma universitaria, Odetta, Virginia Wolff, Margherita Hack, madri....)




13.1.11

La questione di genere 5: "La principessa che credeva nelle favole" di Marcia Grad


Dopo aver affrontato un'opera impegnativa come Il Secondo Sesso, suggeriamo oggi un libro che si affianca piacevolmente alle tematiche trattate, anche se con un taglio, sia stilistico e che di contenuto, diverso. Scorrevole e avvincente, il libro integra gli aspetti che stiamo approfondendo attraverso la struttura narrativa della favola, con tutti gli elementi di cui essa si compone. Dalla penna di Marcia Grand Powers, psicologa esperta in tecniche di crescita personale, un libro intelligente e ricco di spunti: La principessa che credeva nella favole. Come liberarsi del proprio principe azzurro.
Abituata fin da piccola a sognare il principe azzurro, la principessa Victoria cresce perfettamente in linea con il codice di comportamento reale e chiude letteralmente nell'armadio la parte più impulsiva e libera di se stessa. Impara a essere perfetta come tutti la desideravano e si riempie di aspettative sognando la splendida vita col suo già adorato principe. Salvo poi accorgersi, dopo poco tempo, che il principe che aveva sempre aspettato non era poi tanto azzurro come se lo immaginava. Inizia quindi un viaggio alla ricerca della su felicità e della sua verità, per ricominciare a conoscersi e ad amarsi anche senza essere perfetta e senza dover a tutti i costi smettere di dialogare con la parte più profonda del suo essere.
Una storia ricca di spunti di riflessione, che mostra la difficoltà di dialogare con se stessi e di affrontare una messa in discussione totale della propria vita e della propria storia. Una lettura che favorisce l'introspezione attraverso un gioco di personaggi ben costruito e significativo, che sfrutta la fiaba per toccare tematiche reali e sperimentabili. Per nulla scontato e sicuramente sorprendente, il libro invita a intraprendere questo viaggio con Victoria, immedesimandosi con facilità in essa e nei suoi sentimenti.
Con un pizzico di magia e di fantasia, ingredienti essenziali per una favola, l'autrice invita a non smettere di sognare, evitando però che questo sogno diventi una gabbia dorata fatta di compromessi come sbarre, a discapito della propria felicità.

29.12.10

La questione di genere 4: "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir

Dopo aver suggerito letture interessanti, e tuttavia non troppo difficoltose da affrontare, proponiamo ora un percorso decisamente più impegnativo e da fruire in piccole dosi, almeno per i non esperti, per continuare ad approfondire queste tematiche. Nel 1949 infatti, nella Francia dove le donne hanno appena votato nel 1947 per la prima volta, esce il libro, subito classificato come scandaloso, Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Recensito, trattato e discusso da tutte le riviste intellettuali e non, l'opera venne persino censurata dal Vaticano.

Inserito nel contesto francese dell'epoca, di cui si alimenta, il libro non può essere letto senza un breve richiamo alla società cui si riferisce; in un periodo politico di sostegno alla famiglia e alla maternità senza precedenti, teso a risollevare una natalità in preoccupante calo. Calo al seguito del quale si registrò un boom di nascite che riportò chiaramente in voga la figura di donna madre confinata alla sfera familiare.

La donna viene analizzata dall'autrice da diversi punti di vista, prendendo a riferimento gli elementi biologici, psicologici e psicoanalitici e quelli del materialismo storico, descrivendo i ruoli che essa occupa e i comportamenti che la riguardano: la donna sposa, madre, prostituta, lesbica, narcisista, innamorata, mistica. Si parla della condizione di inferiorità della donna e delle motivazioni che da sempre la rendono subordinata, restituendo una lettura complessa, dura e affascinante e accarezzando l'idea di un mondo dove la libertà passa anche per l'uguaglianza tra i sessi. La stessa autrice, criticata fortemente e a lungo, spiega le motivazioni della sua opera in questo modo: “Poiché io stessa non avevo mai subito discriminazioni da parte degli uomini, mi rifiutavo di credere che esistessero discriminazioni per le altre donne. Questa convinzione errata è entrata in crisi a New York. Lì ho fatto esperienza di come donne intelligenti venissero ridicolizzate e sorpassate se osavano partecipare a discussioni fra maschi. Davvero, le donne americane di allora avevano un ruolo molto subordinato. Gli uomini le usavano per il sesso, per i bambini e per le pulizie della casa, e le donne stesse, in fondo, non desideravano altro”.

Pilastro della discussione sulla condizione femminile, "Il Secondo Sesso" è allo stesso tempo una chiara critica alla società dominante, e una analisi e una denuncia puntali sulla differenza di genere prodotta dalla società stessa e dalla storia.


21.12.10

La questione di genere 3: "Il corpo delle donne"


“Il corpo delle donne”: da documentario a libro. Diventa un volume l’inchiesta sul corpo femminile in tv condotta da Lorella Zanardo e visibile sul blog dedicato a “Il corpo delle donne”, tradotto in sei lingue, realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi.

È stato l’inizio di un cambiamento e di una grande spinta per far riguadagnare centralità alle donne e misurare la loro incidenza sul tessuto sociale e culturale del nostro paese. L’autrice racconta qui la genesi del documentario, le reazioni che ha suscitato, l’interesse inaspettato da parte delle giovani generazioni, la necessità di uscire dagli stereotipi per giungere a una nuova definizione del femminile. Inoltre, mette a fuoco nuovi strumenti di lettura dell’immagine televisiva e dei messaggi che questa veicola.




Messaggi che hanno due principali temi: la donna come oggetto sessuale e, di contro, la donna che sente un constante senso di inadeguatezza di fronte alle altre donne “disumanizzate” da una perfezione fisica artificiosa e alienante.



Nella televisione, ci dice la Zanardo, manca la donna che è. È presente solo quella che appare.



La donna reale da sempre sembra perseguitata da un senso di colpa che in questo tipo di società sembra essersi affinato, diventando più subdolo e pericoloso. Infatti ci vergogniamo di mostrare la nostra faccia, per questo la mascheriamo, intervenendo su di essa anche in modo violento e autolesionista, come può esserlo un intervento di chirurgia estetica.





La Zanardo cita Anna Magnani, che ripeteva ai truccatori che prima del ciak stavano per coprirle le rughe del volto: “Lasciamele tutte, ci ho messo una vita a farmele!” Le nostre rughe, le nostre imperfezioni parlano di noi, sono la nostra vita, l’unica che abbiamo. Non possiamo permetterci di vergognarcene.



Mostrare con orgoglio la nostra faccia significherebbe vivere con dignità e rispetto la nostra vita, che è nostra, come lo sono i nostri desideri e le nostre volontà.



15.12.10

La questione di genere 2: "Ancora dalla parte delle bambine"


Continuiamo il nostro percorso sulla riflessione in merito alla questione di genere e sulla scia della lettura precedentemente proposta, suggeriamo oggi il libro di Loredana Lipperini, con prefazione di Elena Gianini Belotti.

L'autrice prede a riferimento il testo della Belotti e cerca di indagare quali sono i modelli delle nuove bambine di oggi, quali sono i loro sogni e le loro aspirazioni, facendo paralleli con le eroine dei cartoni e delle riviste per ragazzine, affrontando il problema della marcata tendenza verso i caratteri della adolescenza anticipata. La Lipperini coglie la discrepanza tra l'immagine scolastica delle donne, che le bambine e i bambini fruiscono attraverso i testi e quella sexy proposta dalla moda, sempre più attenta a catturare gli occhi delle piccole potenziali acquirenti con stili da adulti propinati ai piccoli. Una sorta di adultizzazione.

Malgrado non si presentino più le immagini stereotipate del maschile e del femminile attraverso il grembiulino rosa e blu, le stesse logiche e le modalità sono state trasferite sui meccanismi pubblicitari, le riviste, i giochi. In maniera più sottile e ugualmente dannosa.

Una lettura affascinante e interessante che riporta le tematiche individuate ne "Dalla parte delle bambine", attualizzandole e dando loro ampio respiro alla luce anche delle nuove tecnologie, asserendo che il problema forse non è il mezzo in quanto tale, ma il come viene usato e cosa contiene.

Una presa di coscienza guidata e ricca di contenuti attinenti alla realtà, aderenti alla vita di ognuna di noi.

7.12.10

La questione di genere: "Dalla parte delle bambine"


Inizia da dicembre la rubrica di approfondimento che propone letture interessanti e attente alle questioni che ci toccano più da vicino. Suggerendo itinerari semplici e accessibili a tutti, vogliamo offrire la possibilità di confrontarsi con testi importanti e piacevoli per costruire idee e riflessioni. La rubrica si articola per aree tematiche e suggerisce, attraverso la recensione e il commento, un libro a settimana, per fare in modo che ogni mese possa strutturarsi un percorso di lettura e discussione. Ovviamente sono bene accetti suggerimenti e riflessioni.


Il primo itinerario che vorremmo proporre è quello relativo alla questione di genere, tanto discussa e tanto utilizzata in modo strumentale, poco conosciuta e poco approfondita con attenzione e aderenza alla realtà. Partendo dalla considerazione che la differenza di genere è radicata nel più profondo della nostra società, ma soprattutto nel più profondo modo di vivere di ognuno di noi, annotiamo come primo testo “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Bellotti. È un testo del 1973, che quindi risente sicuramente dell’influenza del femminismo dell’epoca, il più “arrabbiato”nella storia. È comunque un’opera da cui partire, perché ci fornisce un’analisi chiara e completa sulla questione di genere in Italia, che va a scoprire i più nascosti e impliciti comportamenti coinvolti nell’educazione dei maschi e delle femmine: non dei bambini in quanto esseri umani, ma dei bambini in quanto femmine o maschi. E perchè a questo punto schierarsi dalla parte delle bambine? Perchè, come si comprende tra le righe scritte con estrema chiarezza dalla Bellotti, questa situazione è tutta a sfavore delle bambine che nella vita vengono educate, sin dai primi mesi di vita, alla rinuncia e al sacrificio dagli adulti, in particolare dalla madre che conserva una sorta di falsa coscienza imposta e in un certo senso autoimposta. Tali comportamenti vanno dallo svezzamento precoce, alla scelta di giochi “responsabilizzanti”, a pratiche didattiche di conformismo, che limitano la creatività delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita” ha un ruolo fondamentale, che viene spesso negato in nome di presunte differenze genetiche,innate. Ecco allora che se da un lato si abitua la bambina all’autonomia e alla responsabilità, dall’altro la si educa alla dipendenza dall’uomo: questo con l’utilizzo di fiabe, in cui principesse vengono salvate da principi (come se non fossero in grado di potersi tirar fuori dai problemi da sole!), e che vivono felici e contente solo dopo averli sposati. Poi se vogliamo fare un’ulteriore riflessione notiamo che questo tipo di “educazione sentimentale” impartita alle femmine, continua anche in età adulta: chi non ricorda “Pretty woman” dove Jolia Roberts, prostituta giovane, povera e sola, viene salvata (e sfruttata, in molti se lo dimenticano che Richard Gere non ha fatto altro che favorire la prostituzione) da un uomo affascinante, potente e ricco, che si presenta a lei, non col cavallo bianco ma con una macchina di lusso. Tali discorsi divengono allora cosi attuali e il 1973 non sembra poi così lontano, discorsi che quando vengono scomposti e analizzati dalla Bellotti, è come se tutti, e soprattutto tuttE noi in qualche modo l’avessimo una volta nella vita intuito e percepito, ma con difficoltà compreso e spiegato a noi stesse.

29.11.10

TV spazzatura e dignità lesa...

Che tristezza accendere la tv e trovare Barbara Durso che tratta per l'ennesima volta il tema della chirurgia estetica in studio con un chirurgo rigorosamente maschio che parla maneggiando le protesi al seno e spiegando come si mettono e cosa comportano e una ragazza, Francesca, maggiorata al seno in maniera indecente che travestita da oca appariscente mostra le sue "grazie". La Durso cita storie di chirurgia finite male, ematomi, silicone in eccesso, protesi rotte e al contempo ride e sorride sugli effetti della chirurgia così detta riuscita, esclamando: "ma che bello, le protesi anche al sedere??? ma è meraviglioso, signore scopro un mondo che non conoscevo!!!"

E' davvero triste e di una sufficienza incredibile trattare questi aspetti in questo modo, passando due messaggi:" rifatevi, è giusto e bellissimo, vi serve per sentirvi più donne" e " si rischia anche di morire, ma ne vale la pena per una 3!!!"

Inoltre la Durso tratta un caso di una sua amica famosa, Emanuela, che dopo una anoressia in cui aveva perso il seno, ha deciso di rifarselo ottenendo come risultato una emorragia interna. E la conduttrice esclama: mi sembra giusto dopo la tua malattia rifarsi il seno per uscirne".

Ma che inciviltà, che incompetenza e che modo stupido di fare televisione. Che cosa arriva alle donne che stanno a casa? che cosa arriva a quelle donne che magari hanno avuto una delusione, che sono nel periodo della manopausa e si sentono meno belle, meno giovani, a quelle donne che stanno soffrendo per un abbandono e che non riescono ad accettarsi???? ecco che cosa arriva, forte come un pugno in viso a 350 KM/H: se non avete il seno che donne siete? per avere un uomo dovete avere il seno e se ve lo rifarete starete meglio voi e avrete successo.

Poi la Durso passa di netto al caso di una ragazza affetta da labbro leporino grave, che ha vissuto così fino a 18 anni con enormi problemi. L'accostamento vine spontaneo: anche questa è chirurgia estetica ed è ben riuscita, fatta per necessità e con i suoi risparmi; con la voglia di ritornare normale. Ecco vedete che la chirurgia estetica serve????

E tutte quelle donne che stanno male perchè non si accettano o perchè questo mondo maschilista vede solo tette e culi, non fanno altro che dirsi: anche io ne ho bisogno, senza seno non risco a ster bene con me stessa, cado in depressione, rimango "zitella", allora magari rischi ma il seno me lo pago!!!!!

Che subdolo e indecente accostamento da fornire alle telespettatrici giovani e mono giovano che guardano e pensano che la chirurgia sia la soluzione ai loro problemi.

E il bello è che le donne ci credono anzi, sono loro a volerlo, a sognarlo e ad andare nelle trasmissioni a parlarne; ovviamente sempre come pazienti, quando al contrario l'esperto è il dottore maschio che rifà al donna secondo i canoni che il mondo maschile ama e ai quali la donna brama adeguarsi per sentirsi da esso voluta e accettata.

Donne come possiamo farci trattare così???? come possiamo perdere la dignità in questo modo???

25.11.10

eccomi sono mia

".....Sono queste strutture psicologiche che portano la persona di sesso femminile a vivere con senso di colpa ogni suo tentativo di inserirsi nel mondo produttivo, a sentirsi fallita come donna se vi aderisce e a sentirsi fallita come individuo se invece sceglie di realizzarsi come donna".
Quando nel dopo guerra fu lanciata sul mercato italiano la lavatrice, elettrodomestico ormai imprescindibile, la pubblicità che promuoveva questa rivoluzione della vita casalinga recitava così: donne avrete più tempo per voi...
Nonostante l'invitante prospettiva che avere una lavatrice potesse migliorare la vita della donna, non solo fisicamente e da un punto di vista organizzativo, ma anche socialmente, visto che le si prometteva che con quella meraviglia avrebbe avuto molto più tempo da dedicare a se stessa, le vendite non decollarono per un pò, tanto che i produttori e i promotori stentavano a credere che in USA fosse stato così facile mentre in Italia no.
Che cosa non funzionava? perchè le donne italiane non la comperavano???perchè non recepivano il fantastico messaggio lavatrice uguale più tempo per voi stesse???
Di sbagliato c'era una cosa fondamentale:il messaggio persuasivo non era tale.
Quando successivamente la pubblicità fu cambiata recitava: comperate la lavatrice donne, avrete più tempo per dedicarvi ai vostri figli, a vostro marito e alla cura della casa.
Il mercato ebbe finalmente l'atteso decollo.
Non era la cura di se stesse che stimolava la voglia di avere una lavatrice, ma il fare leva sul senso di maternità, sulla figura della brava moglie perfetta, che faceva pendere l'ago della bilancia in favore dell'elettrodomestico.
Ci sono tutta una serie di violenze che la donna è costretta a subire ogni giorno, ma forse quella che fa male di più è la negazione del suo essere individuo. E ci sono violenze che mettono fine alla vita delle donne, ma forse quelle che fanno più male sono le spinte a identificarsi fin da bambine con un mondo che è solo rosa e la non possibilità di accedere a un mondo che è solo blu. E queste violenze fanno ancora più male quando sono le stesse donne a non riconoscerle sulla loro pelle...
Come se le donne fossero state create solo per dire "eccomi sono tua" e mai "eccomi sono mia".

Valentina