Oggi 25 novembre e' giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un occasione per dire che anche le politiche di austerity che ci vogliono imporre sono una forma di violenza sui nostri corpi. 25.11.11
Roma 25 novembre 2011 - L'AUSTERITY E' VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE
Oggi 25 novembre e' giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un occasione per dire che anche le politiche di austerity che ci vogliono imporre sono una forma di violenza sui nostri corpi. 3.4.11
Questione di genere: Luce Irigaray a Macerata.
Amare l'altro in quanto altro.
Prof.ssa Luce Irigaray, direttrice di ricerca CNRS - Paris
Martedì 5 aprile 2011 ore 18.30 presso l'Aula Magna dell'ateneo.
-
Il percorso del Laboratorio Giovanile Sociale sulla questione di genere: http://lgsmacerata.blogspot.com/search/label/Questionedigenere
Chi è Luce Irigaray: http://it.wikipedia.org/wiki/Luce_Irigaray
La presentazione dell'incontro pubblico di Martedi 5 aprile: http://www.comune.macerata.it/Engine/RAServePG.php/P/142811CMC0300/M/32241CMC0315
Il corso di eccellenza che si terrà durante tutta la settimana, dal 4 all'8 aprile: http://www.unimc.it/didattica/offerta-didattica/corsi-di-eccellenza/110404-CorsoEcc-AntropologiaDifferenza.pdf
10.3.11
Festa della donna e forme della solidarietà
In occasione della festa della donna è stata avviata dalla Regione Marche una campagna di sensibilizzazione contro la violenza: si è tenuto in Ancona (Piazza Roma) il primo di una serie di eventi, che coinvolgerà, per tutto il 2011 fino al 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulle donne), alcuni comuni marchigiani aderenti all'iniziativa: il 12 novembre sarà il giorno di Macerata. Le forme della violenza. Il vuoto del silenzio. La vita delle parole: questo il titolo scelto per un percorso che “vuole affermare una cultura del rispetto delle differenze e delle identità per una trasformazione culturale che deve vedere impegnati tutti, dalle istituzioni alla società civile”.
Molteplici sono le forme della violenza sulla donna. Amnesty International differenzia quattro insiemi eterogenei che spesso finiscono per confondersi tra loro: violenza sessuale, fisica, psicologica e delle risorse. La vita domestica può nascondere una vita femminile dominata da: “rapporti sessuali non consensuali, in forma di stupro o incesto”, “limitazioni alla libertà di movimento delle donne”, “la proibizione imposta alla donna dal proprio compagno di avere un impiego o di detenere il controllo su quanto guadagna attraverso il proprio lavoro”, “accettazione di un matrimonio violento perché la separazione o il divorzio getterebbero "discredito" sulla famiglia”, “la vendita o la tratta di donne a scopo di prostituzione o lavoro forzato”, “l'assenza di un'appropriata legislazione o codice penale che riconosca la violenza sulle donne per mano del compagno o dei componenti della famiglia come una violazione dei diritti umani e un reato che deve essere indagato e punito”.Sono solo alcune delle modalità con cui la violenza penetra nella vita della donna creando lentamente quella spirale paralizzante di angoscia e paura, che annienta, nel vuoto del silenzio, il desiderio che le cose possano cambiare. Tale sacrificio quotidiano e silenzioso crea intorno a sé un vuoto di gioie e libertà, che rimanda sia all'impossibilità di trovare una “sicurezza” separata dalla dipendenza violenta da un uomo, sia all'assenza di un appiglio reale a cui aggrapparsi per tentare di rinascere in un'altra vita. A questo silenzio va data voce. La politica, allora, nella veste democratica di ciascun cittadino, dovrebbe sentirsi responsabile di riempire questo vuoto di “musica e parole”, citando Vecchioni (non certo di “bunga bunga”, per citare altri). Non il potere del denaro ma la vita delle parole, infatti, potrebbe avviare un processo di trasformazione culturale, capace di mettere in opera quella sensibilizzazione dello spirito, che avvicini ciascun cittadino ad una quotidiana cura per le ferite inferte alla donna: da una nuova comunità di persone democraticamente impegnate è possibile restituire alla donna un'altra sicurezza ed un'altra realtà in cui poter riscoprire la bellezza di vivere. Seguendo le indicazioni di Amnesty per la prevenzione della violenza domestica, il fiorire di questa solidarietà democratica potrebbe, cioè, favorire la crescita di pratiche orientate a:
condannare pubblicamente la violenza domestica; aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su tale violenza; ripensare la scuola come luogo di educazione all'attraversamento dei pregiudizi alla base della violenza domestica; “abolire le leggi che discriminano le donne”; “assicurare che la violenza domestica sia considerata un reato”; “indagare e svolgere procedimenti giudiziari sulle denunce di violenza domestica”; “rimuovere gli ostacoli nei procedimenti su casi di violenza domestica”; “rendere obbligatoria la formazione del personale statale sulla violenza domestica”; “assicurare finanziamenti adeguati”; “realizzare e mettere a disposizione case rifugio per le donne in fuga dalla violenza domestica”; “fornire servizi di sostegno e assistenza”; “ridurre il rischio di violenza armata”; “raccogliere e pubblicare i dati sulla violenza domestica”; “far conoscere alle donne i propri diritti”.
Questo, mi auguro, sarà lo spirito che riempirà le piazze dei comuni marchigiani, creando le condizioni per la diffusione di molteplici forme di solidarietà politica e culturale, in grado di colmare il vuoto prodotto dalle forme della violenza. Le manifestazioni saranno costruite “attorno a due elementi portanti: l’invasione pacifica di cento sagome di donna a grandezza naturale che ridisegneranno il volto delle piazze ospitanti e una straordinaria maratona di lettura di storie di donne colpite dalla violenza e tratte dalla letteratura di tutti i tempi, a cui potranno liberamente aderire tutti i cittadini. La lettura collettiva sarà un modo diverso di far festa nel tentativo di generare una comunità umana consapevole”. Una lettura collettiva per una comunità umana consapevole.
Alessandro Colella
16.2.11
Il segreto delle donne
ha rafforzata. Le donne sono fatte così: discutono ma curano le radici, affilano la critica ma costruiscono relazioni e quando è il momento di dare una scossa scatenano il terremoto.La forza dei numeri e la ricchezza dei contenuti hanno prodotto un evento politico che può stupire solo chi non ha mai capito molto del femminismo italiano. Le donne in piazza hanno mostrato che le trovi là dove sono sempre state, nella società e nella cultura, dentro e fuori la famiglia, dentro e soprattutto fuori i partiti. Una lezione a questa classe dirigente (dalla politica all'informazione) che reagisce solo davanti alle piazze piene. Era stupefacente, nel day-after, scoprire gli autorevoli giornaloni nazionali "aprire", per una volta nella loro centenaria storia, con le ragioni del paese anziché con le convulsioni del palazzo. Anche se poi lo stile, di commenti e cronache, non riusciva proprio a evitare il "colore", l'ironico ammiccamento a quella sconosciuta dell'università Virginia Wolf (fondatrice
di uno dei centri più importanti della storia del femminismo italiano) salita sul palco.Non avremmo avuto la folla straripante del 13 febbraio senza la sedimentazione di una cultura politica forte e sempre attiva, nella riflessione come nella quotidiana esperienza di vita. Non avremmo avuto discorsi e domande dove sempre si recitano comizi e slogan. Dal palco arrivano le parole di tutte le altre. Parlano del corpo di Ruby come dell'economia che ci sgoverna, delle responsabilità della sinistra, del potere maschile. L'attrice, la studentessa, la poetessa, la suora raccontano le esperienze dolorose delle persone.Berlusconi accusa le manifestanti di essere "faziose", perché le vere donne possono solo amarlo. I berlusconiani in mutande alimentano questo surreale delirio, le ministre cooptate dal sultano balbettano di piazze «radical-chic». Radicali di sicuro e chic non è un peccato, né un reato. Bersani invece applaude alla grande prova di democrazia, spera che «sia colta la voce arrivata dalla piazza». Sarebbe ora perché la campana suona anche per lui.Le donne hanno un paese caricato sulle proprie spalle (anche prima dell'era berlusconiana), sanno che di questi partiti non possono fidarsi, forse hanno delegato troppo a una rappresentanza sempre più asfittica e povera, chiedono un'opposizione all'altezza del disastro in cui siamo. Sono consapevoli della necessità di far fronte tanto alle macerie del berlusconismo quanto alle sconfitte della sinistra. Le manifestazioni segnalano la presenza di un soggetto che spinge per cambiare l'agenda politica. Naturalmente mandando a casa Berlusconi, ma non solo lui.7.2.11
Donne che si ribellano
Esistono anche altre donne....ne eravamo convinte e ne abbiamo avuto la conferma.
Sabato pomeriggio l'iniziativa nata per iniziare un percorso di sensibilizzazione e discussione in merito alla questione di genere e alle tematiche che contribuiscono a costruire e utilizzare la figura femminile in questo Paese, è stata decisamente positiva. Non solo la partecipazione attiva delle donne e degli uomini, anche non vicini al Laboratorio fino a questo momento, ma la disponibilità della gente cui abbiamo chiesto di leggere il nostro volantino hanno evidenziato che anche a Macerata è possibile avviare uno spazio altro di azione e riflessione dal basso ma che punta a volare alto. Insieme a questi atteggiamenti abbiamo registrato dei simpatici episodi che simboleggiano quanto ci sia bisogno di riaprire la questione femminile stando attenti alle sfumature. In quasi tutte le coppie che abbiamo fermato per distribuire il volantino, abbiamo notato che, pur rivolgendoci direttamente alla donna, era quasi sempre l'uomo ad allungare istintivamente la mano per vedere di cosa si trattasse ed ere sempre lui a rimanere di sasso quando gli veniva detto esplicitamente e con ironia "no guarda, è proprio per lei"... Al contempo la donna si stupiva letteralmente che stessimo cercando proprio lei e che quel volantino fosse specificatamente per lei. Soddisfatte e divertite la maggior parte di esse non esitava a leggerlo.
Piccoli episodi e dettagli di un pomeriggio passato ad incontrare donne e a tentare di aprire la strada al dibattito, alla presa di coscienza di dinamiche, parole, eventi, ai quali ci siamo talmente assuefatte/i, da non riuscire a cogliere l'importanza e la gravità di alcune cose. Con questa piccola iniziativa, la prima di un percorso che sta nascendo, vi invitiamo a partecipare alla manifestazione del 13, di cui alleghiamo il link e vi segnaliamo le proposte di lettura che trovate su questo sito proprio in merito alla questione di genere.
http://www.facebook.com/event.php?eid=190717270956132
mobilitazione. donne.macerata@gmail.com
3.2.11
Donne che si ribellano - Mobilitazione a Macerata
Laboratorio Giovanile Sociale
23.1.11
Esistono anche altre donne.
Lo specchio di una società mafiosa e machista, che non esita a ledere la dignità dell’essere umano. Molti sono passati sotto questo malsano trattamento: i lavoratori, i disabili, i giovani precari, i giovani universitari.
(Le staffette partigiane, Rosa Parks, Frida Kahlo, Alda Merini , Anna Magnani, Geraldine Hoff Doyle, Aung Sann-Suu-Kyi, le studentesse in protesta contro la riforma universitaria, Odetta, Virginia Wolff, Margherita Hack, madri....)
13.1.11
La questione di genere 5: "La principessa che credeva nelle favole" di Marcia Grad

29.12.10
La questione di genere 4: "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir
Dopo aver suggerito letture interessanti, e tuttavia non troppo difficoltose da affrontare, proponiamo ora un percorso decisamente più impegnativo e da fruire in piccole dosi, almeno per i non esperti, per continuare ad approfondire queste tematiche. Nel 1949 infatti, nella Francia dove le donne hanno appena votato nel 1947 per la prima volta, esce il libro, subito classificato come scandaloso, Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Recensito, trattato e discusso da tutte le riviste intellettuali e non, l'opera venne persino censurata dal Vaticano. Inserito nel contesto francese dell'epoca, di cui si alimenta, il libro non può essere letto senza un breve richiamo alla società cui si riferisce; in un periodo politico di sostegno alla famiglia e alla maternità senza precedenti, teso a risollevare una natalità in preoccupante calo. Calo al seguito del quale si registrò un boom di nascite che riportò chiaramente in voga la figura di donna madre confinata alla sfera familiare.
La donna viene analizzata dall'autrice da diversi punti di vista, prendendo a riferimento gli elementi biologici, psicologici e psicoanalitici e quelli del materialismo storico, descrivendo i ruoli che essa occupa e i comportamenti che la riguardano: la donna sposa, madre, prostituta, lesbica, narcisista, innamorata, mistica. Si parla della condizione di inferiorità della donna e delle motivazioni che da sempre la rendono subordinata, restituendo una lettura complessa, dura e affascinante e accarezzando l'idea di un mondo dove la libertà passa anche per l'uguaglianza tra i sessi. La stessa autrice, criticata fortemente e a lungo, spiega le motivazioni della sua opera in questo modo: “Poiché io stessa non avevo mai subito discriminazioni da parte degli uomini, mi rifiutavo di credere che esistessero discriminazioni per le altre donne. Questa convinzione errata è entrata in crisi a New York. Lì ho fatto esperienza di come donne intelligenti venissero ridicolizzate e sorpassate se osavano partecipare a discussioni fra maschi. Davvero, le donne americane di allora avevano un ruolo molto subordinato. Gli uomini le usavano per il sesso, per i bambini e per le pulizie della casa, e le donne stesse, in fondo, non desideravano altro”.
Pilastro della discussione sulla condizione femminile, "Il Secondo Sesso" è allo stesso tempo una chiara critica alla società dominante, e una analisi e una denuncia puntali sulla differenza di genere prodotta dalla società stessa e dalla storia.
21.12.10
La questione di genere 3: "Il corpo delle donne"

È stato l’inizio di un cambiamento e di una grande spinta per far riguadagnare centralità alle donne e misurare la loro incidenza sul tessuto sociale e culturale del nostro paese. L’autrice racconta qui la genesi del documentario, le reazioni che ha suscitato, l’interesse inaspettato da parte delle giovani generazioni, la necessità di uscire dagli stereotipi per giungere a una nuova definizione del femminile. Inoltre, mette a fuoco nuovi strumenti di lettura dell’immagine televisiva e dei messaggi che questa veicola.
Messaggi che hanno due principali temi: la donna come oggetto sessuale e, di contro, la donna che sente un constante senso di inadeguatezza di fronte alle altre donne “disumanizzate” da una perfezione fisica artificiosa e alienante.
Nella televisione, ci dice
La donna reale da sempre sembra perseguitata da un senso di colpa che in questo tipo di società sembra essersi affinato, diventando più subdolo e pericoloso. Infatti ci vergogniamo di mostrare la nostra faccia, per questo la mascheriamo, intervenendo su di essa anche in modo violento e autolesionista, come può esserlo un intervento di chirurgia estetica.
Mostrare con orgoglio la nostra faccia significherebbe vivere con dignità e rispetto la nostra vita, che è nostra, come lo sono i nostri desideri e le nostre volontà.
15.12.10
La questione di genere 2: "Ancora dalla parte delle bambine"

7.12.10
La questione di genere: "Dalla parte delle bambine"

Inizia da dicembre la rubrica di approfondimento che propone letture interessanti e attente alle questioni che ci toccano più da vicino. Suggerendo itinerari semplici e accessibili a tutti, vogliamo offrire la possibilità di confrontarsi con testi importanti e piacevoli per costruire idee e riflessioni. La rubrica si articola per aree tematiche e suggerisce, attraverso la recensione e il commento, un libro a settimana, per fare in modo che ogni mese possa strutturarsi un percorso di lettura e discussione. Ovviamente sono bene accetti suggerimenti e riflessioni.
Il primo itinerario che vorremmo proporre è quello relativo alla questione di genere, tanto discussa e tanto utilizzata in modo strumentale, poco conosciuta e poco approfondita con attenzione e aderenza alla realtà. Partendo dalla considerazione che la differenza di genere è radicata nel più profondo della nostra società, ma soprattutto nel più profondo modo di vivere di ognuno di noi, annotiamo come primo testo “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Bellotti. È un testo del 1973, che quindi risente sicuramente dell’influenza del femminismo dell’epoca, il più “arrabbiato”nella storia. È comunque un’opera da cui partire, perché ci fornisce un’analisi chiara e completa sulla questione di genere in Italia, che va a scoprire i più nascosti e impliciti comportamenti coinvolti nell’educazione dei maschi e delle femmine: non dei bambini in quanto esseri umani, ma dei bambini in quanto femmine o maschi. E perchè a questo punto schierarsi dalla parte delle bambine? Perchè, come si comprende tra le righe scritte con estrema chiarezza dalla Bellotti, questa situazione è tutta a sfavore delle bambine che nella vita vengono educate, sin dai primi mesi di vita, alla rinuncia e al sacrificio dagli adulti, in particolare dalla madre che conserva una sorta di falsa coscienza imposta e in un certo senso autoimposta. Tali comportamenti vanno dallo svezzamento precoce, alla scelta di giochi “responsabilizzanti”, a pratiche didattiche di conformismo, che limitano la creatività delle bambine. “L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita” ha un ruolo fondamentale, che viene spesso negato in nome di presunte differenze genetiche,innate. Ecco allora che se da un lato si abitua la bambina all’autonomia e alla responsabilità, dall’altro la si educa alla dipendenza dall’uomo: questo con l’utilizzo di fiabe, in cui principesse vengono salvate da principi (come se non fossero in grado di potersi tirar fuori dai problemi da sole!), e che vivono felici e contente solo dopo averli sposati. Poi se vogliamo fare un’ulteriore riflessione notiamo che questo tipo di “educazione sentimentale” impartita alle femmine, continua anche in età adulta: chi non ricorda “Pretty woman” dove Jolia Roberts, prostituta giovane, povera e sola, viene salvata (e sfruttata, in molti se lo dimenticano che Richard Gere non ha fatto altro che favorire la prostituzione) da un uomo affascinante, potente e ricco, che si presenta a lei, non col cavallo bianco ma con una macchina di lusso. Tali discorsi divengono allora cosi attuali e il 1973 non sembra poi così lontano, discorsi che quando vengono scomposti e analizzati dalla Bellotti, è come se tutti, e soprattutto tuttE noi in qualche modo l’avessimo una volta nella vita intuito e percepito, ma con difficoltà compreso e spiegato a noi stesse.
29.11.10
TV spazzatura e dignità lesa...
Che tristezza accendere la tv e trovare Barbara Durso che tratta per l'ennesima volta il tema della chirurgia estetica in studio con un chirurgo rigorosamente maschio che parla maneggiando le protesi al seno e spiegando come si mettono e cosa comportano e una ragazza, Francesca, maggiorata al seno in maniera indecente che travestita da oca appariscente mostra le sue "grazie". La Durso cita storie di chirurgia finite male, ematomi, silicone in eccesso, protesi rotte e al contempo ride e sorride sugli effetti della chirurgia così detta riuscita, esclamando: "ma che bello, le protesi anche al sedere??? ma è meraviglioso, signore scopro un mondo che non conoscevo!!!"
E' davvero triste e di una sufficienza incredibile trattare questi aspetti in questo modo, passando due messaggi:" rifatevi, è giusto e bellissimo, vi serve per sentirvi più donne" e " si rischia anche di morire, ma ne vale la pena per una 3!!!"
Inoltre la Durso tratta un caso di una sua amica famosa, Emanuela, che dopo una anoressia in cui aveva perso il seno, ha deciso di rifarselo ottenendo come risultato una emorragia interna. E la conduttrice esclama: mi sembra giusto dopo la tua malattia rifarsi il seno per uscirne".
Ma che inciviltà, che incompetenza e che modo stupido di fare televisione. Che cosa arriva alle donne che stanno a casa? che cosa arriva a quelle donne che magari hanno avuto una delusione, che sono nel periodo della manopausa e si sentono meno belle, meno giovani, a quelle donne che stanno soffrendo per un abbandono e che non riescono ad accettarsi???? ecco che cosa arriva, forte come un pugno in viso a 350 KM/H: se non avete il seno che donne siete? per avere un uomo dovete avere il seno e se ve lo rifarete starete meglio voi e avrete successo.
Poi la Durso passa di netto al caso di una ragazza affetta da labbro leporino grave, che ha vissuto così fino a 18 anni con enormi problemi. L'accostamento vine spontaneo: anche questa è chirurgia estetica ed è ben riuscita, fatta per necessità e con i suoi risparmi; con la voglia di ritornare normale. Ecco vedete che la chirurgia estetica serve????
E tutte quelle donne che stanno male perchè non si accettano o perchè questo mondo maschilista vede solo tette e culi, non fanno altro che dirsi: anche io ne ho bisogno, senza seno non risco a ster bene con me stessa, cado in depressione, rimango "zitella", allora magari rischi ma il seno me lo pago!!!!!
Che subdolo e indecente accostamento da fornire alle telespettatrici giovani e mono giovano che guardano e pensano che la chirurgia sia la soluzione ai loro problemi.
E il bello è che le donne ci credono anzi, sono loro a volerlo, a sognarlo e ad andare nelle trasmissioni a parlarne; ovviamente sempre come pazienti, quando al contrario l'esperto è il dottore maschio che rifà al donna secondo i canoni che il mondo maschile ama e ai quali la donna brama adeguarsi per sentirsi da esso voluta e accettata.
Donne come possiamo farci trattare così???? come possiamo perdere la dignità in questo modo???











