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19.7.11

La primavera delle parole - di Ilvo Diamanti

Proponiamo di seguito una ricerca fatta da Demos su 'Il nuovo lessico degli italiani', anche alla luce del fatto che nei prossimi giorni su questo blog tenteremo di elaborare un nuovo lessico, nuovi segni e significati, per una politica dell'alternativa.

LA TABELLA, DA GUARDARE ASSOLUTAMENTE: http://www.demos.it/2011/pdf/1864parole.pdf


di Ilvo Diamanti, su Repubblica del 18 luglio 2011

È cambiato profondamente il linguaggio degli italiani. Anche se a uno sguardo distratto la mappa che raffigura il nostro Lessico potrebbe suscitare un senso di “dejà vu”. Il successo attribuito a Internet, ma soprattutto al Bene comune, alla Solidarietà, all´Energia pulita, alla Partecipazione… Il trionfo dei buoni sentimenti.
Che tutti dichiarano e pochi praticano. Una reazione comprensibile di fronte alla graduatoria delle parole elaborata da Demos-Coop in base alle opinioni di un campione rappresentativo della popolazione. Tuttavia, i “buoni sentimenti” non hanno goduto di grande popolarità, fino a poco tempo fa. Al contrario. Basti pensare, per primo, al “bene comune”, divenuto il manifesto del cambiamento sociale, annunciato dai referendum (anzitutto, sull´acqua pubblica). Ieri: era una formula in-dicibile per chi volesse avere successo. Il “bene” lo si faceva senza, però, dichiararlo. Tanto più se “comune”. Attinente, cioè, alla sfera pubblica e comunitaria. Perché prevalevano altri riferimenti: l´individualismo, la furbizia, il cesarismo, il localismo. L´amorale pubblica e il cinismo, d´altra parte, sovrastavano largamente la morale e il civismo, tra i valori della società. Dove l´anest-etica - l´indifferenza - occupava un posto più importante dell´etica. Parola, quest´ultima, anch´essa impopolare.
Il Lessico degli italiani compilato nell´estate 2011 rivela che questo clima culturale è cambiato. Insieme al linguaggio. E che il Bene comune, oggi, non occorre più farlo di nascosto. Come la Solidarietà. Pratiche diffuse, da tempo, nel nostro Paese, come dimostra la fitta rete di associazioni volontarie e la crescente propensione al consumo critico e consapevole. Oggi, invece, sono divenute parole di successo. Che “conviene” pronunciare - e vengono pronunciate - in pubblico e nella vita quotidiana. Come, peraltro, Unità nazionale. Anch´essa elusa, fino all´anno scorso. Lasciando spazio alla retorica della “divisione”. Simboleggiata dalla Padania. Ebbene, oggi l´Unità nazionale - trascinata dalle celebrazioni del 150enario - è fra i termini In. Mentre la Padania sta nel gruppo delle parole marginali. Considerate, dagli intervistati, scarsamente attraenti e, ancor più, senza futuro. Come i Partiti (una costante di lungo periodo, in Italia), le Veline. E Berlusconi. Naturalmente, anche in questo caso occorre prudenza, nel valutare l´importanza delle Parole. È, infatti, probabile che molti italiani continuino a seguire le Veline - su Striscia e in altre trasmissioni televisive. Che continuino a guardare Berlusconi con indulgenza - e un po´ di invidia. Sotto sotto. Senza confessarlo. Appunto. Mentre prima lo facevano apertamente. Senza vergogna né timidezza. Nell´ultimo anno, dunque, è cambiata, la gerarchia delle “parole da dire” nel discorso pubblico e nei rapporti con gli altri. Berlusconi, in particolare, è sceso in fondo, ai margini del linguaggio. Ultima anche fra le parole “impopolari”. Che conviene non pronunciare se non in contesti amici. Sorte comune ad altri termini di largo uso, fino a poco tempo fa. L´Apparire, l´Individualismo, la Furbizia. Perfino il Federalismo: l´anno scorso parola “emergente” e con un grande futuro davanti. Consumato in pochi mesi. Mentre il “Leader forte”, simbolo della “democrazia del pubblico” (per citare Bernard Manin) è finito nel mucchio delle “parole comuni”. Condivise e contese. Che non caratterizzano la nostra epoca.
Insomma, sta declinando il linguaggio dominante al tempo del berlusconismo e del leghismo. Con una sola “parola” (coniata da Edmondo Berselli, un virtuoso della disciplina): del forza-leghismo. Al contempo, si assiste alla diffusione di un lessico “mite”, punteggiato di termini che evocano la qualità della vita e dell´ambiente, l´impegno per gli altri. Il riconoscimento delle competenze piuttosto che delle appartenenze di casta (Merito). Un lessico che rende palese la “domanda di cambiamento”, espressa attraverso le generazioni (Giovani) e il genere (Quote rosa).
È interessante, peraltro, osservare come il linguaggio riproduca fedelmente le tendenze in atto nella comunicazione sociale. Per prima, l´ascesa irresistibile della Rete e il parallelo declino della Televisione. Ma il lessico degli italiani rende esplicita anche l´ambivalenza di alcuni sentimenti. L´atteggiamento verso l´economia, ad esempio, fa coesistere la Crescita e la Decrescita. Cioè, il sostegno allo sviluppo economico e finanziario. Ma anche la sobrietà nei consumi, il risparmio energetico e delle risorse (ambientali e territoriali). La domanda, cioè, di allargare il PIL insieme al BIL (dove il Benessere sostituisce il Prodotto). Anche l´alternativa fra Pubblico e Privato resta confusa. Perché il Privato ha deluso, ma il Pubblico continua a non soddisfare. E l´Immigrazione resta sospesa. A metà fra l´oggettiva necessità di integrazione e le paure suscitate dai flussi che premono ai confini. Spinti da emergenze economiche e, ancor più, dalle rivolte e dalle guerre.
Tra gli attori istituzionali, spicca la posizione periferica della Chiesa. Soprattutto in rapporto al futuro. Segno di una certa perdita di rilievo, tra le bussole etiche e sociali della società. D´altro canto, si conferma l´importanza assunta dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Riferimento unitario e trasversale. Simmetrico rispetto alla posizione di Berlusconi. Marginale e di frattura.
Sono, peraltro, evidenti, alcune divisioni, marcate, soprattutto, dall´orientamento politico. Riguardano, in particolare, le parole e i temi della bioetica. Il Testamento biologico, ad esempio, suscita un atteggiamento positivo in larghi settori della popolazione. Ma specialmente fra gli elettori centrosinistra. I Matrimoni gay, invece, provocano un disagio “mediamente” ampio, ma ottengono un´adesione molto convinta nei settori di sinistra radicale.
Nel complesso, le principali parole in declino (Padania, Berlusconi, Veline…) si posizionano nello spazio politico di destra. Mentre quelle che hanno conquistato popolarità (Partecipazione, Bene comune, Partecipazione…) sono proiettate a sinistra e a centro-sinistra.
Ciò, tuttavia, non significa che gli attori politici di centrosinistra siano “destinati” ad affermarsi, “trainati” dal linguaggio e dai valori diffusi fra i loro elettori. Lo abbiamo detto altre volte e lo ripetiamo. Le parole hanno bisogno di attori capaci di “dirle”, di tradurle in scelte e comportamenti. Coerenti e credibili. In modo nuovo e diverso dal passato.
Le parole, prive di contenuto, rischiano, altrimenti, di perdere significato. E di perdersi, a loro volta. Lasciandoci sperduti.
Senza parole.

La Repubblica 18.07.11

27.1.11

Cosa significa Giorno della Memoria

Il termine campo di concentramento è stato usato inizialmente per descrivere campi costruiti dal Regno Unito nella seconda guerra borea in Sudafrica. Tuttavia, il termine ha perduto molto del suo significato originale dopo la scoperta dei campi di concentramento nazisti e da allora il suo significato precipuo è stato quello di luogo di patimenti e sofferenza, lavoro forzato e, soprattutto, di morte. È stato calcolato che 15.000 campi furono installati in stati dell'Europa occupati dalla Germania nazista, non tenendo conto di piccoli campi creati ad hoc per la popolazione locale. Il totale delle vittime ammonta a circa 6 milioni di morti dal 1933 al 1945 (la somma algebrica dei dati qui sopra riportati, tenuto conto delle note, dà 5.919.482). Queste morti sono concentrate per la stragrande maggioranza dal 1939 al 1945; infatti se si contano le vittime dei campi già attivi prima del '39 si arriva "solo" a 370.000 (ed è anche da notare che questa è una cifra totale, che riguarda strutture attive ad es. dal 1933 al 1945: nella cifra in sé non c'è indicazione se queste vittime siano state uccise prima del '39 o dopo).

http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_campi_di_concentramento_nazisti#Lista

Oggi nel giorno della memoria, vogliamo ricordare le tante, troppe vittime di quel progetto indicibile che ha visto la morte di innocenti, tra i quali ebrei, slavi, rom e sinti, dissidenti tedeschi, polacchi, comunisti, omosessuali, testimoni di geova e pentecostali. Non possiamo dimenticarli e dobbiamo continuare a studiare come si sviluppò quel progetto, non la follia di un pazzo, ma la calibrata azione di un regime, per indignarci di fronte ai tanti genocidi che si consumano oggi e che si sono consumati nel silenzio dell'indifferenza.

Nel mondo sono incorso 24 conflitti: Medio Oriente, Asia, Africa, Europa, America Latina. Senza considerare i muri che ci sono nel mondo e che fisicamente dividono, uccidono e favoriscono l'odio, primo fra tutti quello costruito da Israele ai danni dei Palestinesi: più di 700km.

Con la consapevolezza che non possiamo celebrare la giornata della memoria senza pensare a quelli che sono i genocidi di oggi, i campi di concentramento e di sfruttamento del mondo occidentale, i discriminati per le loro idee, le convinzioni sessuali e le credenze religiose, gli stili di vita. E' fondamentale essere capaci di indignarci di fronte a queste situazioni, di fronte a chi in questo mondo non ha diritti e continua a non averli nel silenzio colpevole di chi sa ma non si mette in gioco per cambiare le cose, di chi sa ,ma sfrutta la situazione, di chi sa ma fa finta di non sapere per non mettere in discussione le sue certezze, di chi sa ma preferisce sia così.

Ecco, credo sia questo il modo per celebrare dignitosamente questa memoria importante e sempre viva, viva affinché possiamo essere capaci di vedere e agire, con coraggio e convinzione, consapevoli che non serve a nulla ricordare una tragedia simile se permettiamo in silenzio che anche oggi accada la stessa cosa....

Valentina