Oggi 25 novembre e' giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un occasione per dire che anche le politiche di austerity che ci vogliono imporre sono una forma di violenza sui nostri corpi. 25.11.11
Roma 25 novembre 2011 - L'AUSTERITY E' VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE
Oggi 25 novembre e' giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un occasione per dire che anche le politiche di austerity che ci vogliono imporre sono una forma di violenza sui nostri corpi. 10.3.11
Festa della donna e forme della solidarietà
In occasione della festa della donna è stata avviata dalla Regione Marche una campagna di sensibilizzazione contro la violenza: si è tenuto in Ancona (Piazza Roma) il primo di una serie di eventi, che coinvolgerà, per tutto il 2011 fino al 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulle donne), alcuni comuni marchigiani aderenti all'iniziativa: il 12 novembre sarà il giorno di Macerata. Le forme della violenza. Il vuoto del silenzio. La vita delle parole: questo il titolo scelto per un percorso che “vuole affermare una cultura del rispetto delle differenze e delle identità per una trasformazione culturale che deve vedere impegnati tutti, dalle istituzioni alla società civile”.
Molteplici sono le forme della violenza sulla donna. Amnesty International differenzia quattro insiemi eterogenei che spesso finiscono per confondersi tra loro: violenza sessuale, fisica, psicologica e delle risorse. La vita domestica può nascondere una vita femminile dominata da: “rapporti sessuali non consensuali, in forma di stupro o incesto”, “limitazioni alla libertà di movimento delle donne”, “la proibizione imposta alla donna dal proprio compagno di avere un impiego o di detenere il controllo su quanto guadagna attraverso il proprio lavoro”, “accettazione di un matrimonio violento perché la separazione o il divorzio getterebbero "discredito" sulla famiglia”, “la vendita o la tratta di donne a scopo di prostituzione o lavoro forzato”, “l'assenza di un'appropriata legislazione o codice penale che riconosca la violenza sulle donne per mano del compagno o dei componenti della famiglia come una violazione dei diritti umani e un reato che deve essere indagato e punito”.Sono solo alcune delle modalità con cui la violenza penetra nella vita della donna creando lentamente quella spirale paralizzante di angoscia e paura, che annienta, nel vuoto del silenzio, il desiderio che le cose possano cambiare. Tale sacrificio quotidiano e silenzioso crea intorno a sé un vuoto di gioie e libertà, che rimanda sia all'impossibilità di trovare una “sicurezza” separata dalla dipendenza violenta da un uomo, sia all'assenza di un appiglio reale a cui aggrapparsi per tentare di rinascere in un'altra vita. A questo silenzio va data voce. La politica, allora, nella veste democratica di ciascun cittadino, dovrebbe sentirsi responsabile di riempire questo vuoto di “musica e parole”, citando Vecchioni (non certo di “bunga bunga”, per citare altri). Non il potere del denaro ma la vita delle parole, infatti, potrebbe avviare un processo di trasformazione culturale, capace di mettere in opera quella sensibilizzazione dello spirito, che avvicini ciascun cittadino ad una quotidiana cura per le ferite inferte alla donna: da una nuova comunità di persone democraticamente impegnate è possibile restituire alla donna un'altra sicurezza ed un'altra realtà in cui poter riscoprire la bellezza di vivere. Seguendo le indicazioni di Amnesty per la prevenzione della violenza domestica, il fiorire di questa solidarietà democratica potrebbe, cioè, favorire la crescita di pratiche orientate a:
condannare pubblicamente la violenza domestica; aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su tale violenza; ripensare la scuola come luogo di educazione all'attraversamento dei pregiudizi alla base della violenza domestica; “abolire le leggi che discriminano le donne”; “assicurare che la violenza domestica sia considerata un reato”; “indagare e svolgere procedimenti giudiziari sulle denunce di violenza domestica”; “rimuovere gli ostacoli nei procedimenti su casi di violenza domestica”; “rendere obbligatoria la formazione del personale statale sulla violenza domestica”; “assicurare finanziamenti adeguati”; “realizzare e mettere a disposizione case rifugio per le donne in fuga dalla violenza domestica”; “fornire servizi di sostegno e assistenza”; “ridurre il rischio di violenza armata”; “raccogliere e pubblicare i dati sulla violenza domestica”; “far conoscere alle donne i propri diritti”.
Questo, mi auguro, sarà lo spirito che riempirà le piazze dei comuni marchigiani, creando le condizioni per la diffusione di molteplici forme di solidarietà politica e culturale, in grado di colmare il vuoto prodotto dalle forme della violenza. Le manifestazioni saranno costruite “attorno a due elementi portanti: l’invasione pacifica di cento sagome di donna a grandezza naturale che ridisegneranno il volto delle piazze ospitanti e una straordinaria maratona di lettura di storie di donne colpite dalla violenza e tratte dalla letteratura di tutti i tempi, a cui potranno liberamente aderire tutti i cittadini. La lettura collettiva sarà un modo diverso di far festa nel tentativo di generare una comunità umana consapevole”. Una lettura collettiva per una comunità umana consapevole.
Alessandro Colella
8.3.11
8 Marzo
Nel giorno in cui ricordarsi della donna diventa quasi un obbligo, che assume la tinta giallo intenso del solito consumismo, il Laboratorio Giovanile Sociale (LGS), in linea con le iniziative portate avanti sino ad oggi sulla questione femminile, vuole cogliere l’occasione per ribadire la necessità di dare vita a percorsi e spazi di riflessione e azione partecipati, per non lasciare che il dibattito sulle tematiche di genere si spenga in favore di false rivendicazioni e sterili moralismi.
Le conquiste della donna, a cominciare da quel voto tanto atteso dopo la seconda guerra mondiale e le rivendicazioni sessantottine e dei successivi anni settanta, sono l’emblema delle lotte per affermare la necessità di essere cittadine attive di un Paese, uguali davanti alle legge e portatrici degli stessi diritti. E’ proprio volgendo lo sguardo a quelle lotte che oggi più che mai stride una società che vanta diritti costituzionali impeccabili a fronte di un mancato riconoscimento sociale della donna. Una società in cui ci si affanna a ricercare la differenza tra il maschile e il femminile, dimenticando di dare spazio alla realizzazione della persona in quanto tale, alla possibilità di autodeterminarsi e di poter esprimere le proprie esigenze di felicità; termine scomparso dalla scena sociale e politica di questa Italia.
Oggi più che mai i dibattiti politici e sociali hanno bisogno di puntare l’attenzione non sulla divisione epocale e spocchiosa tra donne madri e per bene e donne immorali, bensì sulla necessità del rispetto e del riconoscimento della donna in quanto individuo. Un individuo che non ha riconoscimento sociale non esiste; non sente di essere parte attiva e fondamentale di un sistema, anche se la costituzione ne afferma i diritti fondamentali. A questo si associa una riflessione dovuta sul nostro sistema educativo e sul ruolo della donna, che si riflette nella famiglia, nella scuola e nel lavoro. Un sistema centrato sull’uomo e sull’eterna contrapposizione tra i sessi, nella quale la donna è “naturalmente” il soggetto inferiore. E allora non basta ricordare che la donna e l’uomo hanno pari dignità e pari diritti, occorre agire sul disincanto delle donne di oggi, consapevoli di non essere padrone del loro destino e delle loro rivendicazioni, poiché esse sembrano essere solo articoli splendidamente confezionati e impressi nelle pagine della Costituzione.
Le donne che scendono in piazza in questo tempo, per dire che ne hanno abbastanza, hanno il diritto di pretendere una società diversa e hanno la forza per ottenerla.
LGS
26.2.11
"La prova del miele" di Salwa Al-Neimi

16.2.11
Il segreto delle donne
ha rafforzata. Le donne sono fatte così: discutono ma curano le radici, affilano la critica ma costruiscono relazioni e quando è il momento di dare una scossa scatenano il terremoto.La forza dei numeri e la ricchezza dei contenuti hanno prodotto un evento politico che può stupire solo chi non ha mai capito molto del femminismo italiano. Le donne in piazza hanno mostrato che le trovi là dove sono sempre state, nella società e nella cultura, dentro e fuori la famiglia, dentro e soprattutto fuori i partiti. Una lezione a questa classe dirigente (dalla politica all'informazione) che reagisce solo davanti alle piazze piene. Era stupefacente, nel day-after, scoprire gli autorevoli giornaloni nazionali "aprire", per una volta nella loro centenaria storia, con le ragioni del paese anziché con le convulsioni del palazzo. Anche se poi lo stile, di commenti e cronache, non riusciva proprio a evitare il "colore", l'ironico ammiccamento a quella sconosciuta dell'università Virginia Wolf (fondatrice
di uno dei centri più importanti della storia del femminismo italiano) salita sul palco.Non avremmo avuto la folla straripante del 13 febbraio senza la sedimentazione di una cultura politica forte e sempre attiva, nella riflessione come nella quotidiana esperienza di vita. Non avremmo avuto discorsi e domande dove sempre si recitano comizi e slogan. Dal palco arrivano le parole di tutte le altre. Parlano del corpo di Ruby come dell'economia che ci sgoverna, delle responsabilità della sinistra, del potere maschile. L'attrice, la studentessa, la poetessa, la suora raccontano le esperienze dolorose delle persone.Berlusconi accusa le manifestanti di essere "faziose", perché le vere donne possono solo amarlo. I berlusconiani in mutande alimentano questo surreale delirio, le ministre cooptate dal sultano balbettano di piazze «radical-chic». Radicali di sicuro e chic non è un peccato, né un reato. Bersani invece applaude alla grande prova di democrazia, spera che «sia colta la voce arrivata dalla piazza». Sarebbe ora perché la campana suona anche per lui.Le donne hanno un paese caricato sulle proprie spalle (anche prima dell'era berlusconiana), sanno che di questi partiti non possono fidarsi, forse hanno delegato troppo a una rappresentanza sempre più asfittica e povera, chiedono un'opposizione all'altezza del disastro in cui siamo. Sono consapevoli della necessità di far fronte tanto alle macerie del berlusconismo quanto alle sconfitte della sinistra. Le manifestazioni segnalano la presenza di un soggetto che spinge per cambiare l'agenda politica. Naturalmente mandando a casa Berlusconi, ma non solo lui.23.1.11
Esistono anche altre donne.
Lo specchio di una società mafiosa e machista, che non esita a ledere la dignità dell’essere umano. Molti sono passati sotto questo malsano trattamento: i lavoratori, i disabili, i giovani precari, i giovani universitari.
(Le staffette partigiane, Rosa Parks, Frida Kahlo, Alda Merini , Anna Magnani, Geraldine Hoff Doyle, Aung Sann-Suu-Kyi, le studentesse in protesta contro la riforma universitaria, Odetta, Virginia Wolff, Margherita Hack, madri....)
29.11.10
TV spazzatura e dignità lesa...
Che tristezza accendere la tv e trovare Barbara Durso che tratta per l'ennesima volta il tema della chirurgia estetica in studio con un chirurgo rigorosamente maschio che parla maneggiando le protesi al seno e spiegando come si mettono e cosa comportano e una ragazza, Francesca, maggiorata al seno in maniera indecente che travestita da oca appariscente mostra le sue "grazie". La Durso cita storie di chirurgia finite male, ematomi, silicone in eccesso, protesi rotte e al contempo ride e sorride sugli effetti della chirurgia così detta riuscita, esclamando: "ma che bello, le protesi anche al sedere??? ma è meraviglioso, signore scopro un mondo che non conoscevo!!!"
E' davvero triste e di una sufficienza incredibile trattare questi aspetti in questo modo, passando due messaggi:" rifatevi, è giusto e bellissimo, vi serve per sentirvi più donne" e " si rischia anche di morire, ma ne vale la pena per una 3!!!"
Inoltre la Durso tratta un caso di una sua amica famosa, Emanuela, che dopo una anoressia in cui aveva perso il seno, ha deciso di rifarselo ottenendo come risultato una emorragia interna. E la conduttrice esclama: mi sembra giusto dopo la tua malattia rifarsi il seno per uscirne".
Ma che inciviltà, che incompetenza e che modo stupido di fare televisione. Che cosa arriva alle donne che stanno a casa? che cosa arriva a quelle donne che magari hanno avuto una delusione, che sono nel periodo della manopausa e si sentono meno belle, meno giovani, a quelle donne che stanno soffrendo per un abbandono e che non riescono ad accettarsi???? ecco che cosa arriva, forte come un pugno in viso a 350 KM/H: se non avete il seno che donne siete? per avere un uomo dovete avere il seno e se ve lo rifarete starete meglio voi e avrete successo.
Poi la Durso passa di netto al caso di una ragazza affetta da labbro leporino grave, che ha vissuto così fino a 18 anni con enormi problemi. L'accostamento vine spontaneo: anche questa è chirurgia estetica ed è ben riuscita, fatta per necessità e con i suoi risparmi; con la voglia di ritornare normale. Ecco vedete che la chirurgia estetica serve????
E tutte quelle donne che stanno male perchè non si accettano o perchè questo mondo maschilista vede solo tette e culi, non fanno altro che dirsi: anche io ne ho bisogno, senza seno non risco a ster bene con me stessa, cado in depressione, rimango "zitella", allora magari rischi ma il seno me lo pago!!!!!
Che subdolo e indecente accostamento da fornire alle telespettatrici giovani e mono giovano che guardano e pensano che la chirurgia sia la soluzione ai loro problemi.
E il bello è che le donne ci credono anzi, sono loro a volerlo, a sognarlo e ad andare nelle trasmissioni a parlarne; ovviamente sempre come pazienti, quando al contrario l'esperto è il dottore maschio che rifà al donna secondo i canoni che il mondo maschile ama e ai quali la donna brama adeguarsi per sentirsi da esso voluta e accettata.
Donne come possiamo farci trattare così???? come possiamo perdere la dignità in questo modo???











