Visualizzazione post con etichetta Occupazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Occupazione. Mostra tutti i post

26.7.11

Manifesto del Teatro Valle Occupato

Il Manifesto degli occupanti del Teatro Valle di Roma, uno dei simboli della cultura nel nostro Paese. Siamo con voi.

"Il ruolo dell'artista è rendere la rivoluzione contagiosa e irresistibile"


Il 14 giugno 2011 è stato occupato il Teatro Valle di Roma.
Gli occupanti del Teatro Valle di Roma sono le Lavoratrici e i Lavoratori dello Spettacolo, cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori, stabili, precari e intermittenti che da dicembre portano avanti lotte in modo diretto ed autorganizzato contro i ripetuti attacchi al mondo dell’arte e del sapere, contro i tagli alla cultura e per i nostri diritti!
Lavori in corso al Teatro Valle Occupato: gli occupanti non vogliono decidere della gestione del Teatro Valle di Roma ma stanno elaborando proposte su come immaginano nuovi sistemi di gestione del teatro pubblico e in generale ripensare dal basso nuovi modelli di politiche culturali in Italia, perchè i referenti politici di destra e di sinistra hanno perso ogni tipo di legittimità come interlocutori.
Quello da cui si vuole partire è proprio il senso di disagio crescente e diffuso di chi lavora e vive dentro il teatro – in particolare la percezione di una generazione di giovani artisti e lavoratori di essere esclusi dai luoghi e dalle dinamiche in cui si decide e si progetta la politica culturale, la percezione di una generazione di pagare in termini di sopravvivenza la necessità artistica, etica e civile del proprio lavoro.

TEATRO VALLE OCCUPATO PERCHE’
* Perché il Teatro Valle, luogo di importanza storica per la città di Roma e per tutto il Paese, sta rischiando, a seguito della soppressione dell’Ente Teatrale Italiano deciso dall’ultima finanziaria, di venire affidato a privati che ne tradiscano l’identità di spazio dedicato alla scena contemporanea con respiro internazionale.
* Perché l’assessore Gasperini ci ha voluto rassicurare rispondendo che il teatro Valle passerà transitoriamente alla gestione di Roma Capitale in attesa di un bando pubblico. Questa risposta per noi non è sufficiente: non è stato presentato nessun progetto artistico, né ci risultano garanzie sulla copertura economica. Vorremmo inoltre conoscere i criteri di selezione del bando e i principi etici che lo ispirano.
* Perché il Teatro Valle è emblematico dello stato dell’arte in Italia. È l’ennesimo bene pubblico dismesso senza un progetto trasparente e partecipato e gestito secondo logiche privatistiche.
* Perché la questione del Valle non è l’unico motivo per cui siamo qui. Il sistema culturale italiano è in uno stato di continua emergenza, gravato dai continui tagli non solo alla cultura, ma alla scuola, all’università e alla ricerca e dall’assenza di un progetto politico che miri ad impegnarsi nell’attuazione di riforme che portino a soluzioni efficaci e definitive.
* Teatri, cinema, musei, produzioni rischiano ogni giorno la chiusura. Il pensiero libero e indipendente è a rischio e quindi sono a rischio le fondamenta di una società che possa dirsi civile.
* Perché le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo e dell’arte non hanno garanzie sui propri diritti. Non esiste alcun sistema di welfare che tuteli i tempi di non lavoro, i tempi della ricerca, della creazione, della formazione permanente. I tempi della lentezza e dell’errore.
* Perché il nostro lavoro creativo ed immateriale produce ricchezza materiale e questa ricchezza non viene redistribuita né in termini di finanziamento né in termini di reddito. Ed è il diritto al reddito garantito che ci salva dal ricatto e tutela l’autonomia artistica e intellettuale.
* Perché come artisti, operatori della cultura, maestranze, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo e della cultura auto-organizzati non ci sentiamo più rappresentati da nessuno. Vogliamo essere protagonisti del nostro presente e costruire il futuro che desideriamo.
* Perché la filosofia del male minore non ci basta più. Invochiamo una rivolta culturale, …e che sia contagiosa

11.7.11

Punto di svolta

Editoriale tratto da bocchescucite.org


Mentre sentiamo il limite di un Editoriale che avrebbe preferito potersi collegare in diretta con le nostre navi della Freedom Flottilla 2, la più grande flotta umanitaria contro l’embargo di un popolo oppresso, dedichiamo ai membri degli equipaggi questo numero del nostro BoccheScucite.

“Scudo difensivo”? Proprio così. “Piombo fuso”? Chiarissimo. Ancora una volta il nome che gli è stato trovato è…tutto un programma.
In effetti quella paura che da gennaio sta sconvolgendo Israele, attonito spettatore del diffondersi del vento rivoluzionario arabo, si è impossessata di ogni sua giornata e di ogni sua istituzione. “Punto di svolta” è il nome della mostruosa esercitazione che ha manovrato giorni fa tutta la popolazione di Israele, migliaia e migliaia di persone, all’unisono e senza la minima perplessità, per affrontare “l’attacco nucleare che -a detta dei vertici militari- potrebbe abbattersi sull’intero Paese”. Simulazione di pioggia di razzi e missili e conseguente corse nei rifugi atomici. Lo scenario ipotizzato prevede che il centro del paese sia colpito da centinaia di missili ogni giorno; sono stati simulati l’esplosione di un elicottero in un centro abitato della Galilea, un attacco alla Knesset, la mobilitazione di ospedali e ospizi.
La paura è diventata panico nel governo israeliano, che invia milioni di sms sul pericolo imminente di un attacco nemico a tutta la popolazione, mentre distribuisce a tutti l’ultimo modello di maschera antigas. “I nostri nemici sanno perfettamente che, se ci attaccheranno, noi li colpiremo in modo devastante, ma dobbiamo prepararci”, ha spiegato il vice ministro della difesa Matan Vilnai.
Siamo ad un punto di svolta, ma non temete -sembrano dire i vertici del governo- come sempre vinceremo ma solo se sapremo prepararci a colpire “in modo devastante”.
E’ proprio questa fiammata di follia che preoccupa tutti coloro che hanno salutato dalle banchine di ogni angolo del mondo la partenza della Flotta più bella del mondo…che ci fa commuovere per la sua straordinaria bandiera di lotta nonviolenta facendoci scorgere all’orizzonte, finalmente, la sponda della libertà. (Non dimenticate di condividere in Facebook o in ogni altro modo la bellissima canzone Freedom for Palestine: http://www.youtube.com/watch?v=V28HnPTYz-I )
Intanto, di sicuro, come sempre, c’è quella quotidiana distruzione della terra e della vita, che non stupisce ormai quasi più quasi nessuno.
BoccheScucite ha incontrato in Italia un funzionario dell’UNRWA: “Sono ritornato dopo tre anni a Gerusalemme ed era irriconoscibile… Le colonie hanno stravolto gli stessi quartieri e aprendo la finestra della location delle nazioni unite, il serpente del muro che avvolge il Monte Scopus mi ha tolto il fiato. Quando sono andato a trovare i miei colleghi di Ramallah mi sono trovato in una grande metropoli piena di cantieri ed enormi cartelloni pubblicitari che annunciavano l’apertura di nuove compagnie finanziarie e imprese economiche”.
In effetti, sta tornando di moda la cosiddetta “pace economica”: Netanyahu ripete sempre più spesso che “’L'occupazione non è un ostacolo allo sviluppo dell’economia palestinese, anche per l’allentamento di alcune misure di sicurezza”(Al Congresso Usa, 24 maggio). Vi ricordate i ricorrenti “Piani Marshall”, oscene soluzioni alla cosiddetta “instabilità politica” mai chiamata col suo vero nome di occupazione, che anche il nostro impresentabile primo ministro Berlusconi invoca periodicamente? Il trucco è semplice: far arrivare più denaro nei Territori Occupati per non far pensare all’occupazione e nascondere dietro ai cartelloni pubblicitari l’oppressione in atto. È proprio questo amico funzionario dell’UNRWA ad aprirci l’ultimo loro Report: “Un palestinese su 4 della forza lavoro in Cisgiordania rimane disoccupato. La crisi è totale, nonostante una modesta crescita occupazionale all’inizio del 2010. L’occupazione e le infrastrutture ad essa correlate, come gli insediamenti, le by-pass road che dividono la terra palestinese, la violenza dei coloni e il muro in Cisgiordania, hanno ridotto le prospettive per i palestinesi e in particolar modo per i rifugiati”.
Altro che boom economico, caro Netanyahu. Nessuna svolta per un popolo schiacciato e umiliato.
Nessun cambiamento per un popolo abituato a vedere colonizzata la sua terra senza ritegno e senza paura nemmeno della contestazione dell’inossidabile alleato americano. Infatti, anche la scorsa settimana si è ripetuto il pesante affronto diplomatico già più volte messo in atto, l’ultima volta con Joe Biden. Il bis è avvenuto con Catherine Ashton, Alto Rappresentante della politica estera dell’Ue. Il ministro dell’interno israeliano, senza temere lo sconcerto e le proteste conseguenti, le ha sbattuto in faccia l’annuncio ufficiale di una nuova autorizzazione per l’ingrandimento di 2.000 alloggi nell’insediamento di Ramat Schlomo, a Gerusalemme Est. Un nuovo colpo assestato alla possibilità di una ripresa del processo di pace. Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, è un segnale chiaro in vista di Settembre, quando i palestinesi pretenderebbero di affermare i loro diritti davanti all’Onu, proclamando unilateralmente l’indipendenza della Palestina davanti all’Assemblea generale del Palazzo di Vetro.
Stavolta, anche la diplomazia fa paura. L’elenco dei Paesi pronti a sostenere questo riconoscimento aumenta e aumentano parallelamente le minacce di Israele. Il primo ministro è stato chiaro: “la proclamazione unilaterale di uno Stato palestinese causerebbe danni irrimediabili al processo di pace”. Esatto. Proprio un “Punto di svolta” “irrimediabile” perché segnerebbe la fine dell’impunità dell’aggressore e forse, segnerebbe “irrimediabilmente” l’inizio della pace giusta per il medioriente!
Lasciate a questo punto che sottolineiamo con tutti gli evidenziatori possibili un documento eccezionale, per autore e contenuto, che vi chiediamo di leggere qui di seguito nella rubrica LENTE D’INGRANDIMENTO.
Così, mentre vi suggeriamo di spostarvi nei prossimi giorni dalla Newsletter al sito www.bocchescucite.org per accompagnare la rotta della Flotta della pace verso l’inferno di Gaza, noi abbiamo l’ardire di sperare contro ogni speranza che dalla comunità internazionale, oggi prima ancora di settembre, venga davvero l’insperato punto di svolta, la pace.

BoccheScucite

I nostri articoli-testimonianza dalla Palestina:

27.11.10

Flash dall'occupazione a Filosofia

Da lunedi la facoltà di Filosofia di Macerata è in parte occupata da un'assemblea di studenti autonomi in mobilitazione contro il Ddl Gelmini 1905 in discussione alla Camera dei deputati e plausibilmente da votare martedi 30 novembre.
In questi giorni non abbiamo tenuto il passo con gli eventi che si sono susseguiti, le numerose assemblee, le proiezioni di film e le lezioni alternative, le mostre e i concerti; non abbiamo analizzato le forme della protesta, messo in questione i metodi e le pratiche;e soprattutto non abbiamo raccontato le emozioni ed i percorsi che hanno trovato posto all'interno di quella facoltà per poi diffondersi nella città.
Non lo abbiamo fatto perché il Laboratorio è elemento attivo di questo percorso, e alcuni di noi (chi aveva tempo, chi di noi ancora frequenta l'Università, chi ha scelto di impegnarsi in questa battaglia per il nostro Ateneo oltre che contro un Ddl che precarizza la vita, mercifica il sapere e aziendalizza l'Università) che hanno direttamente occupato e stimolato questi processi non hanno avuto il tempo per scrivere.
Dico solo che l'aria di questi giorni era quella che piace respirare, della fame di vita, del desiderio di stare assieme e di farlo anche per una causa comune.
Non aggiungo altro, dato che in questo periodo ci si diverte a strumentalizzare ogni azione, ogni momento condiviso e partecipato dalle associazioni. Persino i volantini.
Mi limito a segnalare alcuni articoli, che hanno permesso di dire "anche Macerata c'è" in una battaglia di civiltà, per la difesa dei diritti allo studio ed all'autonomia del sapere.
Ai prossimi giorni i riflessioni e programmi.
Vi invito a cercare anche su Messaggero e Carlino, dove sono usciti interventi ogni giorno e in particolare un articolo oggi, 26 novembre, che è andato sulla prima pagina del quotidiano... In ultimo, segnalo il link del Movimento su facebook:
Saluti
Stefano